Martin (Medef): “L’inerzia di Bruxelles pesa, le imprese chiedono di ripartire da Draghi”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriIl presidente degli industriali francesi Patrick Martin (Photo by ALAIN JOCARD / AFP)
PARIGI – La priorità assoluta per le imprese è semplificare le regole dell’Ue e alleggerire direttive e standard sugli obblighi di sostenibilità» spiega Patrick Martin, presidente del Medef, che arriva oggi a Roma per partecipare al settimo Forum trilaterale con Confindustria e Bdi. Gli imprenditori di Francia, Italia e Germania, confida Martin, sono preoccupati per «una forma di inerzia» dell’Ue di fronte a una concorrenza sempre più aggressiva di Cina e Stati Uniti.
Quali sono le urgenze che l’Ue deve affrontare?
«Dal forum di Roma uscirà una dichiarazione congiunta che metterà in evidenza sei priorità e, più in generale, una forte impazienza rispetto all’attuazione del rapporto Draghi. Da mesi lo chiediamo, abbiamo incontrato Ursula von der Leyen prima dell’estate, ma finora nessun passo avanti».
Semplificare le regole è la parola d’ordine?
«Semplificare e completare finalmente il mercato unico. Parliamo molto della concorrenza internazionale ma ci sono anche le barriere non tariff…
PARIGI – La priorità assoluta per le imprese è semplificare le regole dell’Ue e alleggerire direttive e standard sugli obblighi di sostenibilità» spiega Patrick Martin, presidente del Medef, che arriva oggi a Roma per partecipare al settimo Forum trilaterale con Confindustria e Bdi. Gli imprenditori di Francia, Italia e Germania, confida Martin, sono preoccupati per «una forma di inerzia» dell’Ue di fronte a una concorrenza sempre più aggressiva di Cina e Stati Uniti.
Quali sono le urgenze che l’Ue deve affrontare?
«Dal forum di Roma uscirà una dichiarazione congiunta che metterà in evidenza sei priorità e, più in generale, una forte impazienza rispetto all’attuazione del rapporto Draghi. Da mesi lo chiediamo, abbiamo incontrato Ursula von der Leyen prima dell’estate, ma finora nessun passo avanti».
Semplificare le regole è la parola d’ordine?
«Semplificare e completare finalmente il mercato unico. Parliamo molto della concorrenza internazionale ma ci sono anche le barriere non tariffarie interne all’Ue che hanno un peso enorme. Siamo allineati sull’obiettivo della neutralità climatica, anche se possono esserci differenze tra Paesi su settori o calendario da seguire. Siamo tutti d’accordo però sulla necessità di ridurre il costo dell’energia, difendere la neutralità tecnologica e sviluppare un’economia circolare europea. Finora l’Europa ha contrapposto ecologia e competitività».
A luglio Medef e Confindustria avevano firmato un “appello congiunto all’azione” rivolto all’Ue. Nessuna risposta?
«Purtroppo niente di concreto. L’Europa sta vacillando. La sua voce si affievolisce, il suo peso geopolitico si riduce. In un mondo segnato dagli shock geopolitici, l’indecisione rappresenta la minaccia più grave. Il dibattito sulla direttiva Cs3d è un perfetto esempio. Vediamo discussioni interminabili al parlamento europeo senza alcuna decisione».
L’Europa è in ritardo anche nella corsa all’innovazione e alle nuove tecnologie. È una sfida già persa?
«L’Europa produce solo l’11 per cento dei semiconduttori mondiali. Bisogna accelerare sulle infrastrutture digitali, sulla formazione e creare un quadro normativo stabile per il settore che oggi non esiste. Proponiamo la creazione di un fondo europeo per la competitività e il completamento dell’unione dei mercati dei capitali. Le attuali norme penalizzano gli investitori europei, mentre gli Stati Uniti le stanno alleggerendo. Dovremmo ispirarci a loro. Inoltre, vogliamo rilanciare l’ambizione europea con un Biotech Act e un Innovation Act per stimolare la ricerca, frenata da una regolamentazione troppo pesante. E infine, ricostruire una base industriale di Difesa a livello europeo. Anche in questo caso, troppe parole e pochi fatti».
Sentendola elencare queste priorità, l’Ue sembra disarmata di fronte a una concorrenza sempre più aggressiva di Stati Uniti e Cina. È così?
«Il mondo cambia a una velocità che non avevamo previsto. Gli shock economici si accumulano e l’Europa reagisce troppo lentamente. Gli Usa, da Joe Biden a Donald Trump, hanno difeso i loro interessi senza complessi. L’Europa, invece, si è lasciata umiliare nei negoziati sui dazi. Tra le nostre aziende c’è ormai una forma di rabbia. Gli imprenditori misurano il costo della deindustrializzazione, dell’instabilità normativa, della perdita di competitività. Le nostre fabbriche chiudono ma c’è una classe politica che continua a ignorare questa realtà, ed è particolarmente vero per la Francia».
L’instabilità politica francese ha un impatto pesante sull’economia?
«Paradossalmente, confesso di essere oggi più preoccupato dal fatto che la ricerca di una stabilità politica in parlamento porti a misure che vanno a scapito della performance economica. La tassa Zucman non è passata ma, come temevo, sono già spuntate altre nuove misure di prelievo fiscale».
Prima citava la rabbia degli imprenditori. Il Medef aveva annunciato una manifestazione di protesta. Si farà?
«L’abbiamo sospesa perché il governo è caduto e non aveva senso organizzarla senza un interlocutore politico. Ma se il nuovo governo Lecornu continuerà a ignorare le nostre richieste non escludiamo una forma di mobilitazione collettiva».