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Risiko 2.0: dopo il credito suona l’ora del risparmio e delle polizze

SEDE BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA PALAZZO ROCCA SALIMBENI..MPS 

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I nuovi equilibri raggiunti mettono in discussione le attuali alleanze tra Mps e Axa, Unicredit e Amundi, Generali e Natixis. E mentre Banco Bpm si avvicina a Crédit Agricole, Intesa guarda al Leone per consacrarsi nei fondi
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Il secondo tempo del risiko finanziario italiano passa per il risparmio gestito e la bancassicurazione. Tante le ragioni, e convergenti: a partire dall’esigenza degli istituti, in un contesto di tassi d’interesse più bassi, di aumentare il peso delle commissioni a fronte di impieghi meno redditizi. Del resto, la ricchezza finanziaria, stimata da Bankitalia in 6.030 miliardi a fine 2024, rappresenta per l’industria di fondi e polizze una torta ghiotta da spartirsi.

Tra l’altro gli italiani, proverbiali risparmiatori, spesso trascurano l’investimento, e tollerano costi di gestione tra i più alti d’Europa. Un’altra spinta alle fusioni arriva dalle fusioni stesse: in un mercato più concentrato e oligopolista, ogni pezzo diventa pedina preziosa, da strappare alla concorrenza. La questione è anche “geopolitica”: le nuove tensioni globali inducono l’Unione europea, e la Bce che vigila sulle banche, a mantenere l’impiego dei risparmi entro i confini, e a favorire la nascita di campioni europ…

Il secondo tempo del risiko finanziario italiano passa per il risparmio gestito e la bancassicurazione. Tante le ragioni, e convergenti: a partire dall’esigenza degli istituti, in un contesto di tassi d’interesse più bassi, di aumentare il peso delle commissioni a fronte di impieghi meno redditizi. Del resto, la ricchezza finanziaria, stimata da Bankitalia in 6.030 miliardi a fine 2024, rappresenta per l’industria di fondi e polizze una torta ghiotta da spartirsi.

Tra l’altro gli italiani, proverbiali risparmiatori, spesso trascurano l’investimento, e tollerano costi di gestione tra i più alti d’Europa. Un’altra spinta alle fusioni arriva dalle fusioni stesse: in un mercato più concentrato e oligopolista, ogni pezzo diventa pedina preziosa, da strappare alla concorrenza. La questione è anche “geopolitica”: le nuove tensioni globali inducono l’Unione europea, e la Bce che vigila sulle banche, a mantenere l’impiego dei risparmi entro i confini, e a favorire la nascita di campioni europei. Anche per questo nell’autunno 2024 l’Ue ha rafforzato il danish compromise, la norma che, a certe condizioni e previo assenso della vigilanza, concede forti sconti patrimoniali alle banche che inglobano gestori del risparmio e assicuratori.

L’innesco più caldo, e con la miccia più corta, riguarda la nebulosa Mps-Mediobanca e la sua prima partecipazione Generali. Dopo il successo dell’Opas dell’anno i banchieri senesi devono gestire la vittoria e istradare il futuro operativo del nuovo polo. Il 7 novembre, alla presentazione della trimestrale Mps, si saprà di più delle scelte dell’ad Luigi Lovaglio sul destino di Piazzetta Cuccia, nonché del suo 13% di Generali.

Gli intrecci tra banche e assicurazioni

Al momento le voci vertono su una possibile societarizzazione dei business storici di Mediobanca (banca d’investimento e private banking) sotto il marchio fondato nel 1946, mentre il resto, compresa la quota nel Leone, dovrebbe finire nel perimetro senese. Come si è ormai capito, l’opzionalità garantita dai profitti assicurativi fa gola al nuovo Monte ed è una carta che sarà giocata ai massimi livelli strategici. Sarebbe strano il contrario, dato che i primi due azionisti a Siena, Delfin e Caltagirone, sono gli stessi che a Trieste.

Controllare tutta la filiera Mps-Mediobanca-Generali, e avendo “pacificato” le voci contrarie dopo cinque anni di confronto aspro con i manager, consentirà ai nuovi protagonisti di riscrivere a piacimento le intese strategiche. A partire dall’alleanza decennale bancassicurativa con la quale Axa vende polizze Vita e Danni agli sportelli di Mps. Scade nel 2027 e si rinegozia l’anno prossimo: difficilmente sarà rinnovata, dato che Lovaglio e i partner francesi non hanno mai legato, e Axa uscì da Mps poco dopo l’aumento di capitale del 2022. Tra l’altro all’assemblea di Mediobanca di agosto due fondi di Axa-Mps hanno votato a favore dell’acquisizione di Banca Generali, alternativa e rivale alla scalata di Lovaglio. Non è detto che il nuovo partner assicurativo di Mps debba essere per forza Generali: ma oggi appare almeno altrettanto probabile di un rinnovo con Axa.

