ROMA – Il bollino della Ragioneria è arrivato: la manovra 2026 sarà inviata al Quirinale e inizierà presto il suo iter parlamentare. I nodi del disegno di legge, 154 articoli nel complesso, sono due, su tutti. Gli stessi sui quali si concentrerà il lavoro delle Camere. Primo: gli affitti brevi. Secondo: il contributo da 4,4 miliardi chiesto alle banche. Sul primo fronte è il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a sbarrare la strada all’aumento della cedolare secca, dal 21 al 26%. "Non ci sarà. O alla base (del testo, ndr) oppure verrà cancellata in parlamento", dice il leader della Lega davanti alle telecamere di Agorà Rai Tre. “Non mi sembra un buon modo di aiutare la domanda interna e l'iniziativa privata”, aveva già sentenziato Salvini. E infatti nel testo non è previsto l’aumento della cedolare circolato assieme alla bozza della Finanziaria, se non nel caso di una prima casa piazzata su Airbnb o messa a disposizione di altri intermediari.
ROMA – Il bollino della Ragioneria è arrivato: la manovra 2026 sarà inviata al Quirinale e inizierà presto il suo iter parlamentare. I nodi del disegno di legge, 154 articoli nel complesso, sono due, su tutti. Gli stessi sui quali si concentrerà il lavoro delle Camere. Primo: gli affitti brevi. Secondo: il contributo da 4,4 miliardi chiesto alle banche. Sul primo fronte è il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a sbarrare la strada all’aumento della cedolare secca, dal 21 al 26%. "Non ci sarà. O alla base (del testo, ndr) oppure verrà cancellata in parlamento", dice il leader della Lega davanti alle telecamere di Agorà Rai Tre. “Non mi sembra un buon modo di aiutare la domanda interna e l'iniziativa privata”, aveva già sentenziato Salvini. E infatti nel testo non è previsto l’aumento della cedolare circolato assieme alla bozza della Finanziaria, se non nel caso di una prima casa piazzata su Airbnb o messa a disposizione di altri intermediari.
Forza Italia sulle correzioni: “Non bastano”
La correzione scontenta però Forza Italia, come ammette il portavoce Raffaele Nevi: “Siamo contrari, faremo emendamenti”. È il grido di una battaglia che si sposterà tra Montecitorio e Palazzo Madama, annunci alla mano. Anche il responsabile azzurro del dipartimento Casa è contrario. "La tassazione sugli affitti brevi deve restare com'è oggi. Non faremo mai cassa sulla casa degli italiani – dichiara il senatore Roberto Rosso – È un impegno che abbiamo preso con gli elettori e va mantenuto. Lavoreremo quindi in Parlamento affinché non vi sia nessun aggravio per chi affitta una sola abitazione. Sia che questo avvenga tramite intermediari immobiliari, piattaforme telematiche o con qualsiasi altro strumento. Non possiamo penalizzare i piccoli proprietari immobiliari".
Stessa posizione di Carlo De Romanis, responsabile forzista del dipartimento Turismo: “La cedolare secca sulla prima unità dedicata ad affitto breve non deve aumentare”, a prescindere dall’intermediazione immobiliare. “Tutti gli affitti brevi – parole di De Romanis – passano tramite intermediazione immobiliare, in particolar modo i portali telematici, e i pochi che non lo fanno sono spesso indotti a non dichiarare la locazione, quindi non pagando neanche il 21% di tassazione. Ricordiamoci che chi affitta al turista una singola unità non lo fa quasi mai in forma imprenditoriale, ma per una semplice integrazione al reddito. Aumentando l'aliquota, si penalizzano le famiglie, non i grandi gruppi immobiliari né tanto meno le multinazionali online”.
Fdi: “Per noi è solo sulla seconda casa”
Nel pomeriggio esce allo scoperto anche il partito della premier Giorgia Meloni. Il deputato Gianluca Caramanna apre alla trattativa in parlamento: "Fratelli d'Italia ha sempre fatto scelte improntate alla chiarezza e orientate a regolamentare, ma non limitare gli affitti brevi – dice il responsabile del dipartimento Turismo di FdI – E questo in una logica di tutela della prima casa e più in generale della proprietà privata. D'altra parte questo governo e questa maggioranza in tre anni hanno dimostrato grande attenzione e sensibilità su questo tema. Sulle ipotesi fiscali di cui si parla in questi giorni, e che per quanto ci riguarda attengono soltanto dalle seconde case in poi, attendiamo l'arrivo della manovra in parlamento, luogo che riteniamo più idoneo a trovare una soluzione".
