Banche, accordo vicino. Giorgetti: “Apprezzo lo spirito collaborativo”
di Giuseppe Colombo , Francesco ManacordaLa schiarita sul contributo per la manovra si intravede a sera. Al tavolo del ministero dell’Economia, la sedia del titolare Giancarlo Giorgetti e quelle della delegazione dell’Abi si avvicinano. Alla stretta finale, l’impianto costruito dal Tesoro regge: gli istituti di credito verseranno “un importante contributo”, come l’ha definito Giorgia Meloni, alla causa della legge di bilancio. Subito circa 4,4 miliardi, in tutto undici in tre anni.
L’intesa è vicina. È Giorgetti a dire che "prosegue un confronto franco, schietto, ma alla fine costruttivo, soprattutto nell’interesse comune del Paese”. L’accento è sulla postura dell’Abi: “Apprezzo - dice - lo spirito di collaborazione del sistema bancario”.
La palla passa ai tecnici. Le cifre si assesteranno nelle prossime ore, insieme a quelle delle altre misure che i tecnici della Ragioneria stanno mettendo in fila per arrivare alla bollinatura delle norme e, subito dopo, all’invio del testo in Parlamento.
La schiarita sul contributo per la manovra si intravede a sera. Al tavolo del ministero dell’Economia, la sedia del titolare Giancarlo Giorgetti e quelle della delegazione dell’Abi si avvicinano. Alla stretta finale, l’impianto costruito dal Tesoro regge: gli istituti di credito verseranno “un importante contributo”, come l’ha definito Giorgia Meloni, alla causa della legge di bilancio. Subito circa 4,4 miliardi, in tutto undici in tre anni.
L’intesa è vicina. È Giorgetti a dire che "prosegue un confronto franco, schietto, ma alla fine costruttivo, soprattutto nell’interesse comune del Paese”. L’accento è sulla postura dell’Abi: “Apprezzo - dice - lo spirito di collaborazione del sistema bancario”.
La palla passa ai tecnici. Le cifre si assesteranno nelle prossime ore, insieme a quelle delle altre misure che i tecnici della Ragioneria stanno mettendo in fila per arrivare alla bollinatura delle norme e, subito dopo, all’invio del testo in Parlamento.
Intanto la riunione a via XX settembre blinda il risultato. Al tavolo a cui siede anche lo stato maggiore del Mef, con il viceministro Maurizio Leo e la Ragioniera Daria Perrotta, c’è pure Antonio Tajani. È lui a lanciare un alert sui contraccolpi che deriverebbero da una misura eccessivamente punitiva nei confronti delle banche: “Attenzione a non far fuggire gli investitori internazionali”, sottolinea il leader di Forza Italia.
Il timore è che la discussione viri su toni aspri, sdoganando la richiesta che poche ore prima è arrivata da via Bellerio. Un pericoloso gioco al rialzo, come lo definiscono i parlamentari azzurri sulle chat di partito. Il riferimento è al mandato che il consiglio federale della Lega ha affidato a Matteo Salvini e ai capigruppo alle Camere, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Recita così nel comunicato diffuso dal Carroccio: un incarico a "intervenire in fase di conversione” della Finanziaria “qualora ce ne fosse necessità, per valutare l’aumento del contributo delle banche che sarà destinato al sostegno di sanità, famiglie e imprese”.
Tradotto: le banche paghino di più. Ma la pressione dei leghisti non trova spazio al vertice al Mef.
Resta solo un margine di trattativa, limitato a due misure che in tutto valgono circa 600-700 milioni l’anno. Nelle prossime ore, quindi, le banche proveranno a contenere i “danni”. L’appendice del confronto si concentrerà sulle misure tecniche per ridurre il peso di quelle che per gli istituti sono più difficili da accettare e di cui non avevano avuto alcuna avvisaglia prima di leggere la bozza della legge di bilancio.
La prima riguarda la deducibilità degli interessi passivi: fino ad oggi questi interessi, che sono quelli pagati dalle banche per remunerare i depositi della clientela o i prestiti interbancari e pagare le cedole ai detentori delle obbligazioni emesse dagli stessi istituti, potevano essere dedotti al 100% dall’imponibile. La manovra prevede invece che per i prossimi tre anni la deduzione sia solo al 96%.
La seconda misura è relativa alle perdite sui crediti che sono in “Stage1”, ossia senza problemi previsti di insolvenza del creditore, e in “Stage 2”, per i quali non ci sono al momento criticità, ma si prevede che ci possano essere nei 12 mesi successivi. In base alle nuove regole, la deduzione delle perdite riguarderebbe invece solo il 20%, con l’80% restante da dedurre nei quattro anni successivi.
Se il nodo delle banche sta per sciogliersi, altre questioni, sempre relative alle manovra, restano aperte. Al tavolo del Mef è Tajani a chiedere lo stop all’aumento delle tasse sugli affitti brevi, ribadendo che Forza Italia non voterà mai l’aumento della cedolare secca al 26%. Ma il leader forzista vuole anche più risorse per le forze dell’ordine. La stessa richiesta arriva dalla Lega. Il messaggio per Palazzo Chigi è pronto: la manovra non può rimanere così, deve allargarsi in Parlamento.