ROMA – Contrordine: tra due settimane Donald Trump e Xi Jinping si vedranno. Lo assicura lo stesso presidente americano, pochi giorni dopo aver minacciato di far saltare l’incontro in Corea per le nuove stringenti restrizioni poste da Pechino sulle esportazioni di terre rare. Non solo: aggiunge che «con la Cina andrà tutto bene». E che «nuove tariffe del 100% – sì, era stato sempre lui a minacciarle – non sono sostenibili» e quindi «con Pechino serve un accordo equo».
La teoria del Taco
Pare l’ennesima conferma della teoria del Taco, “Trump always chickens out”, abbaia ma poi fa marcia indietro. Teoria che appare particolarmente valida nel caso della Cina, un po’ per le immense leve negoziali di cui Pechino dispone, dalle terre rare in giù, un po’ p…
ROMA – Contrordine: tra due settimane Donald Trump e Xi Jinping si vedranno. Lo assicura lo stesso presidente americano, pochi giorni dopo aver minacciato di far saltare l’incontro in Corea per le nuove stringenti restrizioni poste da Pechino sulle esportazioni di terre rare. Non solo: aggiunge che «con la Cina andrà tutto bene». E che «nuove tariffe del 100% – sì, era stato sempre lui a minacciarle – non sono sostenibili» e quindi «con Pechino serve un accordo equo».
La teoria del Taco
Pare l’ennesima conferma della teoria del Taco, “Trump always chickens out”, abbaia ma poi fa marcia indietro. Teoria che appare particolarmente valida nel caso della Cina, un po’ per le immense leve negoziali di cui Pechino dispone, dalle terre rare in giù, un po’ per la voglia di siglare un grande “deal” con l’amico-nemico Xi. Che marce indietro non ne fa: al momento le nuove restrizioni cinesi, arma di calibro decisamente superiore alle precedenti, restano tutte lì, pronte ad essere usate. E lì potrebbero restare anche in caso di accordo, dicono gli esperti.
Le Borse si riprendono
Le Borse americane avevano scommesso sul Taco quasi da subito, in questa nuova escalation tra superpotenze. Anche per questo ieri i loro guadagni sono stati limitati. Le parole concilianti di Trump hanno però aiutato a far virare in positivo una seduta partita male a causa dei timori sulla tenuta delle banche regionali americane, dopo i problemi con una serie di debitori rivelati alla vigilia da due di questi istituti. I timori, e la relativa volatilità, ieri si sono in parte ridimensionati.
Sconto per i produttori auto
Intanto i dazi di Trump continuano a dare un notevole e necessario sostegno al bilancio americano: a settembre gli incassi doganali sono rimasti a 30 miliardi di dollari, massimo storico. Ma l’effetto negativo per consumatori e aziende non si è ancora manifestato in pieno. Negli ultimi mesi i big americani dell’auto hanno continuato a fare pressione sull’amministrazione per ottenere delle riduzioni tariffarie sulle componenti che importando dall’estero, e secondo quanto scrive Bloomberg starebbero per ottenere un parziale successo. La Casa Bianca potrebbe estendere per cinque anni gli sconti attualmente in vigore, che dovevano scadere alla fine del prossimo anno.