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“Nocciole troppo care”. Meno Turchia nella Nutella

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Ferrero aumenta gli acquisti da Stati Uniti, Cile e Italia dopo l’impennata dei costi. L’azienda: “Le forniture resteranno costanti”
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MILANO – Scampato pericolo. Da Alba, capitale di quel dolce regno sul quale non cala mai il cucchiaino, il messaggio è chiaro: nonostante l’impennata dei prezzi delle nocciole in Turchia, scaffali, dispense e legioni di fedelissimi della Nutella possono dormire — stravizi alimentari permettendo — sonni tranquilli. «Il modello di approvvigionamento multi-origine di Ferrero, che comprende Turchia, Italia, Cile, Stati Uniti e altri Paesi, consente una fornitura costante durante tutto l’anno», recita un algido comunicato del produttore italiano, spiegando in sostanza che nulla cambierà nella produzione della crema spalmabile più famosa del mondo.

Eppure, la questione turco-piemontese infiamma il mercato della nocciola, tanto che se n’è occupato anche il Financial Times. La colpa è tutta della Halyomorpha Halis, volgarmente nota come “cimice asiatica”, che fra le caratteristiche ha quelle di essere puzzolente e golosa di alberi da frutto. Lo scorso anno la cimice ha deciso di dedicarsi an…

MILANO – Scampato pericolo. Da Alba, capitale di quel dolce regno sul quale non cala mai il cucchiaino, il messaggio è chiaro: nonostante l’impennata dei prezzi delle nocciole in Turchia, scaffali, dispense e legioni di fedelissimi della Nutella possono dormire — stravizi alimentari permettendo — sonni tranquilli. «Il modello di approvvigionamento multi-origine di Ferrero, che comprende Turchia, Italia, Cile, Stati Uniti e altri Paesi, consente una fornitura costante durante tutto l’anno», recita un algido comunicato del produttore italiano, spiegando in sostanza che nulla cambierà nella produzione della crema spalmabile più famosa del mondo.

Eppure, la questione turco-piemontese infiamma il mercato della nocciola, tanto che se n’è occupato anche il Financial Times. La colpa è tutta della Halyomorpha Halis, volgarmente nota come “cimice asiatica”, che fra le caratteristiche ha quelle di essere puzzolente e golosa di alberi da frutto. Lo scorso anno la cimice ha deciso di dedicarsi anche ai noccioleti turchi, che da soli assicurano oltre la metà della produzione mondiale, portando ovviamente a un calo della produzione e a tensioni sui prezzi.

Tensioni che, è l’accusa nemmeno troppo velata, vengono esasperate dai grossisti locali che stanno rastrellando — in senso economico — nocciole da tutti i produttori per poi venderle a prezzo rincarato. Da giugno ad oggi una tonnellata di nocciole sgusciate ha in sostanza raddoppiato il suo prezzo, passando da 9mila a 18mila dollari.

Dall’altra parte, in veste di compratore, c’è appunto la Ferrero, che da sola consuma un quarto della produzione mondiale e che a questo punto frena sul prodotto turco, preferendo ricorrere alle sue riserve e a produttori alternativi come il Cile e gli Stati Uniti. Nessuna guerra con Ankara, è però il messaggio netto che arriva dal gruppo: «La Turchia rimane al centro della filiera Ferrero stante il nostro impegno nei confronti di questo Paese orientato al lungo periodo». Non sarà la speculazione, insomma, a rovinare rapporti consolidati.

Ma di fronte ai rincari della materia prima c’è il rischio che anche barattoloni e vaschette — oggi nella grande distribuzione i prezzi vanno dagli 8 ai 18 euro il chilo, a seconda della taglia della confezione — aumentino? Sul tema la Ferrero non commenta, anche perché sono i singoli distributori a decidere il prezzo; ma certo la formula dei costi che sta dentro il barattolo è complessa e ad Alba sono abituati a far fronte a rincari più o meno duraturi di alcuni ingredienti, come ad esempio è successo in passato per il cacao, che nell’ottobre del 2024 costava il 16% in più di adesso. Gioie e dolori di un produttore globale, che di globale ha anche la filiera da cui si rifornisce.

Occhio, adesso, anche alle quotazioni delle noccioline americane, visto che dalla prossima primavera Alba vestirà il suo prodotto principe a stelle e strisce per lanciare una Nutella Peanut, studiata appositamente per gli Usa. Scisma insopportabile dall’ortodossia della miscela di nocciole e cioccolato che da ottant’anni, grazie al capostipite Michele Ferrero, tenta i palati? O invece diversificazione che strizza l’occhio alla tendenza Maga anche sullo scaffale del supermercato? Quel che è certo è che al momento, con le quotazioni delle noccioline americane in calo, almeno su quell’esotico prodotto che non piacerà ai tradizionalisti, la Ferrero avrà qualche grattacapo in meno.

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