I conti Cgil sul fiscal drag. L’inganno della manovra: i salari restano in rosso
di Valentina ConteROMA – Prima l’inflazione, poi il fisco: a pagare il conto sono lavoratori e pensionati. È quanto emerge dal nuovo studio della Cgil sul fiscal drag, il drenaggio fiscale che scatta quando, in un sistema progressivo, i redditi nominali crescono con i prezzi. Ma scaglioni e detrazioni restano fermi. Un prelievo automatico che erode il potere d’acquisto anche senza nuove tasse.
L’impatto dell’inflazione
Secondo l’Ufficio economia della Cgil, dal 2021 i prezzi al consumo sono aumentati del 20,7% in termini cumulati, mentre i salari reali non hanno mai recuperato, anzi sono a -8,8%. Se si guarda al quadriennio 2022-2025, l’inflazione è stata dell’8,7% nel 2022, del 5,9 nel 2023, dell’1,1 nel 2024 e stimata dal governo all’1,8 nel 2025. L’analisi Cgil si concentra sul triennio 2023-2025, gli anni del governo Meloni, per verificare se bonus e tagli del cuneo abbiano compensato il drenaggio.
ROMA – Prima l’inflazione, poi il fisco: a pagare il conto sono lavoratori e pensionati. È quanto emerge dal nuovo studio della Cgil sul fiscal drag, il drenaggio fiscale che scatta quando, in un sistema progressivo, i redditi nominali crescono con i prezzi. Ma scaglioni e detrazioni restano fermi. Un prelievo automatico che erode il potere d’acquisto anche senza nuove tasse.
L’impatto dell’inflazione
Secondo l’Ufficio economia della Cgil, dal 2021 i prezzi al consumo sono aumentati del 20,7% in termini cumulati, mentre i salari reali non hanno mai recuperato, anzi sono a -8,8%. Se si guarda al quadriennio 2022-2025, l’inflazione è stata dell’8,7% nel 2022, del 5,9 nel 2023, dell’1,1 nel 2024 e stimata dal governo all’1,8 nel 2025. L’analisi Cgil si concentra sul triennio 2023-2025, gli anni del governo Meloni, per verificare se bonus e tagli del cuneo abbiano compensato il drenaggio.
I calcoli della Cgil
Il sindacato calcola il fiscal drag come differenza tra l’imposta effettivamente pagata dai lavoratori con la normativa vigente e quella che si sarebbe dovuta pagare in un sistema Irpef indicizzato all’inflazione, cioè con scaglioni e detrazioni aggiornati ai prezzi. Il risultato è netto: solo chi guadagna 15 mila euro ha un saldo positivo (+230 euro annui). Tutti gli altri ci hanno perso: -699 euro a 20mila, -2.087 euro a 35mila, fino a -3.374 euro a 55mila.
«Secondo il governo – afferma il segretario confederale Christian Ferrari – il fiscal drag sarebbe stato compensato dai tagli al cuneo e dalle modifiche Irpef. Una tesi che, anche se fosse vera, svelerebbe comunque la propaganda di questi anni: i salari non sono stati affatto sostenuti e quanto riconosciuto con una mano è stato sottratto con l’altra, in una mera partita di giro a saldo zero. Le cose, in realtà, stanno molto peggio, come mostra la nostra simulazione».
Nemmeno la manovra 2026, secondo la Cgil, cambierà la rotta. La riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35 al 33% porterà vantaggi limitati – tra 0 e 440 euro annui – solo sopra i 28 mila euro di reddito, mentre la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali per i redditi medio-bassi vale in media 126 euro e riguarda circa 3,3 milioni di lavoratori. «Misure marginali», avverte Ferrari. Un reddito di 30 mila euro che ha perso 636 euro nel triennio recupera il prossimo anno solo 40 euro. Un reddito di 40 mila euro ne riprende 240 su 2.840 persi.
Gli altri studi
Altri studi, come quello della Banca centrale europea e il recente dell’Osservatorio dei conti pubblici della Cattolica, sostengono che il fiscal drag sia stato integralmente recuperato dai dipendenti. La differenza sta nel metodo: quelle analisi valutano la pressione fiscale tra 2019 e 2023 e trovano che bonus e tagli del cuneo abbiano compensato gli scatti di scaglione. La Cgil, invece, parte dall’inflazione cumulata e misura se le politiche fiscali del governo Meloni abbiano davvero difeso il potere d’acquisto dei salari.
Le richieste al governo: restituire e neutralizzare il drenaggio
Ferrari accusa l’esecutivo di aver scelto di «continuare a gravare sui redditi fissi, mentre agli altri si garantiscono flat tax, condoni e concordati». E aggiunge: «Le risorse sottratte dal fiscal drag non finanziano servizi pubblici, ma austerità e corsa al riarmo per 23 miliardi». Per questo la Cgil chiede al governo «la restituzione del drenaggio» a lavoratori e pensionati. E la sua «neutralizzazione» nel futuro con «l’indicizzazione automatica all’inflazione di scaglioni, detrazioni, trattamento integrativo, Isee ed esenzioni, come avviene in Usa». Infine sulla manovra: «La nostra mobilitazione continua per cambiarla». Sullo sfondo, possibile, lo sciopero generale a dicembre.