Acri, solo il 41% delle famiglie riesce a risparmiare: è il dato più basso dal 2018
di Rosaria AmatoROMA – Stretti dalle difficoltà economiche, gli italiani tagliano su tutte le spese, da quelle per la cultura, l’abbigliamento, i ristoranti, a quelle più difficili da ridurre come i medicinali e i prodotti alimentari. E risparmiano meno: le famiglie che riescono a mettere da parte qualcosa scendono al 41%, dal 46% del 2024, è il dato più basso dal 2018. E’ il quadro poco confortante che emerge dall’indagine Ipsos per l’Acri, che stamane viene presentata dal presidente dell’Istituto di ricerca Nando Pagnoncelli, in apertura della 101esima Giornata Mondiale del Risparmio. A discutere l’indagine il presidente di Acri Giovanni Azzone e il presidente dell’Abi Antonio Patuelli. Dopo interverranno il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
ROMA – Stretti dalle difficoltà economiche, gli italiani tagliano su tutte le spese, da quelle per la cultura, l’abbigliamento, i ristoranti, a quelle più difficili da ridurre come i medicinali e i prodotti alimentari. E risparmiano meno: le famiglie che riescono a mettere da parte qualcosa scendono al 41%, dal 46% del 2024, è il dato più basso dal 2018. E’ il quadro poco confortante che emerge dall’indagine Ipsos per l’Acri, che stamane viene presentata dal presidente dell’Istituto di ricerca Nando Pagnoncelli, in apertura della 101esima Giornata Mondiale del Risparmio. A discutere l’indagine il presidente di Acri Giovanni Azzone e il presidente dell’Abi Antonio Patuelli. Dopo interverranno il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Chi riesce a mettere qualcosa da parte sceglie soluzioni liquide: la preferenza per i depositi sale al 64% mentre si riducono tutte le altre scelte d’investimento, da quelle più conservative a quelle più rischiose. Torna in auge il mattone, e, per chi investe, conta poco che il proprio risparmio vada a finanziare progetti sostenibili, o aziende italiane. l’importante è il rendimento.
In questo clima economica piuttosto pessimista, si riduce la fiducia nell’Europa e nell’euro, che tiene soltanto tra i giovani. La quota di intervistati che riconoscono il valore dell’Unione Europea come attore attivo del progresso sociale ed economico scendono al 23%, contro il 27% nel 2024. L’Europa non sembra riuscire a giocare un ruolo rilevante nelle controversie internazionali, e nemmeno a garantire una sufficiente trasparenza e rispetto della democrazia in tutti i suoi Stati membri. Tra i più giovani emerge però un’idea decisamente positiva: della Ue apprezzano in particolare l’impegno verso l’attenzione all’ambiente (il Green Deal continua a essere considerata un’operazione rilevante), al cambiamento climatico, alla salute, alle relazioni esterne, alla sicurezza e all’immigrazione (+8 punti percentuali. rispetto al totale pari al 23%).
Azzone: una giornata per l’educazione finanziaria a scuola
Poiché le competenze sono fondamentali per scegliere consapevolmente come investire il proprio risparmio, il presidente dell’Acri Azzone lancia una proposta all'Abi e al ministero dell'Istruzione: «Fare in modo che nell'ultimo anno delle superiori, in tutti gli istituti, la giornata mondiale del Risparmio sia dedicata a sei ore di educazione finanziaria». Si tratterebbe, ha spiegato Azzone, "di un investimento sotto i 10 milioni di euro, che Acri e Abi potrebbero sostenere se il ministro fosse d'accordo".
Patuelli: “Serve un fisco amico”
Serve una normativa europea sul risparmio, afferma il presidente dell’Abi Patuelli: «Il risparmio è, con l'intelligenza artificiale, uno dei fattori indispensabile dello sviluppo. Senza tecnologie si rimane indietro ma senza risparmio non si va avanti. C'è bisogno di un risparmio amico e di un fisco amico del risparmio. Penso che bisogna distinguere in Europa, con una direttiva che eviti guerre fratricide di carattere fiscale, la liquidità a fini speculativi, quindi a breve termine, e dalla liquidità a medio e lungo termine». La liquidità a medio e lungo termine, sottolinea Patuelli, va valorizzata (e le banche già lo fanno, con tassi più alti) perché «per sostenere lo sviluppo serve il risparmio stabile».
