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Pensioni anticipate a picco: -26% con Meloni. Addio a Quote e Opzione donna

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Il Rendiconto del Civ Inps fotografa il crollo. Crescono contratti precari e part-time. L’80% delle nuove assunzioni è a termine, una su quattro riguarda stranieri
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ROMA – Un crollo del 26% delle pensioni anticipate. È quanto è successo in Italia tra il 2022 e il 2024 per effetto delle strette introdotte dal governo Meloni sulla previdenza. A dirlo è il Rendiconto sociale 2024 dell’Inps, presentato oggi a Roma dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ). Il calo colpisce soprattutto le donne (-39%) e i dipendenti pubblici (-31%).

Il simbolo del ridimensionamento è nelle cifre: dalle oltre 103 mila uscite con Quota 100 nel 2021 si è scesi alle sole 1.154 pensioni liquidate nel 2024 con Quota 103 col ricalcolo contributivo. Una misura diventata residuale (-99%). Non è andata meglio a Opzione donna, precipitata da 26.427 assegni nel 2022 a 4.784 nel 2024 (-82%). Entrambi i canali, dopo tre leggi di bilancio restrittive, sono stati cancellati del tutto con la manovra appena approvata.

«Il ruolo dell’Inps va rafforzato per dare risposte nuove ai bisogni emergenti», ha sottolineato il presidente del Civ, Roberto Ghiselli, presentando il Rendiconto. «L…

ROMA – Un crollo del 26% delle pensioni anticipate. È quanto è successo in Italia tra il 2022 e il 2024 per effetto delle strette introdotte dal governo Meloni sulla previdenza. A dirlo è il Rendiconto sociale 2024 dell’Inps, presentato oggi a Roma dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ). Il calo colpisce soprattutto le donne (-39%) e i dipendenti pubblici (-31%).

Il simbolo del ridimensionamento è nelle cifre: dalle oltre 103 mila uscite con Quota 100 nel 2021 si è scesi alle sole 1.154 pensioni liquidate nel 2024 con Quota 103 col ricalcolo contributivo. Una misura diventata residuale (-99%). Non è andata meglio a Opzione donna, precipitata da 26.427 assegni nel 2022 a 4.784 nel 2024 (-82%). Entrambi i canali, dopo tre leggi di bilancio restrittive, sono stati cancellati del tutto con la manovra appena approvata.

«Il ruolo dell’Inps va rafforzato per dare risposte nuove ai bisogni emergenti», ha sottolineato il presidente del Civ, Roberto Ghiselli, presentando il Rendiconto. «L’alternativa sarebbe una deriva corporativa, con l’esclusione sociale delle fasce più deboli e una prospettiva di incertezze per le nuove generazioni».

Spesa pensionistica e pensionati in Italia

La spesa pensionistica ha raggiunto nel 2024 i 320 miliardi di euro, 15 miliardi in più del 2023 (+5,4%), soprattutto per effetto della rivalutazione. I pensionati sono 15,4 milioni (7,4 milioni uomini e 8 milioni donne), ma gli assegni complessivi in pagamento arrivano a 16,5 milioni.

L’età media alla decorrenza sale a 65,2 anni per le donne e 63,8 per gli uomini, in crescita rispetto al 2022 (64,4 e 63,7). La speranza di vita a 65 anni si allunga: da 22,1 a 22,3 anni per le donne e da 18,7 a 19,4 per gli uomini.

Resta intatto il pension gap: gli assegni femminili valgono in media il 30% in meno di quelli maschili. E l’allarme demografico si aggrava: i bambini 0-14 anni sono appena il 12% della popolazione, gli over 65 il doppio (24%).

Anticipate in crollo, vecchiaia in crescita

Il sorpasso è netto: le pensioni di vecchiaia crescono del 23% tra 2022 e 2024, mentre le anticipate calano del 26%. La dinamica varia per genere e gestione:

  • Donne: +26% vecchiaia, -39% anticipate
  • Uomini: +19% vecchiaia, -15% anticipate
  • Privati: +25% vecchiaia, -23% anticipate
  • Pubblici: +17% vecchiaia, -31% anticipate

Oltre a Quota e Opzione donna, gli altri canali speciali segnano: Ape sociale (anticipo per categorie fragili) a 17.429 uscite nel 2024, in calo rispetto al 2022; precoci in forte discesa (da 12.292 a 8.645); usuranti in controtendenza (da 1.687 a 2.249).

Lavoro e contributi, più occupati ma precari

Il 2024 si chiude con un saldo positivo di 363 mila contratti (8,1 milioni di assunzioni contro 7,7 milioni di cessazioni). Ma quelli a termine rappresentano l’80,4% dei nuovi avviamenti, mentre quelli stabili calano. Il 27,5% dei dipendenti privati lavora part-time, spesso involontario.

Forte la presenza degli stranieri. Rappresentano l’11,3% degli assicurati Inps nel 2023. Ma la loro incidenza è molto più alta nelle nuove assunzioni: nel 2024 hanno superato il 26,4% del totale.

La Cassa integrazione guadagni (Cig) cresce del 19,6%, passando da 126,5 a 151,4 milioni di ore utilizzate: +16,5% per la Cig ordinaria (Cigo), +12,5% per la straordinaria (Cigs). I beneficiari degli ammortizzatori sociali aumentano del 15%.

Le entrate contributive salgono del 5,5%, ma – sottolinea il Civ – «non in misura proporzionale alla crescita occupazionale». Segno di occupazione a basso salario e di permanenza al lavoro spinta dalla stretta pensionistica.

Welfare: assegno unico e nuove misure anti-povertà

L’Assegno unico universale è diventato la misura cardine per le famiglie: la spesa è passata dai 6,6 miliardi del 2021, quando ancora esistevano assegni familiari e detrazioni, ai 20,6 miliardi del 2024.

Sul fronte povertà, l’Assegno di inclusione (Adi) ha raggiunto 804.828 famiglie, il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) 119.645 persone. Numeri più bassi rispetto al Reddito di cittadinanza, che nel 2022 coinvolgeva 1.039.700 nuclei.

Vigilanza e crediti Inps

Gli ispettori Inps diminuiscono (da 804 a 761), ma le ispezioni salgono (da 9.202 a 9.701). L’evasione contributiva accertata scende a 761 milioni (-7%).

I crediti a bilancio dell’Inps calano da 127 a 119 miliardi, cancellati per via dell’operazione di saldo e stralcio, ma restano in gran parte inesigibili: il 79%.

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