Congedo di paternità per la mamma non biologica nelle coppie di donne. L'Inps spiega come chiederlo
di Miriam CarrarettoNel mare magnum di giravolte e novità normative sui congedi, arriva una rivoluzione per il congedo di paternità obbligatorio: una svolta decisiva, inclusiva, attesissima, anche se ancora piccola, ma che segna un altro passo verso una società più equa. Con il Messaggio n. 3322 del 5 novembre, l’Inps aggiorna la precedente comunicazione di agosto e recepisce gli effetti di una sentenza di questa estate della Corte costituzionale, che ha stabilito un principio cristallino: il congedo obbligatorio non è più solo una misura “per i padri”, ma spetta anche alla madre cosiddetta intenzionale, cioè non biologica, nelle coppie formate da due donne riconosciute come genitori nei registri dello stato civile.
Ora l’Istituto traduce questo principio in vere e proprie istruzioni operative: regole precise su come trattare le domande per le mamme “arcobaleno”, indicazioni sulle situazioni non ancora chiuse e niente più dubbi sulle fruizioni fatte prima dell’estate, che avevano creato problemi a divers…
Nel mare magnum di giravolte e novità normative sui congedi, arriva una rivoluzione per il congedo di paternità obbligatorio: una svolta decisiva, inclusiva, attesissima, anche se ancora piccola, ma che segna un altro passo verso una società più equa. Con il Messaggio n. 3322 del 5 novembre, l’Inps aggiorna la precedente comunicazione di agosto e recepisce gli effetti di una sentenza di questa estate della Corte costituzionale, che ha stabilito un principio cristallino: il congedo obbligatorio non è più solo una misura “per i padri”, ma spetta anche alla madre cosiddetta intenzionale, cioè non biologica, nelle coppie formate da due donne riconosciute come genitori nei registri dello stato civile.
Ora l’Istituto traduce questo principio in vere e proprie istruzioni operative: regole precise su come trattare le domande per le mamme “arcobaleno”, indicazioni sulle situazioni non ancora chiuse e niente più dubbi sulle fruizioni fatte prima dell’estate, che avevano creato problemi a diverse coppie, innescando un dibattito – in verità molto silenzioso, quindi bene che abbia fatto rumore adesso – che oggi può davvero farci parlare di una riforma concreta per le lavoratrici mamme in coppie omogenitoriali.
Cosa ha deciso la Corte costituzionale sul congedo di paternità: perché è così importante
Per capire bene la portata di quanto stiamo dicendo, dobbiamo prima di tutto fare un passo indietro e riprendere la sentenza n. 115/2025 della Corte costituzionale, con cui la Consulta ha di fatto giudicato illegittimo l’articolo 27-bis del Testo unico maternità/paternità nella parte in cui escludeva il congedo obbligatorio per la mamma non biologica in una coppia di due donne che risultavano entrambe genitori nei registri dello stato civile.
In pratica – questa la posizione della Corte, che abbraccia l’orientamento sempre più aperto di Bruxelles – è una questione di uguaglianza e di non discriminazione: se l’ordinamento riconosce due genitori, entrambi devono avere gli stessi strumenti per prendersi cura del figlio nei primissimi giorni di vita. La decisione è stata depositata il 21 luglio 2025 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 luglio. Da qui discende una data spartiacque fondamentale, il 24 luglio 2025, usata ora dall’Inps per distinguere tra periodi “prima” e “dopo” e normare la disciplina del congedo di paternità.
Non è, come ovvio, solo una questione giuridica. Riconoscere il congedo obbligatorio anche alla madre intenzionale significa dire che il tempo con il neonato nei primissimi giorni è un bene di tutti i genitori, a prescindere dal genere e dall’orientamento. Per le famiglie vuol dire potersi organizzare meglio, con un diritto retribuito al 100% che permette di esserci quando serve davvero. Vediamo meglio nel dettaglio.
