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Tassa sulle banche, Tajani insorge: “È da Urss, non la voteremo mai”. Ma in serata spunta l’intesa

(ansa)

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Nel Documento programmatico di bilancio spunta un intervento strutturale sugli istituti e le assicurazioni da 11 miliardi in tre anni. Gli azzurri fanno muro contro la tassa. Ma Salvini rilancia: “Cinque miliardi sono doverosi”
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ROMA - L’altolà di Forza Italia agli alleati arriva su mandato di Antonio Tajani. "FI non voterà, né in Cdm né in Parlamento, alcuna tassa sugli extraprofitti" degli istituti di credito, mettono in chiaro gli azzurri. Alla vigilia del Consiglio dei ministri per il via libera alla Finanziaria, su cui pende l’incognita del rinvio, è la tassa sulle banche a far deflagrare lo scontro dentro il governo. Poi è Tajani stesso a ribadire la linea: "Giorgetti mi ha assicurato durante l'ultima riunione del Consiglio dei ministri che non ci sarà alcuna tassa sugli extraprofitti, che è un concetto un po’ da Unione sovietica”. E a poche ore dal Cdm, atteso per domani alle 11, spunta l’intesa.

Gli azzurri, viene riferito, anche nel corso della riunione hann…

ROMA - L’altolà di Forza Italia agli alleati arriva su mandato di Antonio Tajani. "FI non voterà, né in Cdm né in Parlamento, alcuna tassa sugli extraprofitti" degli istituti di credito, mettono in chiaro gli azzurri. Alla vigilia del Consiglio dei ministri per il via libera alla Finanziaria, su cui pende l’incognita del rinvio, è la tassa sulle banche a far deflagrare lo scontro dentro il governo. Poi è Tajani stesso a ribadire la linea: "Giorgetti mi ha assicurato durante l'ultima riunione del Consiglio dei ministri che non ci sarà alcuna tassa sugli extraprofitti, che è un concetto un po’ da Unione sovietica”. E a poche ore dal Cdm, atteso per domani alle 11, spunta l’intesa.

Gli azzurri, viene riferito, anche nel corso della riunione hanno ribadito che non intendono avallare misure strutturali in materia: "Tasse su extraprofitti mai, altra cosa è un contributo volontario delle banche", la linea portata avanti. Mentre la Lega ha replicato che chiedere una contributo alle banche "non è fuori dal mondo". Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo si sarebbe adoperato per cercare una mediazione tra le parti e avrebbe portato una soluzione sul tavolo del vertice a palazzo Chigi. Nel frattempo gli istituti di credito, secondo quanto filtra, starebbero studiando contromisure, compresi possibili ricorsi.

Dalle opposizioni il Pd incalza: "Il governo sta trasformando la legge di bilancio in una rissa da bar tra vicepremier, irrispettosa del Paese".

Il quadro della Finanziaria ha tenuto alta la tensione nel governo per tutta la giornata. Al punto che Giorgia Meloni è stata costretta a correre ai ripari e a convocare in serata un nuovo vertice a Palazzo Chigi con i leader della maggioranza: Tajani, il capo della Lega, Matteo Salvini, e il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi.

La tassa

Sul tavolo del governo, come anticipato da Repubblica, c’è una tassa strutturale, non quindi un intervento una tantum. La conferma arriva dal Documento programmatico di bilancio (Dpb), la cornice della manovra trasmessa mercoledì alla Commissione europea e all’Eurogruppo, oltre che al Parlamento italiano. Nella tabella che riassume le spese e le coperture c’è un contributo da 11 miliardi in tre anni a carico proprio delle banche, oltre che delle assicurazioni. Solo per la manovra del 2026, l’obolo è pari a 4,4 miliardi.

Ma il no degli azzurri complica il quadro. Forza Italia cita gli extraprofitti, rimandando alla “exit tax”, la tassa che le banche devono versare allo Stato se vogliono sbloccare le riserve congelate dopo la legge del 2023 sugli extraprofitti. Allo studio c’è una riduzione dell’aliquota, dal 40% al 26%, che permetterebbe allo Stato di incassare circa 2,8 miliardi. Ma la misura è stata già respinta dall’Abi e soprattutto, anche alla luce del Dpb, potrebbe al massimo entrare in un set di norme.

Ma il partito di Tajani è contrario in generale a ogni forma di tassazione extra per le banche. Quindi anche allo schema più recente: un’imposizione fiscale aggiuntiva spalmata su più anni perché, come hanno spiegato ieri fonti di governo, l’obiettivo è incassare “risorse a regime”.

Per questo i forzisti scrivono in una nota che è “giusto prevedere un accordo tra il governo e le banche per contribuire a finanziare il sistema sanitario, le imprese, gli aumenti dei salari e il taglio dell'Irpef”. Ma - puntualizzano - “siamo contro ogni imposizione autoritaria che spaventi i mercati, gli investitori italiani e stranieri, creando un grave danno economico all'Italia".

La Lega, da sempre favorevole a una tassa sulle banche, tiene il punto. “Ci sono questi doverosi cinque miliardi che le banche metteranno con gioia a disposizione del Paese per aiutare famiglie e imprese in difficoltà, non è punitivo”, dice Salvini. Parlando con i giornalisti a Venezia, il leader del Carroccio annuncia il rientro a Roma per “un Consiglio dei ministri bello, delicato, importante”. Ma la manovra è ancora un cantiere aperto.

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