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Antitrust indaga Philip Morris sul “futuro senza fumo”

(ansa)

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Aperta un’istruttoria per pratica commerciale scorretta. La multinazionale del tabacco si difende
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MILANO – Può una gigantesca multinazionale del tabacco come Philip Morris parlare di prodotti «senza fumo» o promuovere messaggi di «un futuro senza fumo»? Sì, secondo l’azienda stessa. No, secondo l’Antitrust, che ha aperto un’istruttoria nei confronti della società per possibile pratica commerciale scorretta. Secondo l’Autorità questo tipo di espressioni «potrebbero risultare poco chiare e omissive per i consumatori perché riferite a prodotti che, pur in assenza di combustione, non sono privi di possibili effetti nocivi per la salute, né sono meno nocivi di altri e possono creare dipendenze». Per questo lunedì i funzionari dell’Autorità, insieme al Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi Philip Morris Italia spa e di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna spa.

MILANO – Può una gigantesca multinazionale del tabacco come Philip Morris parlare di prodotti «senza fumo» o promuovere messaggi di «un futuro senza fumo»? Sì, secondo l’azienda stessa. No, secondo l’Antitrust, che ha aperto un’istruttoria nei confronti della società per possibile pratica commerciale scorretta. Secondo l’Autorità questo tipo di espressioni «potrebbero risultare poco chiare e omissive per i consumatori perché riferite a prodotti che, pur in assenza di combustione, non sono privi di possibili effetti nocivi per la salute, né sono meno nocivi di altri e possono creare dipendenze». Per questo lunedì i funzionari dell’Autorità, insieme al Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi Philip Morris Italia spa e di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna spa.

Il nodo è tutt’altro che linguistico. L’azienda da quasi dieci anni porta avanti a livello mondiale l’obiettivo di «un futuro senza fumo» e ritiene la propria comunicazione coerente con i suoi nuovi prodotti alternativi alle sigarette tradizionali, come tabacco riscaldato e sigarette elettroniche. Per questo nella replica all’Antitrust spiega di «aver agito sempre nel rispetto della disciplina vigente ed è convinta che la propria comunicazione sia fattuale, veritiera e pienamente coerente con la normativa italiana ed europea che associano l’assenza di fumo all’assenza di combustione». Se insomma non c’è niente che brucia, si può parlare di assenza di fumo. Anche perché, ricorda ancora Philip Morris, la legge italiana si rifà alla normativa europea che parla, in relazione ai prodotti contestati, di «smokeless tobacco product». Non la pensano così le associazioni dei consumatori che applaudono all’iniziativa dell’Autorità: «Ci aspettiamo ora una multa esemplare», ha commentato il Codacons.

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