Cos’è e come funziona il congedo di paternità obbligatorio
Prima di tutto definiamo il perimetro lessicale e normativo. Il congedo di paternità obbligatorio è un diritto, ma anche un dovere, attenzione, riconosciuto in dieci giorni lavorativi (che raddoppiano a venti in caso di parto gemellare) pagati al 100% della retribuzione, pensato per favorire una ripartizione più equa nella cura e l’attaccamento precoce al bambino.
La finestra di fruizione va da due mesi prima a cinque mesi dopo il parto. La stessa logica vale quando il minore entra in famiglia per adozione o affidamento. La fruizione è a giorni e non a ore e – dettaglio di assoluta centralità – resta possibile anche in concomitanza con la maternità dell’altra mamma, purché non avvenga nelle stesse giornate. Per averne diritto però serve avere un rapporto di lavoro dipendente. Per chiederlo, va fatta una comunicazione scritta al proprio datore di lavoro almeno cinque giorni prima, dove possibile in relazione alla data della nascita del figlio o sulla base della data presunta del parto. Questo è l’assetto che l’Inps ha dovuto (voluto?) riconoscere anche alle mamme non biologiche.
Tutto questo da non confondere con il congedo parentale, che invece anche per i papà è facoltativo, più lungo – fino a sei mesi per ciascun genitore, per un totale di dieci mesi complessivi (che può salire a undici in casi specifici) – con retribuzione ridotta, generalmente al 30% per otto mesi, e si può sfruttare fino ai 12 anni del figlio.
Diverso anche dal congedo di paternità “alternativo”, che è invece un periodo di astensione dal lavoro facoltativa per il padre, retribuita all’80% e fruibile al posto della madre, che spetta in caso di morte, grave infermità o abbandono del figlio da parte della mamma, o se il bambino viene affidato esclusivamente al papà stesso. Questo tipo di congedo dura quanto quello di maternità, quindi cinque mesi.
Cosa cambia, anche ante 24 luglio
Un nodo estremamente contorto che interessava diverse famiglie e che ora viene finalmente sciolto grazie a queste istruzioni Inps riguarda il caso di chi ha già usato il congedo prima del 24 luglio. Ma niente panico, perché l’Istituto scrive nero su bianco che le fruizioni precedenti a questa data spartiacque non sono indebite, se fatte rispettando le regole allora in vigore. Quindi non toccano restituzioni di denaro, né recuperi, né scattano contenziosi inutili: un vero sollievo per chi, in una coppia di due madri entrambe registrate, aveva programmato quei dieci giorni per stare accanto al proprio bambino.
Allo stesso modo, l’Inps chiarisce che la sentenza si applica anche ai rapporti non ancora esauriti o definiti quando la norma censurata ha smesso di produrre effetti.
Infine, c’è un caso particolare che riguarda le domande a pagamento diretto presentate dalle lavoratrici interessate per periodi prima del 24 luglio 2025. Per loro scatta il riesame su richiesta all’Inps territoriale, basta rispettare i termini di prescrizione e decadenza di un anno richiamati dal Messaggio. È un passaggio tecnico, ma decisivo, che quindi sentiamo di dover assolutamente citare, per sbloccare pratiche ferme e rimettere in carreggiata i pagamenti.
Cosa fare: qualche consiglio pratico
Proviamo a sintetizzare e a dare qualche consiglio pratico. Se siete una coppia di due madri entrambe registrate e avete fruito del congedo prima del 24 luglio 2025, l’Inps vi tutela: quella fruizione vi spetta di diritto, punto.
Se invece avete presentato una domanda a pagamento diretto per periodi antecedenti a quella data e non è andata a buon fine, potete chiedere il riesame alla sede Inps competente, rispettando i termini di legge indicati.
Per i periodi successivi al 24 luglio, la madre intenzionale segue le stesse modalità del congedo di paternità obbligatorio previste per i dipendenti: programmazione con congruo preavviso al datore di lavoro e gestione secondo le procedure ordinarie (per il pubblico impiego attraverso l’amministrazione, per il privato tramite portale Inps o datore a seconda dei casi)