La Bce accelera sull’euro digitale: “Pronto nel 2029”. Fermi i tassi di interesse
di Filippo SantelliFIRENZE – Sono a Firenze le radici del moderno sistema bancario. E il nome di Firenze – se tutto andrà come negli auspici dei banchieri centrali europei – potrebbe essere legato anche a un nuovo capitolo dell’innovazione finanziaria: l’euro digitale. Il consiglio direttivo della Bce, riunito “in trasferta” in riva all’Arno, ha dato il suo via libera alla nuova fase di sviluppo della versione digitale della moneta unica. L’idea è che l’infrastruttura tecnologica possa essere costruita in due anni, con una sperimentazione pilota possibile nel 2027 e il lancio vero e proprio nel 2029. Perché ciò avvenga però è necessario che il relativo regolamento venga approvato da Commissione, Consiglio e Parlamento Ue. E se i governi sembrano pronti a farlo, il processo legislativo resta ancora arenato all’Eurocamera, dove le resistenze di parte del sistema bancario francese e tedesco hanno trovato una sponda nel Partito popolare.
FIRENZE – Sono a Firenze le radici del moderno sistema bancario. E il nome di Firenze – se tutto andrà come negli auspici dei banchieri centrali europei – potrebbe essere legato anche a un nuovo capitolo dell’innovazione finanziaria: l’euro digitale. Il consiglio direttivo della Bce, riunito “in trasferta” in riva all’Arno, ha dato il suo via libera alla nuova fase di sviluppo della versione digitale della moneta unica. L’idea è che l’infrastruttura tecnologica possa essere costruita in due anni, con una sperimentazione pilota possibile nel 2027 e il lancio vero e proprio nel 2029. Perché ciò avvenga però è necessario che il relativo regolamento venga approvato da Commissione, Consiglio e Parlamento Ue. E se i governi sembrano pronti a farlo, il processo legislativo resta ancora arenato all’Eurocamera, dove le resistenze di parte del sistema bancario francese e tedesco hanno trovato una sponda nel Partito popolare.
Fermi i tassi, meno rischi al ribasso
Giovedì il direttivo della Bce ha anche stabilito all’unanimità di lasciare invariati per la terza volta consecutiva i tassi di interesse, che rimangono così al 2%. La decisione, che arriva il giorno dopo il taglio di 25 punti base da parte della Fed, era ampiamente prevista dai mercati e dagli analisti. Nonostante le turbolenze internazionali l’inflazione nell’eurozona – a differenza che in altre geografie – è rientrata all’interno nell’area obiettivo del 2% e la sua economia si espande ad un ritmo superiore alle attese (0,2% nel terzo trimestre), per quanto molto moderato. "Non mi lamenterei così tanto della crescita", ha precisato la presidente della Bce Christine Lagarde. “Siamo in una buona posizione (sui tassi, ndr) e faremo tutto il necessario per restarci, anche se non è una posizione fissa”.
Per il momento insomma, e attendendo le nuove stime di fine anno, non ci sono segnali che possano spingere i guardiani dell’euro a cambiare rotta. L’unica novità è che alcuni rischi al ribasso si sono attenuati, ha detto la presidente della Bce, citando l’accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti e i passi avanti nei negoziati tra Washington e Pechino. L’incertezza però resta molto alta e l’effetto dei dazi non si è ancora mostrato in pieno e per questo il mantra di Francoforte resta quello di “un approccio basato sui dati, riunione per riunone, non vincolato a nessun particolare percorso sui tassi”.
Battaglia al Parlamento europeo
Così il futuro dell’euro digitale è diventato il piatto forte della riunione di Firenze, con il consiglio direttivo della Bce – responsabile dello sviluppo tecnico – che ha stabilito di avviare l’ultima e decisiva fase del progetto. Mandando così anche un messaggio alla politica, visto lo stallo che da mesi si è creato attorno al regolamento proposto dalla Commissione Ue nell’ormai lontano 2023. Nelle ultime settimane, anche grazie all’accordo trovato su come stabilire il tetto alla quantità di euro digitali che i cittadini potranno detenere in portafoglio, al livello di Consiglio dei governi sembra esserci stata una svolta: il loro ok dovrebbe arrivare entro fine anno.
Resta però, per avviare l’ultima fase del processo legislativo, il nodo del Parlamento, dove nessuna discussione è stata avviata e il popolare spagnolo Navarrete, relatore nella norma, si è espresso in modo molto critico verso la moneta digitale di banca centrale. L’ultima notizia è che il suo testo dovrebbe finalmente essere presentato la prossima settimana e questo autorizza la Bce a ipotizzare che tutto il processo legislativo possa essere concluso il prossimo anno, aprendo la strada alla fase finale di sviluppo.
Un argine alle stablecoin
La Bce considerano l’euro digitale decisivo per dare all’eurozona un’infrastruttura di pagamento a basso costo, unificando un mercato oggi frammentato e dominato da operatori americani. Ma anche per preservarne stabilità e indipendenza, di fronte alla diffusione di monete digitali “private” come le stablecoin, cavalcate da Trump anche per rafforzare il dominio di re dollaro. "Il denaro è un bene pubblico e vogliamo che resti tale – ha detto Lagarde, replicando alle obiezioni sul progetto – la sovranità sulle valute e sul denaro non è un progetto senza ragione ma incarna al capacità dell'Europa di difendersi"
Restano però resistenze industriali e politiche. Sono soprattutto le banche tedesche e francesi a mettersi di traverso, per il timore che la moneta digitale sottragga loro depositi dei correntisti e perché in parallelo stanno provando a sviluppare una loro infrastruttura di pagamento privata. Resistenze che a livello politico hanno trovato ascolto soprattutto nel partito di maggioranza relativa del Parlamento, i Popolari, ma che si saldano con quelle più ideologiche delle forze euroscettiche. All’interno degli stessi gruppi però ci sono diverse sensibilità territoriali: con i membri italiani in generale favorevoli, anche considerato il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha nel progetto.
Quanto costa un euro
La Bce stima che il costo per sviluppare l’euro digitale sarà di 1,3 miliardi fino al lancio, e poi a regime di 320 milioni l’anno. La stessa Bce ha stimato costi di adozione per le banche compresi tra i 4 e i 6 miliardi, ma il timore degli istituti di credito è che finiscano per essere superiori. I criteri di compensazione per gli operatori provati sono uno dei nodi tecnici ancora da sciogliere. A specifica domanda, il governatore di Bankitalia Panetta ha detto che “i costi non sono alti, considerato che in Europa ci sono 2mila banche sarebbero 200mila euro all’anno per ogni istituto”, ma soprattutto che quei costi “vanno discussi insieme ai benefici”, visto che una infrastruttura comune aprirà per le stesse banche europee nuove opportunità di business, visto che oggi gestiscono solo un terzo dei pagamenti dell’eurozona. L’euro digitale, ha aggiunto, aumenterà anche la concorrenza tra banche, beneficiando i consumatori.