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Kammer (Fmi): “In Europa, tariffe interne del 44% serve lo zar delle riforme”

Alfred Kammer, direttore dell’European department dell’Fmi (afp)

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Il direttore per l’area Ue: “Eliminare le barriere interne indicate da Draghi e Letta neutralizzerebbe le tasse doganali Usa”. Sull’Italia: “Ha fatto un gran lavoro ma deve alzare l’avanzo primario e finanziare un Pnrr interno”
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WASHINGTON - L’Italia ha raggiunto risultati superiori alle attese, ma proprio perciò dovrebbe proseguire il consolidamento fiscale e definire subito un programma nazionale per continuare il lavoro avviato col Pnrr. L’Europa dovrebbe nominare uno zar per realizzare le riforme suggerite dai piani Draghi e Letta, a partire dall’eliminazione delle barriere interne, che basterebbe da sola a neutralizzare gli effetti dei dazi di Trump. Sono le esortazioni di Alfred Kammer, direttore dell’European department dell’Fmi, che oggi presenta l’Outlook per il Vecchio continente.

L'impatto dei dazi è stimato allo 0,5% del Pil nel 2026-2027. Gli altri freni, come i ritardi nel mercato unico, pesano di più?

"Nel 2026-2027 i dazi Usa e l'incertezza creata intaccheranno il Pil europeo dello 0,5%. Poi entreremo in una crescita mediocre a medio termine di circa l'1%. Una delle cause è che l'Europa non ha davvero un mercato unico integrato come gli Usa. Le barriere commerciali interne equivalgono a un daz…

WASHINGTON - L’Italia ha raggiunto risultati superiori alle attese, ma proprio perciò dovrebbe proseguire il consolidamento fiscale e definire subito un programma nazionale per continuare il lavoro avviato col Pnrr. L’Europa dovrebbe nominare uno zar per realizzare le riforme suggerite dai piani Draghi e Letta, a partire dall’eliminazione delle barriere interne, che basterebbe da sola a neutralizzare gli effetti dei dazi di Trump. Sono le esortazioni di Alfred Kammer, direttore dell’European department dell’Fmi, che oggi presenta l’Outlook per il Vecchio continente.

L'impatto dei dazi è stimato allo 0,5% del Pil nel 2026-2027. Gli altri freni, come i ritardi nel mercato unico, pesano di più?

"Nel 2026-2027 i dazi Usa e l'incertezza creata intaccheranno il Pil europeo dello 0,5%. Poi entreremo in una crescita mediocre a medio termine di circa l'1%. Una delle cause è che l'Europa non ha davvero un mercato unico integrato come gli Usa. Le barriere commerciali interne equivalgono a un dazio del 44% sui beni e 110% sui servizi. La nostra raccomandazione alla Ue è avere un mercato unico integrato, che consenta alle grandi aziende di formarsi e prosperare. Per questo è necessario abbattere le barriere, disporre di un mercato dei capitali profondo, maggiore mobilità del lavoro, e un mercato unico dell'energia che riduca i costi. Basterebbe abbassare le barriere di 1,25 punti percentuali, o 42,5%, per compensare completamente i dazi Usa".

Chi resiste e perché?

"Qualcosa sta accadendo. La Commissione europea sta presentando molte proposte di riforma basate sulle relazioni Draghi e Letta, e tutte vanno nella giusta direzione. C'è accordo sulla diagnosi e la soluzione politica. È un ottimo inizio, ma bisogna agire. Suggeriamo un unico pacchetto di riforme che genererebbe livelli di Pil più alti del 3% in 10 anni, senza perdenti: tutti i paesi ne beneficerebbero, tra il 2 e il 5% di Pil. I politici devono cambiare la narrazione interna, spiegando vantaggi e tempi".

La direttrice dell’Fmi Georgieva ha detto che serve uno zar.

"L'idea è mettere il mercato unico in primo piano nell'agenda degli europei. Quando si guarda al rapporto Draghi, la chiave è guidare tutte queste riforme per il futuro. Bisogna eliminare le barriere commerciali europee e aumentare la mobilità come negli Usa. Il mercato dei capitali è piccolo e le banche non sono molto brave nell’assunzione dei rischi. Vogliono un edificio, qualcosa di fisico come garanzia, non solo un brevetto o un’idea. Perciò serve il venture capital. Infine c’è bisogno di energia più economica. Questi elementi devono agire insieme per rendere il settore imprenditoriale più dinamico. È un'impresa grande, ma qualcuno deve portarla avanti. Ad esempio, quando si parla di unione del mercato dei capitali, siamo favorevoli a un diritto societario e fallimentare unico. Serve qualcuno per assicurare che tutto questo passi alla Commissione e poi anche al Consiglio".

