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Manovra, il governo sbanda sugli affitti brevi e riapre la trattativa con le banche

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Lega e Forza Italia contro il ritocco in manovra della cedolare sugli appartamenti turistici Salvini minaccia l’Abi: “Se si lamentano pagheranno di più”. Tajani: “Non governa da solo”
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La questione che fa esplodere la contrarietà di Forza Italia e Lega è l’aumento in manovra della cedolare secca per gli affitti brevi dal 21% al 26%, anche sulla prima casa adibita a uso turistico. Così la tassa su questo tipo di locazioni diventa uguale per tutti: privati, ma anche chi fa intermediazione immobiliare o gestisce siti. Sono gli azzurri a sollevare il caso, dal mattino: «Non eravamo stati informati, lo abbiamo letto nelle bozze», sbotta il portavoce di Fi, Raffaele Nevi. «L’aumento della tassazione è una scelta profondamente sbagliata».

L’imposta sugli affitti brevi

In seguito è il vicepremier forzista Antonio Tajani a chiedere una correzione. Anche il Carroc…

La questione che fa esplodere la contrarietà di Forza Italia e Lega è l’aumento in manovra della cedolare secca per gli affitti brevi dal 21% al 26%, anche sulla prima casa adibita a uso turistico. Così la tassa su questo tipo di locazioni diventa uguale per tutti: privati, ma anche chi fa intermediazione immobiliare o gestisce siti. Sono gli azzurri a sollevare il caso, dal mattino: «Non eravamo stati informati, lo abbiamo letto nelle bozze», sbotta il portavoce di Fi, Raffaele Nevi. «L’aumento della tassazione è una scelta profondamente sbagliata».

L’imposta sugli affitti brevi

In seguito è il vicepremier forzista Antonio Tajani a chiedere una correzione. Anche il Carroccio protesta: «Non è un buon modo di aiutare la domanda interna e l’iniziativa privata», chiosa il vicepremier Matteo Salvini. Si fa sentire Confedilizia, l’associazione dei proprietari il cui presidente, Giorgio Spaziani Testa, boccia la misura: «Se il fine del governo è di favorire le locazioni di lunga durata rispetto a quelle brevi, la strada giusta non è punire le seconde, bensì incentivare le prime». Per l’associazione italiana gestori affitti brevi (Aigab), si tratta di «una vera stangata sulle famiglie italiane perché colpisce oltre 500 mila case oggi presenti online». A spiegare i possibili contraccolpi è il presidente Marco Celani: «Avrà un effetto drammatico perché nel lungo periodo si rischia un impatto enorme sui redditi delle famiglie e la loro capacità di muoversi, viaggiare e affittare case nelle destinazioni italiane».

Ma il collante che unisce Fi e Lega dura poco. I forzisti mischiano le critiche alla misura sugli affitti brevi al taglio delle tasse sulle plusvalenze da stablecoin, care al Carroccio. Per il partito di Salvini replica il deputato Giulio Centemero: «Invitiamo i colleghi di Forza Italia a leggerla con più attenzione, siamo sicuri che non faranno fatica a comprendere che la sacrosanta riduzione delle tasse fa riferimento alle stablecoin ancorate all’euro».

Manovra, il fronte caldo delle banche

Nemmeno il fronte delle banche è tranquillo. In serata il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha rivisto il dg dell’Abi, Marco Rottigni. Il governo chiede 11 miliardi in tre anni al settore, 4,4 nel 2026: ma le norme per dare forma al prelievo sul settore finanza sono ancora aperte. L’Abi chiedeva solo misure per anticipare liquidità bancaria al governo, «nella stessa logica concordata lo scorso anno», come da nota di martedì. Invece il governo ha piazzato due nuove tasse, la prima per affrancare entro il 2028 le riserve della legge “extraprofitti” 2023, che dovrebbe valere 1,8 miliardi, poi l’aumento del 2% dell’Irap al settore fino al 2028, da 1,3 miliardi l’anno circa. In più, nella bozza di venerdì sono spuntate due misure che riducono la deducibilità di interessi passivi e le perdite sui crediti meno critici.

Mef e Abi si rivedono oggi, per affinare i testi: ma sulle nuove tasse il credito continua a fare muro. Intanto Salvini annusa le difficoltà e torna a caricare: «Se le banche si lamentano i miliardi di contributo non saranno cinque ma sei, sette. Tutti possono piangere tranne le banche italiane, è una cosa che non si può sentire». A stretto giro la replica di Tajani: «Non credo che si debba avere un atteggiamento punitivo. A parte che non c’è un solo partito al governo, ce ne sono tre, quindi non è che uno decide per gli altri».

Un po’ tutta la manovra dà l’idea di incompiutezza, seppure approvata quattro giorni fa dal Consiglio dei ministri. L’approdo della legge a Palazzo Madama doveva essere ieri, ma è rinviato. Intanto si negoziano i bilaterali tra la Ragioniera Daria Perrotta e i ministri che hanno protestato contro i tagli ai dicasteri. Tutti chiedono correzioni; quindi soldi. Solo dalla maggioranza 100 milioni, si dice. Il ministro Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa era stato chiaro: «Il tesoretto se c’è io non lo vedo: poi il Parlamento può decidere di togliere alcune misure».

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