Gamberini (Legacoop): “Poco sui salari, nulla per le imprese su energia e dazi”
di Rosaria AmatoBene «il quadro di stabilità che emerge dalla legge di bilancio, con il rispetto dei parametri europei». Ma per Simone Gamberini, presidente di Legacoop, gli aspetti positivi della manovra finiscono qui. Perché per il resto, c’è pochissimo per rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori, manca «un piano organico di politiche industriali», nessun intervento per ridurre il prezzo dell’energia o compensare l’effetto negativo dei dazi. Nel complesso, «è evidente che il mercato interno a queste condizioni non riparte, e sarà difficile rilanciare il manifatturiero, e infatti emerge una previsione di crescita che è vicina alla stagnazione».
Quali sono le vostre priorità?
«Abbiamo proposto una serie di interventi: tra le misure ne vediamo solo alcuni, che però andrebbero sviluppati, perché al momento non colgono la necessità di una politica più forte e sostanziale, indirizzata alla crescita».
Bene «il quadro di stabilità che emerge dalla legge di bilancio, con il rispetto dei parametri europei». Ma per Simone Gamberini, presidente di Legacoop, gli aspetti positivi della manovra finiscono qui. Perché per il resto, c’è pochissimo per rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori, manca «un piano organico di politiche industriali», nessun intervento per ridurre il prezzo dell’energia o compensare l’effetto negativo dei dazi. Nel complesso, «è evidente che il mercato interno a queste condizioni non riparte, e sarà difficile rilanciare il manifatturiero, e infatti emerge una previsione di crescita che è vicina alla stagnazione».
Quali sono le vostre priorità?
«Abbiamo proposto una serie di interventi: tra le misure ne vediamo solo alcuni, che però andrebbero sviluppati, perché al momento non colgono la necessità di una politica più forte e sostanziale, indirizzata alla crescita».
Come la decontribuzione degli aumenti contrattuali?
«Nel settore cooperative abbiamo rinnovato quasi una decina di contratti negli ultimi due anni, per un milione e mezzo di lavoratori. È da tempo che chiediamo la decontribuzione ed è positivo che nella manovra si stia pensando di andare in questa direzione, ma occorrono interventi che permettano di recuperare l’intero fiscal drag. Si potrebbe estendere la misura agli straordinari e ai notturni, o alle tredicesime».
Gli interventi per le imprese?
«Manca la spinta per la crescita. Servirebbe una terapia d’urto per promuovere gli investimenti, soprattutto in questa fase, nella quale per rimanere competitivi occorre puntare sull’innovazione e sul digitale. Non ci sono interventi sul costo dell’energia, che per le imprese italiane è doppio rispetto ai concorrenti europei: ancora non arriva il disaccoppiamento dei prezzi di elettricità e gas, e sono insufficienti i sostegni per le aziende energivore».
Sui dazi, il governo come si sta muovendo?
«A maggio la premier Meloni ci aveva prospettato sostegni per le imprese più danneggiate, in attesa che avessero effetto le politiche di diversificazione, ma in manovra sono pochi gli interventi strutturali, a differenza di quanto fatto da altri Paesi europei. E c’è anche un’altra questione, che riguarda la Pa: il Dl Aiuti ha permesso alle aziende di recuperare gli aumenti del costo dei materiali per i lavori pubblici ma per i servizi non c’è una norma analoga, e quindi le imprese sono in grande difficoltà».
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