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Manovra, Salvini alza la posta: un altro miliardo dalle banche. Giorgetti: “Decidono le Camere”

(ansa)

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Il leader riunisce i fedelissimi per mettere in fila le richieste: allargare la rottamazione e una flat tax fino a 100mila euro. Pressing sugli istituti, ma Palazzo Chigi non vuole riaprire l’accordo con l’Abi
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ROMA - “Agli italiani serve qualcosa in più da questa manovra e questo di più è giusto che lo paghino le banche”. Quando prende la parola per dettare la linea, Matteo Salvini non scende nei dettagli delle correzioni. Ma al tavolo della cabina di regia economica della Lega, allestito al “suo” ministero dei Trasporti, ai presenti basta un segnale per mettere in fila le richieste. A cominciare dal miliardo in più da chiedere agli istituti.

A guidare il fronte che piccona la legge di bilancio sono i “falchi” Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Insieme all’ex sottosegretario Armando Siri, si rivolgono direttamente a Giancarlo Giorgetti. E così la riunione si trasforma nella ricerca di un assist da parte del ministro dell’Economia, che appena pochi minuti prima aveva spiegato come e perché la Finanziaria ha trovato il miglior punto di equilibrio possibile.

ROMA - “Agli italiani serve qualcosa in più da questa manovra e questo di più è giusto che lo paghino le banche”. Quando prende la parola per dettare la linea, Matteo Salvini non scende nei dettagli delle correzioni. Ma al tavolo della cabina di regia economica della Lega, allestito al “suo” ministero dei Trasporti, ai presenti basta un segnale per mettere in fila le richieste. A cominciare dal miliardo in più da chiedere agli istituti.

A guidare il fronte che piccona la legge di bilancio sono i “falchi” Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Insieme all’ex sottosegretario Armando Siri, si rivolgono direttamente a Giancarlo Giorgetti. E così la riunione si trasforma nella ricerca di un assist da parte del ministro dell’Economia, che appena pochi minuti prima aveva spiegato come e perché la Finanziaria ha trovato il miglior punto di equilibrio possibile.

L’apprezzamento è unanime, specie quando il ministro e il sottosegretario al Mef, Federico Freni, rassicurano sui fondi per le opere: nessun taglio alle infrastrutture, solo “rimodulazioni temporali”. Lo stesso vale per il Piano casa: il fondo per il clima e la Coesione garantiranno risorse già l’anno prossimo.

Ma a prevalere al tavolo è la necessità di fare di più. Per questo piovono richieste: prima la rottamazione delle cartelle. I leghisti vogliono allargare la platea, includendo anche chi è stato già raggiunto da un accertamento fiscale. Si discute delle differenze con la quater: per la quinta edizione si chiede di ridurre il tasso degli interessi, dal 4% a circa il 3%. Un’altra istanza riguarda gli affitti brevi: via l’aumento della cedolare secca sul primo immobile.

Giorgetti ascolta in silenzio tutti gli interventi. Poi chiarisce che il Parlamento è “sovrano” e “può cambiare qualsiasi cosa”, ma - è la condizione inderogabile - se vuole farlo deve trovare coperture adeguate e coerenti con le regole del nuovo Patto di stabilità. Un concetto che ribadirà anche lasciando il Mit al termine del “conclave”. A chi gli chiede se è d’accordo con Salvini sull’aumento del contributo a carico delle banche, risponde così: “Voi pensate che il ministro dell’Economia decida tutto? Non sono nè il Papa nè Trump, è il Parlamento che decide queste cose”. Lo stesso ragionamento vale per le locazioni brevi.

Il messaggio viene recepito dai richiedenti con un cauto ottimismo. Ma la strada delle correzioni è in salita. La “pace fiscale” ha una dote di 1,5 miliardi: servono risorse aggiuntive per coprire i costi dell’estensione. A meno di ridurre il numero dei pagamenti o il periodo di riferimento dei debiti che potranno essere “rottamati”.

I “falchi” tengono il punto. Nessuna rinuncia, ma tocca a loro indicare le coperture alternative. Ecco perché al tavolo si ritorna a parlare di nuovo del contributo extra per gli istituti di credito. L’obiettivo è ottenere un miliardo in più rispetto ai circa quattro concordati con l’Abi per il 2026: una parte delle coperture andrebbe proprio alla misura sulle cartelle, oltre che alle altre modifiche.

Piccolo problema: il messaggio che trapela da Palazzo Chigi è ostile all’arrembaggio. Giorgia Meloni - spiegano fonti di governo - non intende riaprire l’intesa con le banche. Il vento contrario arriva dentro il ministero delle Infrastrutture, ma non cambia il clima della riunione. Al punto che quando la discussione si avvia alla conclusione, le richieste vengono ribadite. Si aggiunge anche l’estensione della flat tax da 85mila a 100 mila euro: un allargamento "a tendere”, non nella manovra, ma comunque il prima possibile.

ll pressing non si ferma. Lo sguardo è sempre rivolto agli istituti bancari. “Siamo fiduciosi che potremo migliorare la manovra in Parlamento, magari anche con un ulteriore sostegno delle banche, che - dice Siri - anche oggi grazie a una nuova discesa dello spread sicuramente hanno di che essere contenti”. La manovra parte oggi al Senato già carica di incognite.

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