Un altro bivio, ancora più vicino, è la decisione sulla piattaforma comune nel risparmio da 2.000 miliardi tra Generali e Natixis, da prendere entro dicembre. Altra alleanza italo-francese, attivata un anno fa dalla fuga in avanti dei manager triestini e grazie al sostegno di Mediobanca. Sono passati sei mesi ma paiono secoli: e nessuno crede che la firma preliminare con i gestori del gruppo Bpce sarà confermata. Non lo vogliono Delfin e Caltagirone, né i manager senesi, né il governo, che via Tesoro resta socio rilevante di Mps e sul dossier può esercitare il golden power. Risulta, invece, che Palazzo Chigi gradirebbe allargare la platea di soci italiani del Leone.

Per diverse fonti lo scenario più probabile è che a dicembre un cda di Generali vari il ripensamento, congedando Natixis. Lì si creerebbe un vuoto per l’ingresso di un nuovo partner; e chi meglio di Intesa Sanpaolo, leader nel risparmio italiano e in buoni rapporti col governo? La banca guidata da Carlo Messina da anni mira a un salto dimensionale per competere in Europa: e con gli 850 miliardi di masse del Leone supererebbe la soglia cruciale dei 2.000 miliardi gestiti. Del dossier, finora smentito, ci sono crescenti indizi preparatori: come il fatto che dall’estate gli operatori rivali notino la crescente aggressività di Intesa Sanpaolo nel reclutare promotori e private banker, anche pagando lauti bonus di entrata; difatti le masse delle divisioni di Wealth management sono salite a 909 miliardi.

A latere di un accordo nel risparmio, poi, non stupirebbe se Intesa Sanpaolo entrasse in Generali, dov’è da mesi la rivale Unicredit, che mantiene i diritti di voto sul 6,7% in ottica finanziaria (leggi opportunistica). Per molti l’ad Andrea Orcel, che nel 2025 ha tentato invano di comprare Banco Bpm e ha giocato di sponda con Delfin e Caltagirone contro i vertici di Mediobanca e di Generali, gradirebbe una contropartita “triestina”. Ad esempio Banca Generali, leader tra i promotori di fascia alta, segmento che Orcel ambisce a creare in Unicredit, mentre il Leone fino ad agosto pareva voler vendere la controllata a Mediobanca.

Un’altra sponda in movimento è Banco Bpm, che dopo avere sventato l’assalto di Unicredit potrebbe accettare un futuro al fianco di Crédit Agricole, suo primo socio e con cui ha già due accordi nel credito al consumo e nelle polizze Danni. Bpm ha invece internalizzato il Vita, come ha fatto con il risparmio gestito dopo l’Opa che l’ha portata all’89% di Anima. Gli equilibri potrebbero mutare se il gruppo varasse un’operazione con o sulla banque verte, che a sua volta controlla Amundi, tra i leader europei nel risparmio gestito.

In un tale quadro, Anima, che ha anche un accordo di distribuzione con Mps, potrebbe essere usata dalla ex popolare come moneta di scambio. Così, il gestore italiano, che detiene risparmi per 208 miliardi, potrebbe almeno in parte scavallare le Alpi. L’operazione sarà seguita attentamente dal governo, che con il golden power ha già fatto naufragare l’Ops di Unicredit su Banco Bpm. Anche l’attuale accordo distributivo tra Piazza Gae Aulenti e Amundi non pare destinato a un rinnovo nel 2027, data la scarsa cooperazione di Crédit Agricole con Orcel durante l’offerta di scambio su Banco Bpm. Un’altra alleanza che scade nel 2027 è quella tra Unicredit e Allianz nel ramo Danni, divisione che Orcel potrebbe portare in casa, come di recente fatto con il ramo Vita.

L’ultimo “polo” è nato con l’acquisizione di Popolare di Sondrio da parte di Bper. A favorirla, oltre al socio comune Unipol, anche la condivisione delle fabbriche prodotto: dal risparmio gestito con Arca alla bancassicurazione con lo stesso gruppo bolognese. Proprio l’insoddisfacente tasso di vendita di polizze agli sportelli di Bps, secondo alcune fonti, avrebbe indotto il presidente di Unipol Carlo Cimbri ad avallare l’assalto della ridotta valtellinese. Con Bps, le attività finanziarie gestite dal nuovo gruppo hanno raggiunto 410 miliardi. Ma ora Unipol dovrà decidere se proseguire nel solco fin qui propizio dei contratti distributivi con le banche o trasformarsi in un polo anch’essa, anche sfruttando il danish compromise: Mediobanca Research stima che, inglobando Unipol, Bper avrebbe benefici patrimoniali per 6 miliardi. Anche se Cimbri scegliesse strategie meno drastiche, tipo alleanze distributive con Banco Bpm o Unicredit, resterà tra gli attori protagonisti nel risiko 2.0.

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