Economia

Cambiare il portafoglio per inseguire la longevità

Cambiare il portafoglio per inseguire la longevità
Tecnologia e salute al centro delle strategie di investimento per tenere conto di popoli più vecchi e con meno figli
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L’umanità sta entrando a passo spedito in una nuova era economica. Entro il 2050, una persona su sei nel mondo avrà più di 65 anni e in Europa l’età media supererà i 48 anni. Giappone, Germania, Italia e Corea del Sud guidano la classifica dell’invecchiamento stilata da Pictet, con quote di over 65 che in meno di 25 anni toccheranno tra il 35 e il 40% della popolazione.

È una trasformazione strutturale che non riguarda solo la società, ma ridefinisce la produttività, il consumo e così pure l’allocazione del capitale. I mercati finanziari ne hanno preso atto e da tempo hanno costruito prodotti per consentire ai risparmiatori di “cavalcare” la longevity del genere umano. Tecnologia e salute sono le due anime di queste strategie: da una parte per colmare l’inesorabile riduzione di forza lavoro, dall’altra per curare una popolazione che diventa sempre più anziana. «La longevità è una tendenza inarrestabile che ridefinisce la pianificazione finanziaria» mette in chiaro Giulia Culot, portfolio manager di Sycomore. «I fondi tematici dedicati alla salute, al risparmio previdenziale e all’innovazione tecnologica sono oggi il modo più diretto per coglierne il potenziale di lungo periodo».

la situazione demografica nel mondo

Si allunga la vita media

La crescita del benessere e dei progressi medici ha prolungato la vita media in quasi tutte le economie sviluppate. Ma l’effetto collaterale è un rapido calo della forza lavoro. Nei Paesi Ocse il tasso di dipendenza degli anziani – il rapporto tra over 65 e popolazione attiva – passerà dal 37% attuale a oltre il 70% nel 2050. Maria Vassalou, direttrice del Pictet research institute, sintetizza così la portata della sfida: «L’invecchiamento globale non è una condanna alla stagnazione. È l’occasione per ripensare i modelli di crescita. Le società che sapranno combinare demografia e innovazione trasformeranno un rischio strutturale in un vantaggio competitivo duraturo».

Canada e Stati Uniti per ora subiranno meno questi mutamenti, grazie a un costante flusso migratorio. Alla faccia di Donald Trump. Mentre l’Europa è nell’occhio del ciclone. La pressione demografica sarà più intensa in Italia, Spagna e Germania, dove il tasso di dipendenza supererà l’80%. Nel nostro Paese, gli over 65 rappresentano oggi circa il 24% della popolazione, ma entro il 2050 saliranno al 36%. Ciò significa che un lavoratore dovrà sostenere, fiscalmente e previdenzialmente, quasi un anziano ogni due attivi. Anche l’ultimo rapporto Istat ha inquadrato la portata del problema, in questo caso dal punto di vista della natalità, oramai in picchiata. Nei primi sette mesi del 2025 sono nati 13 mila bambini in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 e il tasso di natalità ha raggiunto il minimo storico.

Legame tra demografia e tecnologia

Trovare risposte è una delle grandi sfide del nostro tempo. Al pari del cambiamento climatico. E l’innovazione tecnologica è pronta a giocare un ruolo da protagonista. Secondo il rapporto di Pictet, infatti, il legame tra demografia e tecnologia è evidente. Le economie che hanno iniziato prima a invecchiare sono oggi le più automatizzate: la Corea del Sud opera con oltre mille robot ogni 10 mila lavoratori; Germania e Giappone superano quota 400. Il costo medio della robotica industriale, nel frattempo, è sceso quasi dell’80% dagli anni Novanta, spingendo anche le piccole e medie imprese ad adottarla. Vassalou sottolinea come il digitale non sia più una semplice opzione. «In un mondo che invecchia – dice – la tecnologia non sostituisce il lavoro umano: lo amplifica. È la chiave per mantenere prosperità e coesione sociale, garantendo crescita reale anche in presenza di popolazioni più anziane».

La chiave di tutto è la produttività, sostengono gli analisti, e la tecnologia sarà la risposta. Basta considerare questo dato: ogni punto percentuale di crescita della produttività può compensare una riduzione di quasi lo 0,8% della popolazione attiva. Aziende come l’americana Asm International saranno destinate a sostenere l’economia in carenza di manodopera.

Le stime fatte dalla casa di gestione parlano chiaro: l’intelligenza artificiale potrà contribuire a una crescita aggiuntiva del Pil globale compresa tra il +0,4% e il +1,5% l’anno nel prossimo decennio, arrivando fino al 7% nel 2040. Negli Stati Uniti, sempre l’IA potrà ridurre di oltre 5 punti percentuali il rapporto tra debito e Pil, grazie a maggiore produttività e gettito fiscale. Una strada che sembra preannunciare come la “bolla” tecnologica sia tutt’altro che cessata. Forse assumerà forme diverse, ma continuerà probabilmente a concentrare sempre di più gli indici globali, che già oggi vedono società come Nvidia capitalizzare da sole oltre 5mila miliardi di dollari a Wall Street.

I nuovi consumi

Parallelamente, la longevità sta modificando la domanda dei consumi. Entro il 2050, gli over 74 rappresenteranno il 30% della spesa in Giappone e oltre il 14% negli Stati Uniti. Una voce destinata inevitabilmente a salire sarà quella in salute, tassello centrale della cosiddetta silver economy, ecosistema economico e finanziario pronto a diventare uno dei megatrend del XXI secolo. Dunque farmaceutica, dispositivi medici, diagnostica e telemedicina. Ma anche player legati al business dello sport come l’italiana Technogym.

Un tempo considerato fattore di rischio macroeconomico, l’invecchiamento sta diventando un vero e proprio asset strategico della finanza. Nel periodo dal 2020 al 2025, il fatturato globale della sanità digitale è cresciuto a un ritmo del 18,7% annuo, sostiene un’analisi firmata Swisscanto, passando da 106 miliardi di dollari a 981. Fondi tematici, Etf settoriali e strategie Esg che integrano sanità, IA e welfare sono sulla cresta dell’onda. Nelle previsioni di Pictet si legge quanto segue: «Le economie che investiranno in questi temi avranno una crescita del Pil doppia rispetto agli altri. Insomma, non si tratta più di prepararsi a un mondo che invecchia, ma di costruirne uno che prosperi grazie alla longevità».

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