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La metamorfosi di OpenAI: diventa a fini di lucro, Microsoft primo socio forte

Sam Altman, ceo OpenAI 

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Per la casa madre di ChatGPT è un cambiamento epocale. La società di Redmond avrà il 27% delle azioni
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ROMA – Si accende la sfida sull’intelligenza artificiale tra i giganti tecnologici. Dentro e fuori Wall Street. Perché nel giorno in cui OpenAI vara il piano di ristrutturazione che la trasforma in società a scopo di lucro - e Microsoft se ne assicura una fetta pari a quasi un terzo del capitale - Apple mette le ali in Borsa, superando per la prima volta la soglia dei quattro mila miliardi di dollari di capitalizzazione. Le uniche a riuscirci nella storia sono state Nvidia (4,7 mila miliardi) e, ironia della sorte, Microsoft.

Per la casa madre di ChatGPT è un cambiamento epocale. Nata nel 2015 dall’idea di Sam Altman, OpenAI era controllata al 100% da una fondazione. Nel 2019 costituisce una divisione commerciale per facilitare la raccolta…

ROMA – Si accende la sfida sull’intelligenza artificiale tra i giganti tecnologici. Dentro e fuori Wall Street. Perché nel giorno in cui OpenAI vara il piano di ristrutturazione che la trasforma in società a scopo di lucro - e Microsoft se ne assicura una fetta pari a quasi un terzo del capitale - Apple mette le ali in Borsa, superando per la prima volta la soglia dei quattro mila miliardi di dollari di capitalizzazione. Le uniche a riuscirci nella storia sono state Nvidia (4,7 mila miliardi) e, ironia della sorte, Microsoft.

Per la casa madre di ChatGPT è un cambiamento epocale. Nata nel 2015 dall’idea di Sam Altman, OpenAI era controllata al 100% da una fondazione. Nel 2019 costituisce una divisione commerciale per facilitare la raccolta fondi. L’assetto regge per qualche anno, ma con la valutazione cresciuta a 500 miliardi una riorganizzazione diventa sempre più auspicata dal mercato. Così arriva l’annuncio che OpenAI sarebbe diventata un’azienda completamente a scopo di lucro, ma le numerose critiche, anche da parte di ex membri dello staff come il co-fondatore Elon Musk, spingono i vertici a un primo passo indietro. Fino a ieri. Con la riorganizzazione, la fondazione manterrà il 26% del capitale della nuova OpenAI Group PBC, mentre Microsoft ne rileverà un altro 27% - valutato circa 135 miliardi - e il restante 47% sarà nelle mani di investitori e dipendenti, ma non dell’ad Altman. Prima ancora di diventarne socio, Microsoft aveva già investito nella start up oltre 13 miliardi dal 2019.

Se l’azienda di Redmond avanza a passo svelto nel campo dell’intelligenza artificiale (è anche proprietaria del motore di ricerca Copilot), Apple arranca. L’azienda è stata lenta nel lanciare la sua suite Apple Intelligence, che include l’integrazione di ChatGPT, mentre l’aggiornamento AI dell’assistente vocale Siri è stato rinviato al prossimo anno. «La mancanza di una strategia ben definita in materia di intelligenza artificiale è chiaramente uno dei fattori che pesano sul titolo», ha spiegato a Reuters Chris Zaccarelli, direttore degli investimenti di Northlight Asset Management.

Il 2025, infatti, era partito sottotono per le quotazioni di Cupertino, appesantite dai timori per la concorrenza in Cina e le incertezze legate ai dazi sui Paesi asiatici, dove è concentrata buona parte della produzione. Ma da alcune settimane il trend si è invertito: il lancio dei nuovi modelli di iPhone ha dissipato i timori degli investitori, spingendo al rialzo il titolo, fino alla famigerata soglia dei 4mila miliardi. Domani il gruppo comunicherà i risultati al 30 settembre e secondo i broker di Evercore ISI il successo degli ultimi smartphone gli consentirà di superare le aspettative di mercato e presentare previsioni ottimistiche per l’ultimo trimestre.

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