BRUXELLES – Prima un vertice ristretto con Germania, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Austria. Poi il faccia a faccia tra la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e la premier italiana, Giorgia Meloni. L’obiettivo è sempre lo stesso: rivedere il green deal. Ridimensionare gli obiettivi che dovrebbero portare tra 25 anni alle “emissioni zero”. Un traguardo che viene considerato da molti penalizzante per il sistema industriale europeo e troppo impegnativo dal punto di vista della sostenibilità sociale. E infatti nel documento finale del Consiglio europeo si cita esplicitamente la necessità di una «revisione» dei target, «accolta con favore» dai leader dell’Unione.
Meloni ha in particolare ribadito la necessità di urgenti provvedimenti a sostegno dell’automo…
BRUXELLES – Prima un vertice ristretto con Germania, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Austria. Poi il faccia a faccia tra la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e la premier italiana, Giorgia Meloni. L’obiettivo è sempre lo stesso: rivedere il green deal. Ridimensionare gli obiettivi che dovrebbero portare tra 25 anni alle “emissioni zero”. Un traguardo che viene considerato da molti penalizzante per il sistema industriale europeo e troppo impegnativo dal punto di vista della sostenibilità sociale. E infatti nel documento finale del Consiglio europeo si cita esplicitamente la necessità di una «revisione» dei target, «accolta con favore» dai leader dell’Unione.
Meloni ha in particolare ribadito la necessità di urgenti provvedimenti a sostegno dell’automotive e delle industrie ad alto consumo energetico, e sul fronte della riduzione dei prezzi dell’elettricità. Nei giorni scorsi la Commissione aveva formulato una proposta di mediazione che prevede di abbattere le emissioni del 90 per cento entro il 2040. Ma al momento la maggior parte dei Paesi non l’ha accolta positivamente, per motivi opposti. Sul tappeto c’è la possibilità – spinta anche da Roma – di inserire almeno delle verifiche prima del 2040, nelle quali eventualmente ridiscutere i target. E va considerato che si è formata un’alleanza tra Italia e Germania, contrapposta però a una tra Francia e Spagna, che danno indicazioni diverse.
Di certo nel documento finale del Consiglio europeo il 90 per cento nel 2040 non viene citato ma si indica la necessità di una revisione. «Il Consiglio – si legge – attende con interesse la proposta della Commissione sull’accelerazione della decarbonizzazione» e «su come sostenere il raggiungimento dell’obiettivo climatico intermedio dell’Ue per il 2040». Che va perseguito con «realismo» e con «sostenibilità» rispetto ai cittadini. Il tutto è strettamente legato alla produzione di automobili, che dovrebbe essere convertita all’elettrico entro dieci anni. Obiettivo che per le industrie del Vecchio continente appare irrealizzabile. E infatti tra le possibili soluzioni c’è anche quello di ammettere i biocarburanti, rendendo flessibili gli obiettivi fissati nei prossimi anni e anche le relative multe.
«Sia in Germania sia in Slovacchia – ha fatto ad esempio presente il premier di Bratislava Fico – si sono svolti incontri con i rappresentanti dei costruttori di automobili, con l’obiettivo principale di discutere la legislazione attuale dell’Ue, secondo la quale la vendita di auto con motore a combustione sarà vietata a partire dal 2035». Stesso discorso per la Repubblica Ceca e per la Grecia. «La parola chiave – ha detto il greco Mitsotakis – è flessibilità».
In questo quadro il voto dell’altro ieri durante la plenaria del Parlamento che ha impresso lo stop alla revisione della due diligence sugli obblighi climatici, ha mandato su tutte le furie il tedesco Merz: «Vorrei chiedere sinceramente al Parlamento europeo di riconsiderare la decisione, che è inaccettabile. Un errore fatale». Un voto che ha spaccato la “maggioranza-Ursula” perché la bocciatura è stata determinata da una trentina di franchi tiratori socialisti del gruppo S&D.
Resta il fatto che i target fissati dal “vecchio” green deal sono destinati a essere rivisti. Probabilmente rimarrà per ora l’obiettivo finale del 2050 ma il percorso sarà corretto. La stessa von der Leyen ha proposto di esternalizzare fino al 3 per cento il target del 90 per cento, acquistando crediti di carbonio da altre nazioni. Ma a Palazzo Berlaymont già si considera l’idea di far crescere questa quota fino al 5 per cento. Un modo per non arrivare al 90 per cento in meno di emissioni ma all’85.