La parabola di Vittorio Grilli da tecnico a erede di Cuccia
<p data-atex-pstyle="" data-atex-mc="0" data-atex-tagstart="0" data-atex-currentstyle=""><span data-atex-cstyle="FIRMAICONA" data-atex-mc="0" data-atex-tagstart="1" data-atex-currentstyle="FIRMAICONA" data-atex-af="$ID/Eugenio Text Regular" data-atex-nf="2002" data-atex-fs="Normal Italic" data-atex-cfill="Color/Black" data-atex-uat="{}">di</span><span contenteditable="false" data-atex-uat="{ }" data-atex-cstyle="FIRMAICONA" data-atex-mc="0" data-atex-tagstart="1" data-atex-currentstyle="FIRMAICONA" data-atex-id="cmd" data-atex-name="EN" > </span><span data-atex-cstyle="FIRMAICONA" data-atex-mc="0" data-atex-tagstart="1" data-atex-currentstyle="FIRMAICONA" data-atex-af="$ID/Eugenio Text Regular" data-atex-nf="2002" data-atex-fs="Normal Italic" data-atex-cfill="Color/Black" ></span><span data-atex-cstyle="FIRMAICONA@=1" data-atex-mc="1" data-atex-tagstart="0" data-atex-currentstyle="FIRMAICONA@=1" data-atex-af="$ID/Eugenio Sans Text SC Bold" data-atex-nf="2313" data-atex-fs="Bold" data-atex-cfill="Color/Black"></span><span contenteditable="false" data-atex-uat="{}" data-atex-cstyle="FIRMAICONA@=1" data-atex-mc="1" data-atex-tagstart="0" data-atex-currentstyle="FIRMAICONA@=1" data-atex-id="cmd" data-atex-name="HS" data-atex-v1="0.1" > </span><span data-atex-cstyle="FIRMAICONA@=1" data-atex-mc="1" data-atex-tagstart="0" data-atex-currentstyle="FIRMAICONA@=1" data-atex-af="$ID/Eugenio Sans Text SC Bold" data-atex-nf="2313" data-atex-fs="Bold" data-atex-cfill="Color/Black" >giovanni pons </span><span data-atex-cstyle="FIRMAICONA@=2" data-atex-mc="2" data-atex-tagstart="0" data-atex-currentstyle="FIRMAICONA@=2" data-atex-af="$ID/Eugenio Sans Text SC Book" data-atex-nf="2317" data-atex-fs="Normal" data-atex-cfill="Color/Black" data-atex-uat="{}">milano</span></p>Verso le 11, ad assemblea appena terminata, l’Audi con al volante l’autista che solitamente accompagnava Alberto Nagel, esce dal portone di Piazzetta Cuccia e vi rientra venti minuti dopo, con a bordo, insieme, il presidente in pectore Vittorio Grilli e l’ad designato Alessandro Melzi d’Eril. I tempi cambiano anche nel tempio della finanza e concluso il primo cda, per pranzo, arrivano il presidente di Mps Nicola Maione e l’ad Luigi Lovaglio, i vincitori che hanno messo nei forzieri di Siena l’86% del capitale di Mediobanca. Ora toccherà a Grilli e Melzi d’Eril impostare il nuovo corso e non c’è dubbio che il curriculum più brillante ce l’abbia il primo.
Milanese classe 1957, laureato al Des della Bocconi, per anni Grilli è stato considerato un grand commis, per la folgorante carriera nelle isti…
Verso le 11, ad assemblea appena terminata, l’Audi con al volante l’autista che solitamente accompagnava Alberto Nagel, esce dal portone di Piazzetta Cuccia e vi rientra venti minuti dopo, con a bordo, insieme, il presidente in pectore Vittorio Grilli e l’ad designato Alessandro Melzi d’Eril. I tempi cambiano anche nel tempio della finanza e concluso il primo cda, per pranzo, arrivano il presidente di Mps Nicola Maione e l’ad Luigi Lovaglio, i vincitori che hanno messo nei forzieri di Siena l’86% del capitale di Mediobanca. Ora toccherà a Grilli e Melzi d’Eril impostare il nuovo corso e non c’è dubbio che il curriculum più brillante ce l’abbia il primo.
Milanese classe 1957, laureato al Des della Bocconi, per anni Grilli è stato considerato un grand commis, per la folgorante carriera nelle istituzioni pubbliche. Ciampi boy, nel 1994 entra nel Ministero del Tesoro come capo della direzione per le privatizzazioni e nel 2002, con Tremonti ministro delle Finanze, spicca il primo grande salto come Ragioniere generale dello Stato. E quando al posto di Tremonti arriva Domenico Siniscalco, Grilli viene promosso direttore generale del Tesoro, carica che tenne fino al 2011 attraversando ben tre governi, il Berlusconi III, il Prodi II e il Berlusconi IV. A quel punto è uno dei candidati a succedere a Mario Draghi come governatore della Banca d’Italia, ma proprio super Mario si mette di traverso, forse non gradito il passaggio sotto le insegne di Tremonti. Ma Grilli resta in auge grazie a Mario Monti che lo vuole nel suo governo di sanità nazionale, non prima di averlo testato come viceministro all’Economia.
Economista di spicco, grande esperto di finanza pubblica, durante la crisi dei debiti sovrani in Europa Grilli viene incaricato di mettere a punto il fondo Salva Stati, un sistema mutualistico per evitare agli stati di sprofondare. La conversione a banchiere d’affari arriva nel 2014 e l’occasione viene offerta da Jamie Dimon, gran capo della Jp Morgan, di cui Grilli diventa chairman del corporate & investment banking per l’Europa. Lo stipendio aumenta sensibilmente e da quella posizione mette a segno diverse operazioni di rilievo, diventando anche consulente della Luxottica di Leonardo Del Vecchio. In tandem con il capo di gabinetto Gaetano Caputi vende la rete Tim al fondo americano Kkr, operazione che frutta centinaia di milioni di commissioni. Un’audizione in Parlamento nella quale sostiene la scarsa efficacia della lista del cda sancisce l’unità d’intenti con gli scalatori di Mediobanca e Generali, Caltagirone e Milleri. Il gran rifiuto di Nagel, nell’ottobre 2023, ad avere Grilli al suo fianco come presidente, scatena la vendetta del banchiere che con Jp Morgan e Dimon è il gran suggeritore della discesa in campo di Mps. Ora la presidenza è conquistata ma per qualche mese Grilli ha detto che sarà a mezzo servizio, non può lasciare la banca americana prima di incassare i frutti dell’operazione Mps-Mediobanca.
©RIPRODUZIONE RISERVATA