Sanità, i soldi in manovra non bastano. Cnel, Corte dei conti e Istat: “Risposta solo parziale”
di Michele BocciMeno fondi, risorse che affrontano solo parzialmente i problemi, organici troppo ridotti. Non fanno sconti alla parte sanitaria della manovra tre organismi che si occupano di studiare conti e servizi del settore come Cnel, Corte dei Conti e Istat. Gli interventi sono stati tra quelli più ficcanti nel corso delle audizioni sulla manovra in Senato. I problemi sollevati sono quelli ben noti nel mondo degli esperti della sanità e confermano in parte le critiche politiche che sono arrivate a un governo, e a un ministero alla Salute, che invece rivendicano di aver fatto tantissimo per il settore, aumentando come nessuno il fondo sanitario.
Il Cnel: “C’è un definanziamento”
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, Cnel, presieduto …
Meno fondi, risorse che affrontano solo parzialmente i problemi, organici troppo ridotti. Non fanno sconti alla parte sanitaria della manovra tre organismi che si occupano di studiare conti e servizi del settore come Cnel, Corte dei Conti e Istat. Gli interventi sono stati tra quelli più ficcanti nel corso delle audizioni sulla manovra in Senato. I problemi sollevati sono quelli ben noti nel mondo degli esperti della sanità e confermano in parte le critiche politiche che sono arrivate a un governo, e a un ministero alla Salute, che invece rivendicano di aver fatto tantissimo per il settore, aumentando come nessuno il fondo sanitario.
Il Cnel: “C’è un definanziamento”
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, Cnel, presieduto da Renato Brunetta, sottolinea subito le carenze di personale, le liste di attesa e la sempre maggiore concorrenza della sanità privata. “Resta inoltre insuperata la questione delle forti disuguaglianze esistenti sul territorio”. Riguardo al rapporto tra spesa sanitaria e Pil si dice: “Si manterrà attorno al 6,3 per cento del Pil nel 2024 per scendere progressivamente al 6 per cento nel 2028. Sebbene in termini assoluti essa cresca di circa 8 miliardi, il rapporto rispetto al Pil segnala un definanziamento”. Del resto, si dice dopo aver elencato i provvedimenti in manovra, “a fronte di queste misure e del segnale positivo che contengono, il quadro della sanità rimane critico e richiederebbe un impegno finanziario maggiore”.
I soldi servirebbero a smaltire le liste di attesa, garantire i livelli essenziali di assistenza, assumere nuovi professionisti, digitalizzare, investire sulla prevenzione e per promuovere l’invecchiamento attivo. “In linea di massima si ritiene superato il criterio storico su cui si basa il riparto del Fondo sanitario nazionale, in quanto trascina le disuguaglianze territoriali e spinge i cittadini verso la spesa privata e la sanità integrativa, con il rischio concreto di rafforzare un sistema sanitario duale, e non universale”.
Corte dei conti: “I costi aumentano”
La Corte dei conti, oltre a correggere indirettamente la premier Giorgia Meloni e il ministro alla Salute Orazio Schillaci, che parlano da giorni di una crescita di 7,4 miliardi del fondo nel 2026 (in realtà sono 6,4), parte dal rapporto tra il fondo sanitario (quindi non la spesa) e il Pil. “L’aumento delle risorse, che porta il livello di finanziamento del fabbisogno sanitario in quota Pil al 6,15 per cento nel 2026 (rapporto che nel 2027 e 2028 si attesterebbe rispettivamente a 6,04 e 5,92), corrisponde all’impegno assunto nei documenti programmatici, ma consente di rispondere solo parzialmente agli interventi necessari per affrontare le criticità del settore”. Quali sono questi problemi? In crescita sono i costi per i contratti del personale, la spesa per farmaci e dispositivi e anche per l’acquisto di attività sanitarie presso i privati. In generale, inoltre, la popolazione invecchia e ha bisogno di più sanità.
Riguardo agli aumenti per il personale e alle assunzioni previste in manovra, per le quali sono stati messi 550 milioni di euro, “non viene stimato né il numero né la suddivisione tra le diverse qualifiche professionali”. Si tratta, peraltro, di misure che solo in parte hanno fino a ora consentito di far fronte alla carenza di personale, attesa la minore attrattività della sanità pubblica soprattutto nell’ambito delle professioni infermieristiche e di alcune specializzazioni mediche, con maggiori sbocchi lavorativi nel settore privato e nella libera professione”. Arriva invece un giudizio positivo per la decisione di aumentare i soldi per la prevenzione e per finanziare le farmacie dei servizi.
Istat: “Aumenta la rinuncia a visite ed esami”
L’Istat, infine, sostiene che la spesa cresce ma “restano gravi criticità sull’accesso alle cure e sul ricambio del personale”. Cresce anche la spesa privata delle famiglie, che nel 2025 è salita a 41,3 miliardi. L’Istituto sottolinea i problemi di carenze del personale. L’Italia ha la quota più alta di medici anziani in Europa: il 44,2% ha più di 55 anni e oltre uno su cinque supera i 65. I medici in attività sono circa 320mila (5,3 per mille abitanti), ma i medici di medicina generale sono in calo: 37.983 nel 2023, il 60% con più di 60 anni. Gli infermieri sono meno della media Ue. In Italia in servizio ce ne sono pari a 6,9 per mille abitanti contro gli 8,3 europei. E un terzo ha tra 45 e 54 anni, e uno su quattro ha già superato i 55.
Sempre Istat ha ribadito il dato sulla rinuncia alle cure, nel 2024, quando un italiano su dieci non ha fatto visite o esami diagnostici a causa di liste di attesa, difficoltà economiche e logistiche. Si tratta di 5,8 milioni di persone. Nel 2023 erano 4,5.