NEW YORK – In un’epoca in cui metà della nostra vita quotidiana - dalle email di lavoro alle serie tv - dipende da un’unica infrastruttura invisibile, vedere Amazon Web Services andare in panne è stato come assistere al blackout di un’intera città, senza fili, senza luci, senza app. Non ha riguardato solo l’America, ma il mondo, Italia compresa. L’incidente avvenuto ieri al più grande provider al mondo è un promemoria di come l’America moderna, con tutta la sua potenza tecnologica, sia appesa a server agganciati a qualche data center sperduto nel Paese. Alla fine è stato risolto il blackout globale che ha colpito Aws, Amazon Web Services, ma resta lo scenario inquietante di uno stop che ha riguardato centinaia di piattaforme e migliaia di app.
Amazon Aws down, app e piattafor…
NEW YORK – In un’epoca in cui metà della nostra vita quotidiana - dalle email di lavoro alle serie tv - dipende da un’unica infrastruttura invisibile, vedere Amazon Web Services andare in panne è stato come assistere al blackout di un’intera città, senza fili, senza luci, senza app. Non ha riguardato solo l’America, ma il mondo, Italia compresa. L’incidente avvenuto ieri al più grande provider al mondo è un promemoria di come l’America moderna, con tutta la sua potenza tecnologica, sia appesa a server agganciati a qualche data center sperduto nel Paese. Alla fine è stato risolto il blackout globale che ha colpito Aws, Amazon Web Services, ma resta lo scenario inquietante di uno stop che ha riguardato centinaia di piattaforme e migliaia di app.
Amazon Aws down, app e piattaforme coinvolte
Considerato il principale fornitore mondiale di cloud computing, su Aws poggia gran parte del traffico internet mondiale. Il guasto, durato nove ore, e cominciato in Italia quando erano le 9 di mattina, ha mandato in tilt piattaforme e app come Reddit, Snapchat, Airbnb, Fortnite, Epic Games, Signal ma anche Duolingo, Disney+, Hulu, PayPal, Venmo, Coinbase, Perplexity oltre a istituti bancari britannici, tra cui i Lloyds, e piattaforme di gaming come Roblox, PokémonGo, Clash Royale, Clash of Clans e Brawl Stars. Problemi anche per gli operatori di telefonia mobile. Anche i servizi più popolari di Amazon come Prime Video, il portale per l’e-commerce e l’assistente vocale Alexa sono risultati inaccessibili a milioni di utenti. «Possiamo confermare tassi di errore significativi», ha spiegato la società.
Amazon Aws down, cosa è successo
Secondo Amazon, alla base del blackout c’è stato un problema nella rete Ec2, acronimo che sta per Elastic Computer Cloud, il sistema che gestisce i server virtuali utilizzati da migliaia di aziende per alimentare le proprie app e i servizi online. In particolare non ha funzionato un sottosistema interno che si trova in Virginia e regola il traffico in rete.
Da quel problema si è generato un effetto a catena che ha interrotto servizi vitali come i pagamenti digitali. Più di sei milioni le segnalazioni di problemi sulla rete e più di mille aziende coinvolte nel blackout. Gli analisti hanno spiegato come l’incidente abbia messo in evidenza, ancora una volta, il ruolo cruciale della piattaforma cloud di Amazon nell’economia digitale globale e come si debbano cercare soluzioni a scenari problematici di questo tipo.
La centralità (e criticità) della piattaforma cloud di Amazon
La divisione cloud di Amazon detiene oltre il 30% del mercato mondiale del cloud computing, davanti a Microsoft Azure e Google Cloud. Secondo Gartner, azienda di ricerca tecnologica, nel 2024 Aws ha generato 107,6 miliardi di dollari di ricavi, operando in 38 regioni geografiche, inclusa Milano, e gestendo oltre 6 milioni di chilometri di cavi in fibra ottica. Un gigantesco ecosistema che serve migliaia di clienti, tra cui l’esercito degli Stati Uniti.
Fondata nel 2006 come infrastruttura interna di Amazon, Aws gestisce server, database, reti virtuali, sistemi di intelligenza artificiale e soluzioni di archiviazione per aziende, enti pubblici e startup. Il sistema è quello dei cloud “on demand”, cioè offre potenza di calcolo e spazio digitale affittati ai clienti, che pagano solo per l’effettivo utilizzo, senza possedere i server. Una grande comodità ma che, in caso di blackout centrale, rende indifesi davanti alle incertezze della tecnologia.