Manovra, Salvini il più colpito dai tagli ai ministeri. Meno risorse sul cinema. Le altre misure
di Rosaria Amato , Michele Bocci , Giuseppe Colombo , Valentina Conte , Andrea GrecoROMA – A pagare il conto della manovra sono anche i ministeri. Sette miliardi di tagli: 2,2 nel 2026, 2,15 nel 2027 e 2,8 a decorrere dal 2028. Scorrendo le tabelle allegate alla legge di bilancio è il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, a dover lasciare per strada la maggior parte delle risorse l’anno prossimo: le spese dovranno ridursi di oltre 520 milioni. Ma l’accetta si farà sentire anche al Mef: la riduzione ammonta, sempre per il 2026, a 456 milioni.
Tagli ai ministeri: il più colpito Salvini, sorride Calderone
A seguire Ambiente (376 milioni), Istruzione (141 milioni) e Imprese (120 milioni). Il contributo a carico degli altri dicasteri è invece sotto quota 100 milioni. Chi può “festeggiare” è la ministra del Lavoro, Marina Calderone: in tutto 6,5 milioni di tagli, meno di tutti i suoi colleghi. Alla causa della Finanziaria parteciperà anche la presidenza del Consiglio, come ha anticipato la premier Giorgia Meloni alla conferenza stampa d…
ROMA – A pagare il conto della manovra sono anche i ministeri. Sette miliardi di tagli: 2,2 nel 2026, 2,15 nel 2027 e 2,8 a decorrere dal 2028. Scorrendo le tabelle allegate alla legge di bilancio è il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, a dover lasciare per strada la maggior parte delle risorse l’anno prossimo: le spese dovranno ridursi di oltre 520 milioni. Ma l’accetta si farà sentire anche al Mef: la riduzione ammonta, sempre per il 2026, a 456 milioni.
Tagli ai ministeri: il più colpito Salvini, sorride Calderone
A seguire Ambiente (376 milioni), Istruzione (141 milioni) e Imprese (120 milioni). Il contributo a carico degli altri dicasteri è invece sotto quota 100 milioni. Chi può “festeggiare” è la ministra del Lavoro, Marina Calderone: in tutto 6,5 milioni di tagli, meno di tutti i suoi colleghi. Alla causa della Finanziaria parteciperà anche la presidenza del Consiglio, come ha anticipato la premier Giorgia Meloni alla conferenza stampa dopo il via libera del Cdm alla manovra. La presidenza del Consiglio dei ministri contribuirà con 50 milioni di euro all’anno a partire dal 2026.
Pensioni, stop all’aumento dei requisiti per 20mila lavoratori
Confermato, rispetto alle bozze, il pacchetto pensioni della manovra. Quota 103 e Opzione donna non vengono rinnovate, al contrario di Ape sociale e bonus Maroni prorogati di un anno. I requisiti per lasciare il lavoro salgono di tre mesi: un mese nel 2027 e altri due mesi nel 2028. Tranne che per alcune categorie di lavoratori: “gravosi” e “usuranti”. Una platea che la relazione tecnica stima in 20 mila “protetti” all’anno. Non c’è un intervento su tutte le pensioni minime, ma una maggiorazione «che interessa i pensionati in condizioni di disagio effettivo e riguarda circa un milione e centomila pensionati» spiega Giorgetti. Le maggiorazioni a over 65-70 anni con redditi bassi o disabili di qualunque età salgono di altri 12 euro al mese nel 2026 dopo gli 8 euro di quest’anno: i 20 euro complessivi sono strutturali. La misura vale 295 milioni.
Banche, negoziato a oltranza: contributo scende di 1 miliardo
Il confronto tra Abi e Mef è stato intenso, fino a ieri. Tuttavia, e ad onta dei proclami della Lega, il testo bollinato della manovra mitiga due delle cinque misure al settore, e il prelievo scende da 11 a 10 miliardi in tre anni: 4,1 nel 2026 e 2027, 1,8 miliardi sul 2028. I due cardini restano il riscatto dei “fondi extraprofitti”, per 1,7 miliardi nel 2026, e il rincaro dell’Irap al settore, altri 1,15 miliardi. Poi c’è il rinvio nell’usare le Dta e la limitazione al 45% per l’utilizzo di perdite fiscali ed eccedenze Ace. Dalla prima bozza, però, risultano addolcite due misure: la minor deducibilità degli interessi passivi è temporanea, scende al 96% nel 2026, poi risale a gradi fino al fino 99% nel 2028. E pure la deduzione dei crediti bancari stage 1 e 2, spalmata da 1 a 5 anni, partirà dal 2026 (e non dal 2025) e durerà solo per i tre esercizi seguenti. La pillola per i banchieri diventa un po’ meno amara.
Enti locali, c’è il fondo per i salari: il rinnovo slitta al 3 novembre
Annunciato ma poi scomparso nelle prime bozze della manovra, alla fine il fondo a sostegno dei salari degli enti locali è riapparso. È stato finanziato con 50 milioni di euro per il 2027 e 100 dal 2028, e verrà usato per l’incremento del trattamento accessorio per il triennio 2025-2027. Le nuove risorse dovrebbero portare in tempi rapidi alla firma del rinnovo contrattuale 2022-2024, ancora in sospeso. Dopo l’ennesima fumata nera di ieri, l’Aran ha aggiornato le trattative al 3 novembre. Per tutti i dipendenti pubblici arrivano poi la detassazione sul salario accessorio (si applica il 15% forfettario, con un tetto di 800 euro), e una riduzione di tre mesi dei tempi di attesa del Tfs, il trattamento di fine servizio, che nel pubblico viene erogato con tempi molto più lunghi rispetto al settore privato.
Sanità, cala il numero di nuove assunzioni di infermieri
Nelle bozze della manovra per la sanità dovevano essere addirittura 30 mila, da assumere subito. Il testo bollinato ha disegnato uno scenario ben diverso per gli infermieri, i professionisti che più mancano alla sanità italiana. Grazie a 450 milioni che serviranno anche per prendere mille medici, le assunzioni ci saranno, ma riguarderanno 6 mila professionisti. Verranno presi l’anno prossimo e continueranno ad essere pagati con i fondi extra previsti dalla manovra per il 2027 e il 2028. Il problema è che la professione è poco attrattiva, perché nel servizio pubblico gli infermieri guadagnano poco, circa 1.600 euro netti al mese. Il ministro alla Salute Orazio Schillaci ha ottenuto anche per loro un incremento della cosiddetta indennità di specificità di circa 125 euro lordi al mese. Quella dei medici crescerà di 230 euro.
Cinema, piccola sforbiciata sui contributi ai film
Se confrontato con il contributo chiesto dalla prima bozza della manovra, il taglio definitivo al Fondo per il cinema e l’audiovisivo è meno pesante. Per questo fonti del ministero della Cultura sottolineano che «il lavoro congiunto del ministro Giuli e del titolare dell’Economia Giorgetti ha permesso di recuperare tra gli ottanta e i cento milioni» rispetto alla decurtazione iniziale.
La versione definitiva della legge di bilancio prevede una riduzione delle risorse destinate al Fondo pari a 150 milioni nel 2026, mentre il taglio nel 2027 sarà di 200 milioni. Nella bozza della Finanziaria, invece, gli importi dei tagli erano pari rispettivamente a 190 e 240 milioni. Il ministero - spiegano le stesse fonti - «sta già lavorando a una riforma della legge sul cinema».aspettando la riforma.