Manovra, FdI contro la Lega: “Sulle banche chieda conto a Giorgetti”. Cambia la tassa sui dividendi
di Giuseppe ColomboROMA - Citofonare Giancarlo Giorgetti. L’invito - eufemismo - alla Lega che continua a spingere per aumentare il contributo a carico delle banche arriva da Fratelli d’Italia. “Chieda a lui cosa vuole fare”, incalza il responsabile economico del partito, Marco Osnato. Si fa sentire anche Forza Italia, che si dice d’accordo con i meloniani. L’asse prende forma con le parole del portavoce nazionale degli azzurri, Raffaele Nevi: “Condivido le parole di Osnato, gli amici della Lega - dice - chiedessero al ministro dell’Economia che ha fatto l’accordo con le banche”.
Ma intanto il Carroccio tira dritto. È Matteo Salvini in persona a rilanciare la necessità di chiedere di più agli istituti di credito. La nuova arringa è contro il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha contestato l’esistenza del concetto giuridico degli extraprofitti. “Ogni lamentela in più” da parte delle banche “è un miliardo in più che gli chiediamo”, incalza il vicepremier leghista. A supporto del pressing mette in…
ROMA - Citofonare Giancarlo Giorgetti. L’invito - eufemismo - alla Lega che continua a spingere per aumentare il contributo a carico delle banche arriva da Fratelli d’Italia. “Chieda a lui cosa vuole fare”, incalza il responsabile economico del partito, Marco Osnato. Si fa sentire anche Forza Italia, che si dice d’accordo con i meloniani. L’asse prende forma con le parole del portavoce nazionale degli azzurri, Raffaele Nevi: “Condivido le parole di Osnato, gli amici della Lega - dice - chiedessero al ministro dell’Economia che ha fatto l’accordo con le banche”.
Ma intanto il Carroccio tira dritto. È Matteo Salvini in persona a rilanciare la necessità di chiedere di più agli istituti di credito. La nuova arringa è contro il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha contestato l’esistenza del concetto giuridico degli extraprofitti. “Ogni lamentela in più” da parte delle banche “è un miliardo in più che gli chiediamo”, incalza il vicepremier leghista. A supporto del pressing mette in fila nuove considerazioni: “Una parte degli utili” delle banche - annota - sono garantiti dallo Stato, quindi dai cittadini: è un modo di fare impresa per cui, se guadagno i soldi sono miei, se perdo ce li mette lo Stato e quindi i cittadini, ma fare impresa così non è normale”.
Poi tocca all’impiego dell’extragettito. Alzare l’asticella del prelievo, dagli attuali quattro a più di cinque miliardi, serve per "assumere forze dell’ordine, medici e infermieri”. Ma anche “per rottamare le cartelle dell’Agenzia delle entrate”. Sono tutti capitoli già finanziati dalla manovra, ma per i leghisti bisogna fare di più. Come sugli affitti brevi: l’aumento della cedolare secca sul primo immobile - chiosa Salvini - “non è una cosa utile né intelligente” perché - spiega - “molti affittano il loro bilocale o quello che hanno ereditato da genitori e nonni per integrare il loro stipendio”. Sullo stop all’incremento della tassazione insistono anche i forzisti. L’unica voce fuori dal coro è quella della ministra del Turismo, Daniela Santanché: “Non penso sia sbagliata, la cedolare secca è nata per gli affitti lunghi, qui parliamo di affitti brevi: in ogni caso - dice - il Parlamento deciderà, ma trovo” che la norma “abbia una sua ratio”.
Al netto delle posizioni, la questione continua a tenere alta la temperatura dentro il governo. In attesa di un nuovo vertice a Palazzo Chigi, che potrebbe tenersi domani, la manovra va già incontro alle prime modifiche.
I tecnici del Dipartimento Finanze del Mef stanno lavorando alla revisione della norma sui dividendi che le imprese incassano dalle partecipazioni di minoranza. La legge di bilancio ha inasprito la tassazione, ma i malumori esplosi nella maggioranza hanno convinto l’esecutivo ad allentare la stretta. Sarà un emendamento alla manovra, che a breve inizierà il suo iter in Senato, a dare forma alla modifica.
Ma intanto il cantiere è stato già avviato sotto la supervisione del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. La Finanziaria limita la riduzione fiscale per i dividendi pagati dalle società partecipate a quelle azioniste alle partecipazioni superiori al 10%. In questo caso, l’onere ammonta all’1,2% perché l’imposta al 24% si applica solo sul 5% della cedola ricevuta dalla società partecipante. Sotto il 10%, invece, la tassazione effettiva è piena, al 24%. Secondo quanto apprende Repubblica da fonti di governo, tra le ipotesi allo studio c’è la possibilità di applicare l’esenzione alle partecipazioni sopra il 5%.