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Manovra, al via in Senato le audizioni di 76 categorie: da bonus a pensioni, quali sono le richieste

(ansa)

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Inizia il percorso parlamentare della legge di bilancio. Quattro giorni di interventi, poi chiude il ministro Giorgetti giovedì
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Parte oggi in Senato il percorso della quarta legge di bilancio del governo Meloni, una manovra da 18,7 miliardi. Ma ancora non sono stati nominati i relatori, circostanza che l’opposizione denuncia come «un’anomalia grave». In commissione Bilancio di Senato e Camera si apre intanto il ciclo delle audizioni: saranno 76 in quattro giorni e si chiuderanno giovedì con il ministro Giancarlo Giorgetti.

Oggi sfilano i primi 47 soggetti — a disposizione dai 7 ai 15 minuti ciascuno — dal mondo delle imprese e delle professioni fino al terzo settore e agli studenti. Tra i nomi anche suor Anna Monia Alfieri, dell’Unione superiore maggiori d’Italia, che chiederà un buono nazionale per l’istruzione a sostegno delle scuole paritarie. In audizione pure S…

Parte oggi in Senato il percorso della quarta legge di bilancio del governo Meloni, una manovra da 18,7 miliardi. Ma ancora non sono stati nominati i relatori, circostanza che l’opposizione denuncia come «un’anomalia grave». In commissione Bilancio di Senato e Camera si apre intanto il ciclo delle audizioni: saranno 76 in quattro giorni e si chiuderanno giovedì con il ministro Giancarlo Giorgetti.

Oggi sfilano i primi 47 soggetti — a disposizione dai 7 ai 15 minuti ciascuno — dal mondo delle imprese e delle professioni fino al terzo settore e agli studenti. Tra i nomi anche suor Anna Monia Alfieri, dell’Unione superiore maggiori d’Italia, che chiederà un buono nazionale per l’istruzione a sostegno delle scuole paritarie. In audizione pure Svimez, Anpit, Conftrasporto, Federcasa, Anitec-Assinform, le associazioni ambientaliste, Forum del Terzo Settore, Sbilanciamoci e Asvis. In serata tocca ai rappresentanti della sanità privata, alle professioni, alle pmi, al mondo bancario con l’Abi, al Forum famiglie e all’Alleanza contro la povertà. Domani sarà la volta di sindacati e imprese: Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Confcommercio, Coldiretti, Ance, Ania. Mercoledì gli enti locali. E infine giovedì Istat, Cnel, Banca d’Italia, Corte dei conti e Upb.

Sul piano politico confronto aperto dentro la maggioranza. Tra i nodi: la rottamazione delle cartelle, la cedolare sulle case affittate tramite piattaforma, la tassazione sui dividendi. FdI valuta un ritocco al Sismabonus per includere pure le zone colpite dal sisma del 2009. Il vicepremier e numero uno di FI Antonio Tajani dice che «in settimana ci riuniremo per preparare gli emendamenti per migliorare la manovra». I sindacati porranno il tema pensioni: dall’aumento dell’età all’abolizione di Opzione donna e Quota 103. Dall’opposizione, il Pd prepara i suoi emendamenti e lancia un allarme sul piano casa: «Senza accordo con l’Ue rischiamo che resti sulla carta». Per Giuseppe Conte (M5S) «non si prendono soldi dove sono: giganti del web, riarmo, banche».

Famiglie e povertà: assegno unico esteso e bonus libri scolastici

Il Forum delle associazioni familiari chiede di estendere l’assegno unico fino ai 21 anni dei figli a carico, riconoscendo che il costo più gravoso arriva dopo la maggiore età. E di introdurre la detrazione al 19% per i libri scolastici di medie e superiori. Sul fronte fiscale propone di rendere il taglio Irpef più equo per le famiglie, usando le stesse risorse in manovra, ma modulandolo in base al numero dei figli. L’Alleanza contro la povertà sollecita invece di trasformare l’Assegno di inclusione in una misura di “universalismo selettivo”, che includa anche i maggiorenni senza carichi di cura e riduca i vincoli di residenza. E di riportare gli stanziamenti almeno al massimo storico di 8,8 miliardi l’anno, riutilizzando i risparmi 2024-2025 per rafforzare trasferimenti e servizi contro la povertà.

