C’era un tempo, non troppi anni fa, in cui il gas scaldava le case, la benzina e il diesel alimentavano le auto e l’elettricità, “l’energia pregiata”, accendeva le luci e metteva in funzione gli elettrodomestici. Ad ogni uso la sua fonte, nessuna commistione. In un sistema a compartimenti stagni era naturale che anche la fiscalità fosse applicata in modo diverso a ogni ambito. Peccato che l’impianto normativo non sia cambiato neanche quando, a mano a mano che l’elettrificazione dei consumi prendeva slancio, i confini diventavano sempre più labili.
«Dal fisco freno alla decarbonizzazione»
L’effetto è paradossale: nonostante la maggior efficienza dei sistemi elettrici - la pompa di calore infatti impiega un quarto dell’energia necessa…
C’era un tempo, non troppi anni fa, in cui il gas scaldava le case, la benzina e il diesel alimentavano le auto e l’elettricità, “l’energia pregiata”, accendeva le luci e metteva in funzione gli elettrodomestici. Ad ogni uso la sua fonte, nessuna commistione. In un sistema a compartimenti stagni era naturale che anche la fiscalità fosse applicata in modo diverso a ogni ambito. Peccato che l’impianto normativo non sia cambiato neanche quando, a mano a mano che l’elettrificazione dei consumi prendeva slancio, i confini diventavano sempre più labili.
«Dal fisco freno alla decarbonizzazione»
L’effetto è paradossale: nonostante la maggior efficienza dei sistemi elettrici - la pompa di calore infatti impiega un quarto dell’energia necessaria a una caldaia a gas per scaldare una casa, così come un’auto elettrica consuma un quarto di energia di una a benzina per percorrere la stessa distanza - i cittadini e le imprese non registrano un risparmio tangibile scegliendo soluzioni più green.
«In Italia fisco e oneri parafiscali penalizzano l’elettricità rispetto al gas, introducendo un freno all’integrazione delle fonti e alla decarbonizzazione», spiega Matteo Leonardi, presidente e cofondatore del think tank per il clima Ecco.
Oneri su oneri
Sull’energia gravano oneri gestiti da diverse autorità, non sempre coordinate tra loro: il Mef fissa e riscuote le accise e l’Iva; il ministero dell’Ambiente assegna i fondi provenienti dalle quote di CO2, messe all’asta nell’ambito del sistema europeo di scambio delle emissioni, l’Ets; l’Arera fissa gli oneri di sistema, legati prevalentemente ai vecchi incentivi per le rinnovabili.
Alcune premesse sono dovute. In linea con la teoria dei compartimenti stagni, i costi sostenuti per avviare l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici sono da sempre confluiti nella bolletta elettrica. E nulla è cambiato, nonostante oggi le Fer contribuiscano anche alla decarbonizzazione della mobilità e del riscaldamento.
Non stupisce, dunque, che una pompa di calore, a fronte di un consumo annuo di 3.886 kilowattora contro i 13.878 di una caldaia a gas, costi alle famiglie 10,7 centesimi di oneri fiscali e parafiscali al kWh, il triplo rispetto ai 3,4 centesimi della soluzione tradizionale. Il ragionamento si ripete per i trasporti: il vantaggio di costo di guidare una vettura elettrica è del 33% per chi possiede un impianto di ricarica collegato alla propria abitazione (1.203 euro anni per percorrere 15 mila km, contro 1.803), ma si riduce al 20% per il consumatore ibrido (1.448 euro), fino ad annullarsi per chi utilizza esclusivamente le colonnine pubbliche (1.752 euro).
L’occasione da non perdere
L’occasione per riallineare gli squilibri stratificati negli anni potrebbe arrivare a gennaio 2027, con l’entrata in vigore della nuova espansione dell’Emissions Trading System, meglio conosciuto come Ets2. Si tratta di un meccanismo europeo che punta a ridurre le emissioni dei settori chiave (trasporti, riscaldamento e Pmi), chiedendo a chi inquina di acquistare sul mercato dei certificati proporzionali alla quantità di anidride carbonica prodotta. Tra il 2027 e il 2032, l’Ets2 metterà a disposizione all’Europa fondi freschi per le politiche di decarbonizzazione, compresi tra 184 e 483 miliardi, di cui stimano gli esperti, una somma tra 21 e 55 miliardi spetterà all’Italia, assieme ai 7 miliardi del Fondo Sociale Clima.
«Crediamo che l’introduzione dell’Ets2 possa offrire l’opportunità di rimodulare le componenti fiscali e parafiscali di tutti i vettori energetici, in modo da allineare il peso degli oneri con gli obiettivi di politica energetica e i vantaggi dei consumatori», prosegue Leonardi. Altrimenti si rischia di introdurre una nuova “tassa” su gas, diesel e benzina, senza incoraggiare la scelta dell’elettrico. Il think tank spera di portare il tema nei palazzi romani prima del 2027. «Il nostro lavoro evidenzia un problema e auspichiamo che la politica se ne faccia carico con una proposta di riforma sulla fiscalità e parafiscalità nell’energia, capace di sostenere la transizione, ovvero l’elettrificazione, anche a vantaggio dei consumatori». Per questo, è indubbio, servirà tempo.