La rivoluzione dell’euro digitale e i costi delle banche
Senza intervenire nella questione del contributo chiesto dal governo alle banche per la legge di Bilancio («Io sulla manovra non parlo, parlo del futuro e dico che sono sempre molto rispettoso di tutte le istituzioni della Repubblica, a cominciare dal governo e dal parlamento», ha chiarito Patuelli) il presidente dell’Abi ha ricordato che nei prossimi anni gli istituti finanziari dovranno affrontare i costi per le “infrastrutture” che renderanno utilizzabile l’euro digitale. «Dopo millenni con la moneta di metallo e un secolo e mezzo con la banconota, l’euro digitale diventerà la terza valuta. – afferma Patuelli – Per quello che riguarda i costi a me ha fatto piacere che il dottor Cipollone abbia messo in chiaro che i costi graveranno sulle banche. Mi ha fatto piacere che lo abbia detto esplicitamente: quindi nei prossimi anni avremo dei costi in più». Si tratta, ha ribadito Patuelli, di «un processo storico di evoluzione della moneta che io vedo come un processo ineluttabile», ma che implicano «costi di investimenti e rischi di liquidità». Patuelli ha poi respinto nuovamente l’ipotesi che le banche possano ribaltare sulla clientela i costi del contributo richiesto dal governo con la legge di Bilancio 2026: «E’ una solfa che mi comincia a stufare: prima di tutto abbiamo organi di vigilanza, e poi perché colpevolizzare in anticipo le banche per qualunque cosa possa avvenire? Seguiamo il principio di Einaudi, conoscere per deliberare».
Meno risparmio, ma non è una scelta
Se gli italiani risparmiano meno non è certo perché non credono più nel valore del risparmio, ma a causa delle difficoltà economiche. Aumentano sia quanti hanno consumato tutto il reddito (37% contro 34% nel 2024), sia chi ha dovuto attingere ai risparmi accumulati (15% contro il 12% nel 2024). Cresce la preoccupazione di riuscire a risparmiare, infatti diminuisce la quota di coloro che vivono il risparmio con meno ansia e senza troppe rinunce (45% contro il 54% nel 2024), a fronte di una crescita di coloro che non vivono tranquilli se non accumulano il denaro. Il 74% delle famiglie è ancora in grado di far fronte a spese non programmate di 1.000 euro, ma solo il 36% sarebbe in grado di fare fronte a spese non programmate di 10.000 euro con risorse proprie, in calo rispetto al 2024 (38%).
Come si investe
Sono tante le campagne di educazione finanziaria degli ultimi anni, ma le scelte degli italiani rimangono abbastanza stabili, sia pure con qualche variazione annuale. Due su tre scelgono i depositi bancari, che hanno il pregio di essere liquidi, immediatamente disponibili, anche se non remunerati. Tra chi sceglie di investire, il mattone rimane la scelta preferita, e fa un balzo in avanti, passando dal 26 al 34%, accanto a quella degli strumenti finanziari più sicuri (36%), che però è in calo. La sostenibilità degli investimenti pesa meno, anche se continua a giocare un ruolo: di contro, si fa più attenzione al rendimento.
Eurodelusi
Gli italiani sono meno convinti che mai sul ruolo e sul futuro dell’Unione Europea. Diminuisce la quota di italiani che crede che la Ue seguirà una direzione positiva nei prossimi anni, attestandosi al 44% rispetto al 48% del 2024, mentre aumenta al 42% (dal 39% nel 2024) la percentuale di chi prevede una “direzione sbagliata”. Anche tra i giovani 18-30 anni le aspettative si raffreddano, pur restando più favorevoli della media: circa 1 su 2 continua a indicare una traiettoria positiva per l’UE. Nonostante le incertezze, 6 italiani su 10 continuano a ritenere che un’uscita dall’Unione Europea sarebbe un grave errore, anche se questa percentuale è in progressiva diminuzione (56% rispetto al 61% nel 2024). In ogni caso il dato rimane superiore a chi auspica un’uscita, pari al 24% rispetto al 20% nel 2024.