✕

Bper blinda il 10% del capitale e si protegge da scalate ostili

Ascolta l'audio

Assieme alle quote di Unipol e Fondazione Sardegna si supera ampiamente il 40%
1 minuti di lettura

Milano – Il gruppo bancario Bper, in vista della fusione con la Popolare di Sondrio, manovra sul proprio capitale anticipando un possibile buy back e blindando il controllo. Ieri mattina prima dell’apertura dei mercati è arrivato il comunicato della banca guidata da Franco Papa che annunciava la sottoscrizione di prodotti derivati sul 9,9% del proprio capitale. La stessa banca ha spiegato che la mossa offre «un forte segnale di fiducia sulle prospettive di crescita della banca e, sul piano finanziario, per gestire al meglio un eventuale piano di acquisto azioni proprie».

Il mercato ha fin da subito interpretato positivamente l’operazione facendo salire i titoli Bper e Popolare Sondrio anche oltre il 7% per poi segnare in chiusura un più 4,5% a 9,98 euro per la banca emiliana (massimo dal 2007) e un più 5,12% al livello record di 14,16 euro per quella lombarda.

Milano – Il gruppo bancario Bper, in vista della fusione con la Popolare di Sondrio, manovra sul proprio capitale anticipando un possibile buy back e blindando il controllo. Ieri mattina prima dell’apertura dei mercati è arrivato il comunicato della banca guidata da Franco Papa che annunciava la sottoscrizione di prodotti derivati sul 9,9% del proprio capitale. La stessa banca ha spiegato che la mossa offre «un forte segnale di fiducia sulle prospettive di crescita della banca e, sul piano finanziario, per gestire al meglio un eventuale piano di acquisto azioni proprie».

Il mercato ha fin da subito interpretato positivamente l’operazione facendo salire i titoli Bper e Popolare Sondrio anche oltre il 7% per poi segnare in chiusura un più 4,5% a 9,98 euro per la banca emiliana (massimo dal 2007) e un più 5,12% al livello record di 14,16 euro per quella lombarda.

In pratica Bper ha anticipato i tempi, visto che la fusione con Sondrio dovrebbe essere operativa nel primo semestre 2026, con un piano da 800 uscite di personale e la chiusura di 90 sportelli. «Un modo per bloccare il prezzo attuale delle azioni e cogliere il potenziale di rialzo futuro - scrivono gli analisti di Mediobanca -. Ma anche di dare un segnale sulle prospettive future della banca, che rafforza la fiducia nelle sinergie derivanti dall’operazione». I sindacati hanno comunque messo le mani avanti avvertendo che la riorganizzazione «dovrà garantire un ricambio generazionale adeguato, senza trasformarsi in desertificazione bancaria».

Non può sfuggire all’occhio più attento, però, che quest’operazione contribuisce in modo significativo a rendere quasi inscalabile il gruppo Bper. Con il 19,9% già in mano a Unipol, che ha anche un’opzione per salire di un altro 5%, e il 7,4% controllato dagli alleati della Fondazione Sardegna, a cui si aggiunge il derivato Bper annunciato ieri per il 9,9%, si supera ampiamente il 40% del capitale.

Il messaggio che viene inviato all’esterno, dunque, è che il controllo della banca è saldamente nelle mani di Unipol-Fondazione Sardegna in piena sintonia con il management che ha lanciato con successo l’Opas su Popolare Sondrio.

Ma esisteva effettivamente il pericolo di un attacco dall’esterno in questo momento? Le voci delle scorse settimane davano il gruppo Unicredit guidato da Andrea Orcel ancora in movimento dopo il ritiro dell’Ops sul Banco Bpm lo scorso 21 luglio. Orcel aveva già guardato alla Popolare Sondrio quasi due anni fa e l’aggregazione che si è venuta a creare con Bper poteva far gola al gruppo milanese per crescere ulteriormente in alcune aree del territorio italiano. Ma dopo la mossa di ieri l’ipotesi sembra irrealizzabile, almeno nella forma ostile.

Leggi i commenti