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Manovra, il conto per le banche: meno ricavi e 9 miliardi di tasse

(ansa)

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In audizione l’Abi segnala il pericolo: “Colpiti anche i piccoli istituti”. La Lega insiste: serve di più per le forze dell’ordine
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I banchieri italiani tengono la linea del dialogo col governo, che chiede loro 9,6 miliardi di maggior gettito tra il 2026 e il 2029. Ma il direttore generale dell’Abi, Marco Rottigni, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, avverte la politica che gli istituti non sono galline dalle uova d’oro: “Il contesto economico è incerto ed è elevata l’instabilità geopolitica”, anche per i dazi Usa”. E in Italia, a causa del taglio dei tassi da parte della Bce, nel solo primo semestre “i principali gruppi bancari hanno registrato un calo di circa il 6% del margine d’interesse, tendenza che proseguirà nel prossimo triennio”. In più stanno aumentando i fallimenti (+18% da metà 2024).

Durante l’audizione sulla manovra, Rottigni spiega che la legge di spesa avrà impatti “su tutte le banche, in funzione delle dimensioni, ma” comunque “colpirà anche le più piccole». Poi passa a quantificare i mancati ricavi per le misure di “anticipo di liquidità”, tra cui il differimento di alcune dedu…

I banchieri italiani tengono la linea del dialogo col governo, che chiede loro 9,6 miliardi di maggior gettito tra il 2026 e il 2029. Ma il direttore generale dell’Abi, Marco Rottigni, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, avverte la politica che gli istituti non sono galline dalle uova d’oro: “Il contesto economico è incerto ed è elevata l’instabilità geopolitica”, anche per i dazi Usa”. E in Italia, a causa del taglio dei tassi da parte della Bce, nel solo primo semestre “i principali gruppi bancari hanno registrato un calo di circa il 6% del margine d’interesse, tendenza che proseguirà nel prossimo triennio”. In più stanno aumentando i fallimenti (+18% da metà 2024).

Durante l’audizione sulla manovra, Rottigni spiega che la legge di spesa avrà impatti “su tutte le banche, in funzione delle dimensioni, ma” comunque “colpirà anche le più piccole». Poi passa a quantificare i mancati ricavi per le misure di “anticipo di liquidità”, tra cui il differimento di alcune deducibilità previste per il 2027 sulle perdite sui crediti e sulle eccedenze Ace.

Ecco il guadagno sfumato: se "tale liquidità fosse stata investita sottoscrivendo titoli del debito pubblico, avrebbe generato ricavi per le banche di circa 800 milioni”.

L’audizione del banchiere, che in pochi minuti elenca le sei "misure di carattere fiscale di cui le banche sono dirette destinatarie”, si conclude con “la piena disponibilità dell’Abi a un confronto di maggior dettaglio sui provvedimenti”. Nessun commento o critica alle nuove imposte come la exit tax da 1,8 miliardi, o il rincaro dell’Irap (quasi un miliardo, sommato ai 600 milioni per le assicurazioni audite oggi), che il settore non s’aspettava, preparandosi a un bis degli anticipi di liquidità già erogati nella manovra un anno fa.

Ma il profilo tenuto dal direttore generale dell’Abi, che più basso non si può, non evita il nuovo anatema del vicepremier Matteo Salvini. Ospite di Bruno Vespa su Rai 1, il leader della Lega torna a tuonare contro gli"istituti. «Le banche - annota - chiuderanno quest’anno con più di 50 miliardi di guadagni, grazie agli italiani che pagano le commissioni sul bancomat, o gli interessi quando chiedono un prestito o mutuo”. Per questo - aggiunge - “è fondamentale reinvestire una piccola parte di questo enorme guadagno, che non ha precedenti nella storia, aiutando famiglie e imprese in difficoltà”.

Ma non basta. Salvini vuole un miliardo in più dalle banche. Giorgia Meloni è contraria, ma il vicepremier prova a coinvolgere gli alleati sventolando il drappo della sicurezza. Il richiamo all’aumento degli stipendi di poliziotti e carabinieri, da finanziare proprio con il contributo extra a carico degli istituti, provoca Forza Italia. Come i leghisti, anche gli azzurri vogliono dare un segnale alle forze dell’ordine, ma senza gravare ancora sulle banche. Il rebus da risolvere è però lo stesso: dove trovare i soldi per finanziare le correzioni.

Ecco perché oggi Antonio Tajani riunirà i suoi per selezionare le priorità. In testa c’è lo stop all’aumento delle tasse sugli affitti brevi, che per i gestori dell’Aigab colpirà 500 mila famiglie del ceto medio. Il resto della maggioranza lavora a una mediazione: cedolare secca al 23% invece che al 26% per il primo immobile. Il cantiere della manovra resta in fermento.

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