Schlein: “Mentre Meloni cerca nuovi nemici, l’Italia sta sempre peggio”
di Gabriella CeramiElly Schlein, segretaria del Pd
(ansa)ROMA – Legge sul salario minimo, cinque miliardi e mezzo per la sanità pubblica e costo delle bollette più basso. Elly Schlein si assume questi tre impegni. Sono le priorità se il campo largo andrà al governo. Insomma, la risposta alla manovra della destra, «fatta di promesse tradite», perché, dice la segretaria del Pd ospite di Che tempo che fa sul Nove, «c’è troppa differenza tra il racconto di Giorgia Meloni di un paese a colori quando in realtà è in bianco e nero».
Nel dettaglio Schlein fa notare che la premier in questi giorni sta festeggiando i tre anni di governo. «Ma gli italiani - domanda - possono dire di stare meglio o peggio? Stanno peggio. Le forze della destra sono molto abili a non parlare dei problemi delle persone, ogni giorno scelgono un nemico e non …
ROMA – Legge sul salario minimo, cinque miliardi e mezzo per la sanità pubblica e costo delle bollette più basso. Elly Schlein si assume questi tre impegni. Sono le priorità se il campo largo andrà al governo. Insomma, la risposta alla manovra della destra, «fatta di promesse tradite», perché, dice la segretaria del Pd ospite di Che tempo che fa sul Nove, «c’è troppa differenza tra il racconto di Giorgia Meloni di un paese a colori quando in realtà è in bianco e nero».
Nel dettaglio Schlein fa notare che la premier in questi giorni sta festeggiando i tre anni di governo. «Ma gli italiani - domanda - possono dire di stare meglio o peggio? Stanno peggio. Le forze della destra sono molto abili a non parlare dei problemi delle persone, ogni giorno scelgono un nemico e non si parla delle condizioni materiali delle persone». Ecco alcuni esempi: «Dal 2021 gli stipendi hanno perso 8 punti, che equivale a un mese di stipendio, fare la spesa costa di più. E anche se sono aumentati i posti di lavoro in realtà è aumentato il lavoro povero». Nonostante questo, secondo la numero uno del Nazareno, la premier «passa più tempo ad attaccare le opposizioni, i sindacalisti, i giudici che non a governare. Non si è mai vista una cosa simile».
Sono i giorni in cui il duello tra Meloni e Schlein è salito di tono. Lo si è visto in Parlamento quando la leader di Fratelli d’Italia ha accusato la segretaria del Pd di «gettare fango sull’Italia» parlando di allarme democratico nel Paese e di averla indicata come «complice o mandante» dell’attentato al conduttore di Report. La leader dem chiarisce: «Io non ho mai detto che il governo ha messo la bomba a Sigfrido Ranucci, ho detto che dove governa l’estrema destra è a rischio la libertà di stampa». Quindi, sfida il partito di maggioranza: «Benissimo la solidarietà, ma perché non ritirano le querele temerarie che ostacolano il lavoro di Ranucci? Perché la presidente del Consiglio non fa una conferenza stampa neanche se ci inciampa per caso?».
Tornando al tema caldo della manovra, Schlein fa notare che «ci sono 500mila giovani che in questi anni di governo Meloni hanno fatto la valigia e sono partiti perché i contratti sono troppo precari e i salari troppo bassi, è una specie di decreto flussi al contrario che porta la firma della premier».
Accanto a ogni critica, Schlein dice di avanzare una «proposta costruttiva». Come sulla sanità pubblica che è «al collasso, con le liste d’attesa lunghissime e sei milioni di italiani che non riescono più a curarsi». Secondo la segretaria, si possono prendere i fondi tra i sussidi ambientali dannosi. Però il governo «ci sbatte sempre la porta in faccia».
La legge di bilancio viene smontata passo passo. «Sulla casa la manovra ha messo zero, nonostante Meloni abbia fatto grandi promesse», dice Schlein, ma la peggiore promessa tradita «è quella sulle pensioni, la destra voleva abolire la Fornero e sta mandando in pensione tre mesi dopo, comprese le forze dell’ordine, che stanno protestando e che noi sosterremo in questa proposta, perché la destra le usa per la retorica della sicurezza però poi non c’è un euro per assumere più organico». A tutto campo, Schlein, se il centrosinistra andrà al governo, si impegna anche a portare a termine «una riforma che renda indipendente la Rai».
Quando però Fabio Fazio le fa notare che solo pochi giorni fa Conte ha detto di non essere alleato del Pd, la segretaria ribadisce che dopo le elezioni regionali si inizierà a scrivere insieme il programma ma non «chiusi nelle stanze bensì girando il Paese». Rivendica poi i suoi risultati: «Quando sono arrivata il Pd era al 14% nei sondaggi, era dietro i Cinque stelle; alle europee abbiamo raggiunto il 24%, nessun partito in Europa è cresciuto di 10 punti percentuali». Di una cosa è certa, solo il campo largo può ribaltare l’attuale esecutivo e «se qualcuno ha nostalgia di quando il Pd governava con un pezzo della destra ha sbagliato, quel tempo è finito».