Airbnb Italia: “Una tassa sul ceto medio”
Airbnb alza l’asticella e avverte: è una tassa sul ceto medio. “Le istituzioni sono responsabili in materia fiscale e, in ultima analisi, spetta a loro decidere cosa è meglio per i cittadini – spiega Matteo Sarzana, country manager Airbnb Italia – Tuttavia, considerando le attuali sfide economiche che molti nuclei familiari devono affrontare, imporre ulteriori oneri fiscali solo online, dove peraltro i pagamenti sono già tracciati e la cedolare applicata, renderebbe la situazione ancora più difficile per la classe media. In Italia, per il 74% degli host l’ospitalità non rappresenta l’occupazione principale. Il 58% afferma che Airbnb permette loro di far fronte all’aumento del costo della vita. L’hosting online porta anche ampi benefici alle comunità locali: lo scorso anno Airbnb ha riversato quasi 100 milioni di euro di imposta di soggiorno”.
I gestori: “Una patrimoniale mascherata”
Il dietrofront del governo, naturalmente, non piace nemmeno ai gestori delle strutture destinate ad affitti brevi: “È una patrimoniale mascherata”. Il ragionamento è chiaro: "Non cambia la sostanza. Tutti i contratti di locazione breve sono conclusi tra proprietari e conduttori per il tramite di portali e intermediari online. L'effetto rimane una patrimoniale su mezzo milione di famiglie italiane colpevolizzate perché proprietarie di una seconda casa da cui ricavano un reddito integrativo. Chi ha riscritto il testo o non conosce la materia o è in malafede". Lo dice l’Aigab, associazione italiana gestori affitti brevi, appunto, commentando le modifiche del testo, per il quale l'imposta al 21%, si legge nel testo bollinato della manovra, resta solo nel caso in cui "nell'anno di imposta” l’immobile in questione venga affidato a intermediazione immobiliare o a “soggetti che gestiscono portali telematici".
I calcoli dell’Aigab sui maggiori costi
Risultato: secondo i gestori, per una casa media da 25mila euro l'anno di incassi si tratta di un aumento della sola cedolare da 1.300 euro l'anno, con la pressione fiscale complessiva che passa dal 46 al 52%. "Una stangata che impoverisce le famiglie, paralizza il mercato e penalizza il valore del patrimonio immobiliare, vero asset degli italiani. Abbastanza da far prendere il rischio a molti proprietari di ricorrere al nero”. Parole dell’Aigab.
Di più. La misura rivisitata avrebbe l’effetto di far calare il valore complessivo delle case nel lungo periodo: “In Italia ci sono 9,6 milioni di abitazioni vuote e la ricchezza delle famiglie è in gran parte concentrata negli asset immobiliari. Se il valore delle case cala, il problema diventa strutturale per l'intera economia del Paese". L’associazione calcola che, nei primi 8 mesi dell’anno, il sistema degli affitti brevi ha generato valore per 8,2 miliardi di euro. Un indotto da 32,9 miliardi. E una filiera che coinvolge circa 30mila operatori e 150mila persone impiegate in modo diretto.
Capitolo banche
Se la schiarita tra il governo e l’Abi, l’associazione che raccoglie i principali istituti di credito del Paese, sembrava a portata di mano ieri sera, questa mattina è il presidente Antonio Patuelli a chiedere “maggior rispetto”.
"Le banche – osserva – sono l'anello connettivo e hanno bisogno di maggior rispetto, normalmente da parte di ciascuno, devono fare il loro lavoro con un totale clima di serenità", spiega in videocollegamento con il salone del leasing organizzato da Assilea a Milano. "Tutte queste novità certamente costringono le banche a essere molto più attente verso l'avvenire, che è tutto da costruire. Non c'è un corno della fortuna che scarica sulle banche le utilità e scansi i rischi", sottolinea Patuelli.
E ancora: "Dieci anni fa vedevamo solo le negatività, negli ultimi anni si sono viste tutte le positività". Secondo il presidente, "bisogna guardare potenzialità e rischi per costruire un avvenire solido e interessante, innanzitutto per le famiglie e le imprese, per attività economiche che siano più solide".
Il governo, va ricordato, chiede 11 miliardi in tre anni al settore, dei quali 4,4 nel 2026, si diceva. Ma le norme per dare forma al prelievo sul settore sono ancora aperte. L’Abi chiedeva solo misure per anticipare liquidità bancaria al governo, “nella stessa logica concordata lo scorso anno”, come da nota di martedì scorso. Il governo, però, ha piazzato due nuove tasse, la prima per affrancare entro il 2028 le riserve della legge “extraprofitti” 2023, che dovrebbe valere 1,8 miliardi, poi l’aumento del 2% dell’Irap fino al 2028, da 1,3 miliardi l’anno circa. In più, nella bozza di venerdì sono spuntate due misure che riducono la deducibilità di interessi passivi e le perdite sui crediti meno critici. Il percorso parlamentare del testo, però, è ancora lungo.