ROMA - Ammette che c’è stato bisogno di “lunghe interlocuzioni”. Spiega che “la disponibilità non era scontata” perché i soggetti in questione sono “grandi portatori di interessi”. Ma quando annuncia il contributo delle banche alla manovra, Giorgia Meloni si dice soprattutto sicura del fatto che non ci sarà un colpo di coda velenoso. L’accordo con l’Abi - è il senso del ragionamento - reggerà anche quando gli istituti di credito dovranno pagare il conto della Finanziaria. Subito 4,4 miliardi, in tutto undici nei prossimi tre anni, insieme alle assicurazioni.
“Non temo contraccolpi”, tira dritto la premier quando dopo il via libera del Consiglio dei ministri alla legge di bilancio si presenta a sorpresa nella sala stampa di Palazzo Chigi. Con lei ci sono i suoi vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ha in tasca l’intesa “politica” con le banche, ma sa pure che il menù delle misure potrebbe risultare indigesto perché poggia sulle tas…
ROMA - Ammette che c’è stato bisogno di “lunghe interlocuzioni”. Spiega che “la disponibilità non era scontata” perché i soggetti in questione sono “grandi portatori di interessi”. Ma quando annuncia il contributo delle banche alla manovra, Giorgia Meloni si dice soprattutto sicura del fatto che non ci sarà un colpo di coda velenoso. L’accordo con l’Abi - è il senso del ragionamento - reggerà anche quando gli istituti di credito dovranno pagare il conto della Finanziaria. Subito 4,4 miliardi, in tutto undici nei prossimi tre anni, insieme alle assicurazioni.
“Non temo contraccolpi”, tira dritto la premier quando dopo il via libera del Consiglio dei ministri alla legge di bilancio si presenta a sorpresa nella sala stampa di Palazzo Chigi. Con lei ci sono i suoi vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ha in tasca l’intesa “politica” con le banche, ma sa pure che il menù delle misure potrebbe risultare indigesto perché poggia sulle tasse. E sa anche che una “gamba” dello schema - la tassa al 27,5% per sbloccare le riserve - è volontaria, quindi appesa agli umori dei pagatori.
Ecco allora che il no a un altro obolo, quello sui cosiddetti extraprofitti, diventa la carta per convincere la controparte che "l’intento non è punitivo”. Arriva anche il ringraziamento diretto. La mossa serve pure a blindare l’intesa last minute dentro la maggioranza: i malumori di Forza Italia si sono spenti proprio quando si è deciso di puntare su altre opzioni.
Ma il tema della tassazione resta, così come quello delle entrate ballerine. Tocca a Giorgetti difendere la decisione: le misure - dice - “sono assorbibili dal sistema nel tempo senza scossoni o contraccolpi, almeno con una valutazione oggettiva e razionale”. Poi - aggiunge - “a nessuno fa piacere pagare le tasse e credo che nessuno abbia stappato lo champagne”. Il rischio che le banche non paghino c’è, ma il ministro ricorda anche che versare la tassa conviene agli istituti che così potranno liberare i dividendi promessi agli azionisti.
Si vedrà. Per il governo intanto conta il risultato immediato: il contributo di banche e assicurazioni chiude il quadro delle coperture della legge di bilancio. Tutto pronto.
È la premier a elencare le quattro priorità: famiglia e natalità, riduzione delle tasse, sostegno alle imprese e sanità. Per questo cita le misure “simbolo”: il taglio dell’Irpef per il ceto medio, lo stanziamento aggiuntivo di 1,6 miliardi per la famiglia. E poi l’aumento del bonus per le mamme lavoratrici, insieme all’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee.
Per la premier, la Finanziaria è "seria e equilibrata”. Non per le opposizioni, che attaccano. “È una manovra di austerità: l’unica spesa che aumenta è quella per la difesa”, dice la segretaria del Pd, Elly Schlein.
Ma Meloni deve fare i conti anche con i mugugni interni. “I ministeri, come le banche, non erano contenti, si sono lamentati anche loro”, rivela Giorgetti. “Io però - aggiunge - nel mio mestiere non mi posso impietosire troppo”.
Il conto della manovra lo pagano anche i suoi colleghi. Ma le banche di più. Una manovra alla Robin Hood? «Robin Hood era di Nottingham, a me quelli di Nottingham mi stanno sul...», scherza il ministro che tifa per il Southampton. Il calcio torna utile anche per festeggiare la promozione di Dbrs: l’agenzia alza il rating dell’Italia da BBB a A. “Frutto del lavoro costante di questi tre anni di governo, l’Italia torna in serie A con grande orgoglio”, rivendica il ministro. Ora la palla della manovra passa al Parlamento.