Rinchiusi per quattro giorni nelle segrete stanze dell’Hotel Jingxi a Pechino, mitologico e inaccessibile albergone bianco in stile sovietico dove si sono scritte pagine importanti della storia della Cina comunista, per elaborare il nuovo piano quinquennale e indicare la strada da far prendere alla Repubblica Popolare in campo economico e sociale da qui fino alla fine del decennio.
Era questo il compito dei membri del Comitato centrale del Partito che da lunedì 20 a giovedì 23 ottobre hanno messo nero su bianco, durante il Quarto Plenum, gli obiettivi per i prossimi cinque anni. Un documento completo non sarà pubblicato fino a marzo dell’anno prossimo (quando verrà approvato dal “Parlamento”) ma la leadership ha già tracciat…
Rinchiusi per quattro giorni nelle segrete stanze dell’Hotel Jingxi a Pechino, mitologico e inaccessibile albergone bianco in stile sovietico dove si sono scritte pagine importanti della storia della Cina comunista, per elaborare il nuovo piano quinquennale e indicare la strada da far prendere alla Repubblica Popolare in campo economico e sociale da qui fino alla fine del decennio.
Era questo il compito dei membri del Comitato centrale del Partito che da lunedì 20 a giovedì 23 ottobre hanno messo nero su bianco, durante il Quarto Plenum, gli obiettivi per i prossimi cinque anni. Un documento completo non sarà pubblicato fino a marzo dell’anno prossimo (quando verrà approvato dal “Parlamento”) ma la leadership ha già tracciato i punti principali.
andamento in rallentamento per Pechino
I punti principali di Xi
Sviluppo di alta qualità, autosufficienza scientifica e tecnologica, sicurezza: questi i punti cardine che Xi Jinping intende portare avanti. Dando risalto alle “nuove forze produttive”, come le chiama da oltre due anni il Nuovo Timoniere: attenzione ai settori come quello dei semiconduttori, delle nuove energie, dell’intelligenza artificiale. Sulla scia dell’intensificarsi delle rivalità con gli Stati Uniti. Quello dell’autosufficienza scientifica e tecnologica è un obiettivo di lunga data, ma diventato sempre più pressante negli ultimi tempi a causa delle restrizioni e dei controlli sempre più severi messi in atto da Washington.
Nel documento pubblicato lo scorso giovedì al termine del Plenum si elencano le raccomandazioni per il prossimo piano quinquennale cinese (2026-2030): che «sarà fondamentale per il Paese, che sta lavorando per rafforzare le fondamenta e portare avanti su tutti i fronti il processo di modernizzazione socialista da completarsi entro il 2035, e costituirà quindi un anello di congiunzione fondamentale tra il passato e il futuro», come recita il documento. «Attualmente, la Cina rimane in una fase di sviluppo in cui le opportunità strategiche coesistono con rischi e sfide, mentre aumentano le incertezze e i fattori imprevisti».
Durante il 14° piano quinquennale che si conclude quest’anno, le politiche industriali e i sussidi della Cina hanno contribuito a importanti innovazioni nel campo delle tecnologie. Per il prossimo piano quinquennale, il 15°, Pechino seguirà lo stesso modello. Grandi investimenti in tecnologie all’avanguardia, ricerca dell’autosufficienza tecnologica per mettersi al riparo dalle restrizioni statunitensi e occidentali. «Il perseguimento di una maggiore autosufficienza e forza nel campo della scienza e della tecnologia è indispensabile per garantire vantaggi tecnologici fondamentali», scriveva già quest’estate il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese.
«Xi Jinping sta puntando tutto sull’innovazione e sul potenziamento industriale come motore del nuovo modello di crescita economica della Cina», affermano gli analisti di Trivium.
Un’economia a due velocità
L’economia cinese viaggia, però a due velocità. Impennata delle esportazioni e grandi progressi tecnologici da una parte; pressioni deflazionistiche, fiacca domanda interna e crisi dell’immobiliare dall’altra. La dimostrazione la si è avuta la scorsa settimana, proprio nel giorno in cui a Pechino si è aperto il Plenum. La Cina ha registrato una crescita del Pil nel terzo trimestre del 4,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in linea con le aspettative della vigilia ma in calo rispetto al 5,4% del primo trimestre e al 5,2% del secondo: la frenata più significativa dell’ultimo anno. La produzione industriale è cresciuta al massimo degli ultimi tre mesi, raggiungendo il 6,5% su base annua a settembre, superando le previsioni, ma le vendite al dettaglio hanno rallentato al minimo degli ultimi 10 mesi, attestandosi al 3%. Il mattone, poi, continua a registrare segni meno: i prezzi delle nuove case sono calati al ritmo più veloce degli ultimi 11 mesi e gli investimenti immobiliari sono diminuiti del 13,9%.
Una crescita sbilanciata, un’economia a due velocità, che Xi e compagni dovranno cercare di ribilanciare. «La Cina dovrebbe costruire un sistema industriale moderno e rafforzare le fondamenta dell’economia reale. Costruire un mercato interno solido e lavorare più rapidamente per promuovere un nuovo modello di sviluppo. Bisogna espandere la domanda interna. Stimolare vigorosamente i consumi», afferma il documento uscito dal Plenum.
Per gli analisti di Trivium quello sui consumi non rappresenta una svolta. «Si tratta piuttosto di creare un modello di crescita economica realmente nuovo, che non si basi più sulla crescita alimentata dal settore immobiliare, dagli investimenti e dal debito, ma piuttosto su industrie di livello mondiale e sull’innovazione tecnologica (obiettivi numero 1 e 2). Un aumento dei consumi delle famiglie potrebbe alla fine rientrare in questo quadro, ma solo come risultato di aziende più innovative e redditizie, in grado di pagare salari più alti ai propri dipendenti».
I rimpasti del partito
Non soltanto questioni economiche, ma pure rimpasti di personale all’interno degli organi più importanti del Partito. La lista di papaveri epurati sotto la guida di Xi si è allungata proprio qualche giorno prima dell’apertura del Plenum. Venerdì 17 ottobre sono stati espulsi dal Partito e dall’esercito due dei più alti ufficiali militari del Paese: il generale He Weidong, uno dei due vicepresidenti della Commissione militare centrale, e l’ammiraglio Miao Hua, ex commissario politico dello stesso organo. Assieme a He e Miao sono stati purgati altri sette alti ufficiali. Tutti accusati di corruzione. Durante il Plenum il posto di He Weidong è stato preso dal generale Zhang Shengmin, che era il capo dell’organismo anticorruzione della stessa Commissione.
Solo l’82 per cento dei membri del Comitato centrale ha partecipato al Plenum, segnando il livello di partecipazione più basso degli ultimi decenni: ciò lascia intendere che la lotta alla corruzione di Xi Jinping potrebbe essere più ampia di quanto si sappia pubblicamente.