ROMA – Sfuma la promessa di una tredicesima più ricca per i lavoratori. Nel documento uscito dall’ultimo consiglio dei ministri e nel Dpb inviato a Bruxelles non c’è traccia né della detassazione chiesta da Forza Italia né del bonus. Era prevedibile, visto che il Mef non ha mai sostenuto la misura.
Insomma, per dipendenti pubblici e privati il Natale non sarà più ghiotto. Niente maggiorazione, nessun correttivo per alleggerire le tasse sulla tredicesima. Il governo ha imboccato una strada di pragmatismo finanziario, rinunciando alla leva di una misura simbolica ma costosa. Un approccio che piace ai mercati e rassicura Bruxelles, ma che lascia l’amaro in bocca a chi sperava in qualche decina di euro in più da spendere.
Quanti sol…
ROMA – Sfuma la promessa di una tredicesima più ricca per i lavoratori. Nel documento uscito dall’ultimo consiglio dei ministri e nel Dpb inviato a Bruxelles non c’è traccia né della detassazione chiesta da Forza Italia né del bonus. Era prevedibile, visto che il Mef non ha mai sostenuto la misura.
Insomma, per dipendenti pubblici e privati il Natale non sarà più ghiotto. Niente maggiorazione, nessun correttivo per alleggerire le tasse sulla tredicesima. Il governo ha imboccato una strada di pragmatismo finanziario, rinunciando alla leva di una misura simbolica ma costosa. Un approccio che piace ai mercati e rassicura Bruxelles, ma che lascia l’amaro in bocca a chi sperava in qualche decina di euro in più da spendere.
Quanti soldi in più in busta paga con tassazione light e bonus
Quella che avrebbe dovuto essere una tredicesima più alta resta invece la solita mensilità aggiuntiva, gravata dall’Irpef e senza bonus extra. Tradotto: per quest’anno la “gratifica natalizia” resterà tassata come oggi, salvo sorprese last minute in Parlamento.
Nelle settimane scorse, con la spinta politica di Forza Italia soprattutto, erano state messe sul tavolo del Mef due opzioni: esenzione totale dall’Irpef sulla tredicesima, oppure Irpef agevolata al 10%, con platee e soglie da definire, per restituire ossigeno ai redditi da lavoro e stimolare i consumi.
Le simulazioni circolate parlavano, nel caso dell’esenzione al 100%, di aumenti netti da poche centinaia di euro (circa 500 per chi guadagna 30mila euro l’anno) fino a oltre 1.200 euro per i lavoratori con reddito di 50mila euro. Nella seconda ipotesi, con un’imposta sostitutiva agevolata attorno al 10%, ispirata al modello già applicato ai premi di produttività, un lavoratore con reddito annuo lordo di 30mila euro avrebbe invece portato a casa circa 270 euro in più, mentre chi percepisce 50mila euro sarebbe arrivato a quasi 870 euro.
Ma appunto: erano ipotesi, rimaste tali. La misura si è arenata di fronte al problema delle coperture: il costo per lo Stato avrebbe sfiorato i 15 miliardi di euro, insostenibile in una Legge di bilancio già magrina. E dunque, a dicembre i lavoratori dipendenti riceveranno una tredicesima calcolata con le regole attuali.
Perché la detassazione non è passata
Sulla decisione ha pesato appunto – e non sorprende – la questione coperture. In una manovra già light da 18 miliardi, detassare in modo ampio la tredicesima sarebbe costato caro: secondo le stime della Cgia di Mestre, nel 2024 le tredicesime riconosciute ai dipendenti direttamente in busta paga hanno mosso 59,3 miliardi lordi e generato circa 14,5 miliardi di Irpef.
Dietro le quinte, poi, diversi tecnici del Mef avevano fatto notare gli alti costi della misura, con il rischio di mandare in tilt gli obiettivi concordati con la Ue. In tempi di ritorno alla disciplina europea sul debito, una capriola del genere sarebbe stata un serio rischio politico, oltre che finanziario.
Azzerare o ridurre fortemente l’imposta su quella mensilità avrebbe implicato rinunciare a una fetta importante di gettito, difficile da sostituire in una Finanziaria con margini ristretti e altre priorità, in particolare Irpef, sanità e famiglie.
Il mancato inserimento dello “sconto” ha creato parecchi mal di pancia nella maggioranza, in particolare nel partito del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva fatto della misura un simbolo politico pro-lavoratori. A caldo, a margine del cdm, il vicepremier ha parlato di “occasione rimandata”, assicurando che la proposta “resta prioritaria per Forza Italia e tornerà sul tavolo il prossimo anno”. Ma, in seno al governo, la linea Giorgetti è passata senza esitazioni: meglio evitare promesse non finanziabili e concentrare le risorse su interventi strutturali piuttosto che su misure spot.
Addio anche al bonus tredicesima
Niente da fare anche per il “bonus tredicesima”, che non è stato prorogato: è saltata l’agevolazione una tantum che era stata introdotta lo scorso anno per i lavoratori dipendenti con figli a carico e redditi medio-bassi, fino a 28mila euro. I 100 euro in più nello stipendio di dicembre stavolta non ci saranno.
Come viene tassata oggi la tredicesima: cosa cambia e cosa no
A conti fatti, quindi, la tredicesima non cambia e tornerà a com’era nel 2023. Corrisposta a tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e ai pensionati, continua a essere tassata come una normale retribuzione: si applicano i contributi previdenziali – pari al 9,19% del lordo – e l’Irpef per scaglioni: 23% fino a 28mila euro; 35% da 28mila a 50mila euro (scaglione che dal 2026 passerà come visto al 33%) e 43% oltre questa soglia.
Diversamente dalle altre mensilità, però, sulla tredicesima non spettano le detrazioni per lavoro dipendente e per carichi familiari, già riconosciute nel corso dell’anno. È questo il principale motivo per cui il netto risulta più “leggero”, penalizzando in particolare i redditi medio-bassi e comprimendo il potere d’acquisto proprio nel mese tradizionalmente più importante per i consumi.
Morale della favola, quest’anno sarà calcolata sulla normale retribuzione lorda annua divisa per 12 e soggetta a tassazione piena. Per un lavoratore medio con 1.700 euro netti al mese, la tredicesima si aggirerà intorno ai 1.400 euro netti effettivi, identici a quelli dello scorso anno.
A questo punto, occhi, semmai, agli emendamenti in Parlamento e al capitolo “adeguamento salariale”, voce generica che potrebbe tradursi in interventi su straordinari, festivi o premi di produttività, ma a oggi senza alcun riferimento alle tredicesime.