L’accordo commerciale con gli Usa è uno scudo o una capitolazione?

"Serve cooperazione, perché nessuno ci guadagna a cercare l’escalation. La nostra raccomandazione è stata: dovete parlare. Ciò è avvenuto, c'è stata una de-escalation. I dazi sono un ostacolo, ma l'Europa è in realtà nella categoria delle tariffe relativamente più basse rispetto ad altri partner commerciali, e questo fornisce un vantaggio relativo. Abbiamo bisogno di continuare le discussioni per ridurre l'incertezza: è un killer per le decisioni di investimento delle aziende".

Il rapporto tra debito e Pil è un problema per tutta l’Europa?

"Ci sono pressioni di spesa che l'Europa deve fare per mantenere il suo modello di welfare. Vengono da invecchiamento della popolazione, digitalizzazione del continente, energia pulita, ora una maggiore spesa per la difesa. Significa identificare entro il 2040 una spesa aggiuntiva pari al 4,5% del Pil per le economie avanzate e del 5,5% per le Cesee. Se non facessimo nulla, il livello medio di debito dei paesi europei aumenterebbe al 130%. La risposta sono le riforme strutturali a livello europeo, ma anche nazionale. Abbiamo previsto un pacchetto che incoraggia i paesi a colmare il divario in cinque aree prioritarie con i migliori risultati solo del 50%. Ciò darebbe alla Ue una spinta alla crescita del Pil del 6%. Per alcuni paesi il consolidamento deve accadere sul lato della spesa, per altri sul gettito fiscale e sulle entrate. Ma è necessario iniziare ora, perché queste pressioni sulla spesa si stanno spostando nel presente".

L'Italia sta finalizzando la manovra. Cosa pensa della traiettoria di crescita e spesa, elogiata dalle agenzie di rating ma criticata perché fornisce pochi stimoli economici?

"Quanto ha fatto l’Italia negli ultimi due anni è stato impressionante, una overpeformance. La nostra raccomandazione è continuare su questa strada, in modo da portare il prima possibile su un percorso sostenibile la traiettoria del debito rispetto al Pil. Perché è importante? Si crea un ciclo virtuoso e i mercati ti ripagano. Il credito diventa più economico, puoi investire di più e questo crea crescita. E la crescita aiuta il consolidamento fiscale, perché produce maggiori entrate fiscali, e quindi in realtà abbassa l'aggiustamento necessario. Ciò significa proseguire l'attuazione delle riforme strutturali del NextGenerationEu. Dopo il Pnrr, l'Italia ha bisogno di un altro programma interno, per concentrarsi sulle riforme strutturali. L’elenco include riforma giudiziaria, semplificazione amministrativa ed eliminazione della burocrazia, ma anche miglioramento delle competenze della forza lavoro, perché l'intelligenza artificiale sta arrivando".

L’Fmi ha suggerito all’Italia di raggiungere un avanzo primario del 3% del Pil entro il 2027. È davvero necessario?

"L’Italia sta già realizzando l'avanzo primario con la sua performance impressionante, ma consigliamo di continuare così perché si ottengono benefici positivi dai mercati. Abbassa lo spread, i tassi di interesse. Questo aiuta gli investimenti privati e la crescita. La crescita aiuta col gettito fiscale. Un paese dove ciò sta funzionando è la Spagna. Gran parte del consolidamento fiscale è venuto dalla crescita che ha prodotto maggiori entrate fiscali. È il modo più semplice per ottenere il consolidamento. Il più difficile è aumentare le aliquote fiscali e il più duro sono i tagli alla spesa. I politici in Italia ne sono profondamente consapevoli. Siamo felici che abbiano lavorato per raggiungere questo obiettivo già negli ultimi due anni, suggeriamo di continuare su questa strada".

Sarebbe utile creare prodotti per gli investimenti finalizzati a tenere il risparmio in Europa?

"I capitali europei vengono esportati negli Usa per i rendimenti. Quindi come prima cosa andrebbe completato il mercato unico per aiutare le aziende europee a generarli, e poi anche i prodotti per raccogliere gli investimenti".

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