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Italia a crescita zero nel terzo trimestre, sfiorata la recessione tecnica. Sale la disoccupazione

(ansa)

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Il Pil acquisito nel 2025 è pari allo 0,5%, come stimato anche nel Dpfp. Occupazione: +176 mila su base annua, cala per gli under 50. Aumenta anche la disoccupazione giovanile
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L’Italia cresce zero nel terzo trimestre del 2025 e chiuderà l’anno con mezzo punto di Pil in più rispetto al precedente. Sfiorata di un soffio la recessione tecnica, che si verifica dopo due trimestri con il segno meno. Dopo il calo dello 0,1% nel trimestre precedente, è bastato lo 0,0% di non crescita per scongiurarla. Nell’analisi dell’Istat emerge come nel periodo estivo dal settore turismo dei servizi non c’è stata alcuna spinta, a differenza degli scorsi anni.

Nel terzo trimestre del 2025 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia rimasto stazionario rispetto al trimestre precedente e sia cresciuto dello 0,4% in termini tendenziali. Lo rileva l'Istat. La crescita zero del terzo trimestre segue il -0,1% registrato nel secondo e il +0,3% dei primi tre mesi dell'anno.

Il terzo trimestre del 2025 ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al trime…

L’Italia cresce zero nel terzo trimestre del 2025 e chiuderà l’anno con mezzo punto di Pil in più rispetto al precedente. Sfiorata di un soffio la recessione tecnica, che si verifica dopo due trimestri con il segno meno. Dopo il calo dello 0,1% nel trimestre precedente, è bastato lo 0,0% di non crescita per scongiurarla. Nell’analisi dell’Istat emerge come nel periodo estivo dal settore turismo dei servizi non c’è stata alcuna spinta, a differenza degli scorsi anni.

Nel terzo trimestre del 2025 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia rimasto stazionario rispetto al trimestre precedente e sia cresciuto dello 0,4% in termini tendenziali. Lo rileva l'Istat. La crescita zero del terzo trimestre segue il -0,1% registrato nel secondo e il +0,3% dei primi tre mesi dell'anno.

Il terzo trimestre del 2025 ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al terzo trimestre del 2024. La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dell'agricoltura, silvicoltura e pesca, di una diminuzione in quello dell'industria e di una stazionarietà in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. La variazione tendenziale, pari a +0,4%, è in rallentamento rispetto ai primi due trimestri del 2025: il primo si è chiuso a +0,7% e il secondo a +0,5%.

Anche Germania +0,0%, cresce la Francia

La crescita del Pil in Germania ha subito una battuta d'arresto nel terzo trimestre (0,0%) dopo il calo del trimestre precedente, evitando di poco la recessione, secondo una prima stima pubblicata giovedì. Tra luglio e settembre, il prodotto interno lordo della prima economia europea è rimasto stabile, secondo l'ufficio statistico Destatis. Gli analisti della piattaforma FactSet si aspettavano una timida ripresa dello 0,1%, dopo un calo del -0,2% nel secondo trimestre.

Il Pil della Francia è cresciuto dello 0,5% nel terzo trimestre del 2025 rispetto ai tre mesi precedenti, trainato dalle esportazioni. Secondo la stima preliminare dell'Istituto Nazionale di Statistica e degli Studi Economici (Insee). Le previsione degli analisti indicavano una crescita dello 0,3%. Il ministro dell'Economia Roland Lescure in una nota ha elogiato "la performance notevole". "Nonostante gli sconvolgimenti politici e le incertezze internazionali, le nostre aziende investono, esportano e guidano il Paese", ha aggiunto.

Eurozona: +0,2%

Nel terzo trimestre del 2025, il Pil destagionalizzato è aumentato dello 0,2% nell'area dell'euro e dello 0,3% nell'Ue rispetto al trimestre precedente, secondo la stima preliminare pubblicata da Eurostat. Nel secondo trimestre del 2025, il Pil era aumentato dello 0,1% nell'area dell'euro e dello 0,2% nell'Ue. Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il Pil è aumentato dell'1,3% nell'area dell'euro e dell'1,5% nell'Ue, dopo il +1,5% nell'area dell'euro e il +1,6% nell'Ue nel trimestre precedente.

Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili dati per il terzo trimestre del 2025, la Svezia (+1,1%) ha registrato l'aumento più elevato rispetto al trimestre precedente, seguita da Portogallo (+0,8%) e Repubblica Ceca (+0,7%). Sono stati registrati cali in Lituania (-0,2%), Irlanda e Finlandia (entrambi -0,1%). Il tasso di crescita annuo è stato positivo per 14 paesi e negativo per un Paese.

Cresce la disoccupazione

Prosegue la tendenza che vede aumentare gli occupati più “anziani” ma non nella fascia 35-49 anni, dove continua i calo. A settembre 2025, su base mensile, la crescita degli occupati e dei disoccupati si associa al calo degli inattivi. L’aumento degli occupati (+0,3%, pari a +67mila unità) coinvolge le donne, i dipendenti permanenti e tutte le classi d’età ad eccezione dei 35-49enni che risultano in diminuzione. Calano – si legge nella nota Istat – anche i dipendenti a termine, mentre risultano sostanzialmente stabili gli uomini e gli autonomi. Il tasso di occupazione sale al 62,7% (+0,2 punti).

L’aumento delle persone in cerca di lavoro (+2,0%, pari a +31mila unità) si osserva tra gli uomini, i 15-34enni e tra chi ha almeno 50 anni, mentre tra i 35-49enni e le donne il numero di disoccupati diminuisce. Il tasso di disoccupazione sale al 6,1% (+0,1 punti), quello giovanile al 20,6% (+0,9 punti).

Nel mese di settembre 2025, la disoccupazione nella zona euro è rimasta stabile al 6,3%, lo stesso livello di agosto e di settembre 2024. Lo rende noto l'Eurostat, evidenziando che nell'Unione europea a 27 l'indicatore si è attestato al 6%, anch'esso invariato rispetto al mese precedente e in lieve crescita rispetto al 5,9% di un anno fa.

A livello dei singoli Paesi, tassi più bassi in Cechia e Malta (3%), Slovenia (3,1%) e Bulgaria (3,5%). Più alti in Spagna (10,5%), Finlandia (9,8%) e Svezia (8,7%). L'Italia è al 6,1%.

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