Lavoro: più sgravi sui salari. Pensioni, stop all’età

La Cgil chiede di restituire il fiscal drag a lavoratori e pensionati, aumentare le risorse per sanità, investimenti e rinnovi dei contratti pubblici, sterilizzare per tutti l’aumento di età e contributi per la pensione e garantire più flessibilità in uscita. La Cisl sollecita di estendere al pubblico impiego lo sgravio Irpef su produttività e lavoro notturno e festivo, portare il taglio Irpef fino a 60 mila euro anziché 50 mila, limitare la detassazione al rinnovo dei contratti firmati dai sindacati più rappresentativi e rifinanziare la legge sulla partecipazione. La Uil propone di alzare oltre i 28 mila euro il tetto per la detassazione degli aumenti contrattuali, rafforzare la sanità, ripristinare Opzione donna, più flessibilità in uscita per i lavori usuranti e potenziare il welfare.

Banche e assicurazioni: limitare il contributo e proseguire il dialogo

Si entra nel vivo, stasera alle 19, con l’audizione dei banchieri dell’Abi in Senato, cui seguirà, domani alle 12,45, l’Ania delle polizze. I due settori della finanza sono tra i primi “pagatori” della manovra 2026, che chiede loro 4,4 miliardi (11 nel triennio al 2028). Finora il dialogo non registra strappi come nel 2023. Il governo però ha travalicato gli auspici degli interessati. I banchieri avevano dato delega al dg dell’Abi a limitare i contributi ai soli anticipi di liquidità, senza erodere capitale o utili, stimati in 30 miliardi quest’anno. Ma il +2% dell’Irap per tutto il mondo finanziario (costo, 1,3 miliardi), con gli 1,8 miliardi per poter erogare gli utili messi a riserva evitando la tassa 2023, erodono eccome. Abi e Ania, intendono tenere il dialogo sul piano tecnico, non politico: per stile istituzionale, e per evitare che le “richieste” lievitino a 5 o 6 miliardi, come chiede a gran voce la Lega.

Investitori: rischio doppia imposizione

Tra i primi auditi in Senato, stamani, c’è Assoholding, che rappresenta le società con partecipazioni azionarie. Un tema caldo, poiché la manovra 2026 riduce la participation exemption del 2003 per cui chi riceve dividendi o segna plusvalenze da soggetti Ires li può escludere dall’imponibile del 41,86% se persona fisica, del 95% se giuridica. Dal 1° gennaio l’esenzione, nata per evitare l’imposizione doppia (su chi realizza gli utili e poi su chi li riceve), varrà solo per chi detiene oltre il 10% in una società: per gli altri si paga il 24%. Il governo stima incassi per un miliardo l’anno tra il 2026 e il 2028. Ma Assoholding ha già chiesto di «rivalutare l’art. 18 per non distorcere gli investimenti e la competitività delle imprese italiane». Anche Unimpresa vede il rischio «del più grave autogol fiscale del decennio», e teme una fuga di capitali per un Paese che già attrae meno fondi dei rivali Ue.

Affitti brevi: albergatori e gestori divisi sulla cedolare

Ancora incerto il futuro sulla norma che dovrebbe innalzare al 26% (o al 23%) la cedolare secca sugli affitti brevi. Il tema divide il governo, come anche gli operatori del settore. Da un lato ci sono gli albergatori, rappresentati da Confindustria Alberghi che da anni chiede maggiori regole. Dall’altro si schierano le associazioni di gestori di affitti brevi (Aigab), di agenti immobiliari (Fiaip) e mediatori (Fimaa), attese oggi in audizione al Senato. Confedilizia sottolinea come il testo bollinato del Ddl contenga l’aumento della cedolare, salvo il raro caso in cui il proprietario non si avvalga di agenti o di portali telematici come Airbnb, anch’essa contraria alla novità. «Non essendo in sostanza cambiato nulla rispetto alla bozza, ci aspettiamo che i due vicepremier confermino il loro impegno all’eliminazione della norma», ribatte l’associazione.

Imprese: aiuti e garanzie per crescere ancora

Pur ammettendo che il testo attuale «tiene conto delle imprese», il presidente di Confindustria è convinto che ci siano «alcune cose da mettere a posto». Emanuele Orsini auspica una Manovra dalla «visione triennale» e che abbia «la crescita come bussola». L’audizione di Confindustria è fissata in Senato per domani mattina, seguita da quelle delle associazioni dei commercianti, degli agricoltori e dei costruttori. Il giudizio generale di Orsini resta positivo, con tre punti critici da rivedere: quella che Confindustria definisce la «doppia tassazione» sui dividendi, la restrizione delle regole sulla compensazione dei crediti d’imposta, la mancanza di una proroga delle attuali regole sul fondo di garanzia per le Pmi. Per Confcommercio andrebbero detassati anche i rinnovi contrattuali del 2024.

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