ROMA – Per aumentare i salari, come chiede anche il presidente Mattarella, bisogna eliminare i contratti pirata, rafforzare la contrattazione e definire la rappresentanza». Pierpaolo Bombardieri parte da qui, dal lavoro povero. Non parla di sciopero, il segretario generale della Uil. Anzi ha parole di apprezzamento per la legge di bilancio appena approvata: «Alcune nostre richieste sono entrate, a partire dalla detassazione degli aumenti contrattuali. Non posso non ringraziare la premier Meloni». Una novità politica.
Il presidente Mattarella denuncia i “troppi squilibri nei salari”. Basta questa manovra?
«È un primo passo. Avremmo voluto un tetto più alto per la flat tax, ma così si aiutano i lavoratori con retribuzioni basse».
Segretario, d…
ROMA – Per aumentare i salari, come chiede anche il presidente Mattarella, bisogna eliminare i contratti pirata, rafforzare la contrattazione e definire la rappresentanza». Pierpaolo Bombardieri parte da qui, dal lavoro povero. Non parla di sciopero, il segretario generale della Uil. Anzi ha parole di apprezzamento per la legge di bilancio appena approvata: «Alcune nostre richieste sono entrate, a partire dalla detassazione degli aumenti contrattuali. Non posso non ringraziare la premier Meloni». Una novità politica.
Il presidente Mattarella denuncia i “troppi squilibri nei salari”. Basta questa manovra?
«È un primo passo. Avremmo voluto un tetto più alto per la flat tax, ma così si aiutano i lavoratori con retribuzioni basse».
Segretario, dopo tre anni quest’anno quindi niente sciopero?
«Sono passate solo poche ore dal Consiglio dei ministri. Non abbiamo ancora un testo. E come Uil ne dobbiamo ancora discutere al nostro interno, come è giusto in un sindacato democratico. Intanto però registro un risultato e ringrazio la presidente del Consiglio per l’apertura».
Dica la verità. Ha rotto con Landini?
«Diciamo che è la crisi del settimo anno (ride, ndr). Battute a parte, riflettiamo nel merito: se alcune nostre richieste entrano in manovra, io lo riconosco. Questo non significa che non ci mobiliteremo».
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Perché valuta positivamente la manovra?
«Perché, a differenza del passato, il confronto c’è stato. Condividiamo la detassazione degli aumenti contrattuali fino a 28 mila euro al 5% e le risorse per il pubblico impiego. Due miliardi non sono pochi in una manovra così limitata dai vincoli europei. L’Italia ha il costo del lavoro più alto d’Europa e va ridotto».
Ma la detassazione è temporanea: poi l’Irpef torna a salire.
«Infatti chiederemo di renderla strutturale. Ma la differenza è che qui non si parla di bonus come gli 80 euro: si riconosce dignità al contratto. Per noi questo conta moltissimo. È il contratto lo strumento di democrazia economica. E con Confindustria e gli altri sindacati chiederemo al governo di spingere sull’attuazione dell’accordo interconfederale sulla rappresentanza per eliminare i contratti pirata, proprio come ha richiamato anche il presidente Mattarella».
Cosa invece non le piace della manovra?
«La parte fiscale. Continuare con rottamazioni e pace fiscale dà l’idea che chi paga sempre sia un fesso. E ancora una volta non si affronta il nodo pensioni. Bene i 20 euro sulle minime, ma servono riforme vere: flessibilità in uscita, riconoscimento dei lavori usuranti, rilancio di Opzione donna. Salvini prometteva Quota 41 e la fine della Fornero, invece le condizioni sono peggiorate».
Una manovra troppo piccola, non muove la crescita.
«È figlia della scelta sbagliata sul Patto di stabilità, che impone austerity invece di stimolare investimenti. Noi avevamo proposto altre entrate: alzare le tasse sui dividendi e sull’Ires, rivedere le successioni dei grandi patrimoni, colpire davvero gli extraprofitti. Così si sarebbero trovati miliardi».
La tassa sulle banche la convince?
«Sì, per noi è una misura corretta».
Quindi il clima con il governo è cambiato?
«Negli anni scorsi la manovra ci veniva illustrata a cose fatte, stavolta alcune nostre proposte sono entrate. Il tavolo non è stato finto. C’è stato un cambio di passo. Devo riconoscerlo».
E per i dipendenti pubblici?
«Da quello che leggiamo, ci sarebbero circa 600 milioni. Aspettiamo il testo, ma se arrivano più risorse è positivo. Ed è quello che chiedevamo da tempo. La novità è che il governo riconosce i contratti come strumento centrale. È una differenza politica importante».