Roma – Correzioni «inutili» ad una norma che di fatto è una «patrimoniale mascherata», secondo l’Aigab, l’associazione che riunisce i gestori di affitti brevi, un aumento di imposta che «renderebbe la situazione ancora più difficile per la classe media», secondo Matteo Sarzana, country manager di Airbnb in Italia. Il settore delle locazioni a breve termine boccia senza sconti la riformulazione della norma sulla cedolare secca ma malumori nella maggioranza a parte il governo va avanti per la sua strada e c’è da capirlo. Il settore da qualche anno è diventato una piccola miniera d’oro da un miliardo di euro per le casse pubbliche.
Manovra, correzione per gli affitti brevi ma l’aumento delle tasse resta per la prima casa su Airbnb
Tanto vale il gettito che ogni anno i portali di intermediazione immobiliare, Airbnb su tutti, trattengono agli host per versarlo allo Stato. Uno dei canali, il principale, con cui si versa la cedolare secca al 21% sugli affitti brevi. Nel 2024 il governo ha incassato 956 milioni di euro grazie alla «raccolta» di Airbnb e soci e per il 2025 ha previsto una somma ancora più generosa: 1 miliardo e 78 milioni di euro. Non è però sempre andata così. Le cose sono cambiate veramente quando dal gennaio 2024 Airbnb ha accettato, dopo molti mal di pancia, il ruolo di sostituto di imposta che una legge del 2017 aveva previsto per le piattaforme di intermediazione come lei. Obbligandole quindi a trattenere le tasse alla fonte dai propri host.
Manovra, correzione per gli affitti brevi ma l’aumento delle tasse resta per la prima casa su Airbnb
Risultato? Gli incassi per lo Stato sono passati dai 103,5 milioni del 2023 ai 959 milioni dell’anno dopo, con la prospettiva di una crescita anche negli anni a venire. Non solo: dopo un accordo con le Entrate Airbnb ha chiuso tutte le pendenze con il passato sulle tasse che non aveva raccolto dai propri utenti dal 2017: prima siglando un accordo da 576 milioni per il periodo 2017-2021, poi con due accordi separati – di cui si dà conto solo nei documenti ufficiali presentati alla Sec – rispettivamente da 139 e 179 milioni per gli anni 2022 e 2023. Totale 894 milioni per fare pace con il Fisco.