“Il taglio Irpef premia i ricchi”: le accuse di Istat e Bankitalia. Giorgetti: difesi i redditi medi
di Giuseppe ColomboLa premier Giorgia Meloni e il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti
(ansa)ROMA – È la manovra che «avvantaggia le famiglie più ricche», denuncia l’Istat. No, «tutela i redditi medi», ribatte Giancarlo Giorgetti. Nell’aula convegni del Senato, la disfida più agguerrita tra le istituzioni finanziarie e il ministro dell’Economia si consuma sul taglio dell’Irpef. Ma il botta e risposta in differita che prende forma durante le audizioni sulla legge di bilancio non riguarda solo la misura “regina”. A marcare le distanze tra il giudizio di Istat, Bankitalia, Corte dei conti, Upb e Cnel da una parte e quello del titolare del Tesoro dall’altra sono anche la sanità e la rottamazione delle cartelle.
Quando si presenta davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro trova una Finanziaria “m…
ROMA – È la manovra che «avvantaggia le famiglie più ricche», denuncia l’Istat. No, «tutela i redditi medi», ribatte Giancarlo Giorgetti. Nell’aula convegni del Senato, la disfida più agguerrita tra le istituzioni finanziarie e il ministro dell’Economia si consuma sul taglio dell’Irpef. Ma il botta e risposta in differita che prende forma durante le audizioni sulla legge di bilancio non riguarda solo la misura “regina”. A marcare le distanze tra il giudizio di Istat, Bankitalia, Corte dei conti, Upb e Cnel da una parte e quello del titolare del Tesoro dall’altra sono anche la sanità e la rottamazione delle cartelle.
Quando si presenta davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro trova una Finanziaria “mutilata” dai rilievi. Le domande dei parlamentari offrono il gancio per affrontare le critiche. «Ho grande rispetto – dice – per i soggetti auditi prima di me: ho il vantaggio di parlare per ultimo, ma ho anche lo svantaggio di prendere le decisioni e non fare solo il professore rispetto a quello che fanno gli altri». Da qui l’invito a guardare il lavoro fatto nei tre anni di governo, un modo per replicare al poco impegno sulla disuguaglianza dei redditi imputato da via Nazionale. Al contrario – annota Giorgetti – «c’è un intervento equilibrato che tiene conto del complesso delle misure».
Se le prime tre manovre hanno aiutato i redditi bassi - è il ragionamento - ora tocca al ceto medio. Ma senza privilegiare i ricchi, né dimenticando i poveri. Per questo corregge l’Ufficio parlamentare di bilancio sul fiscal drag, l’aumento “nascosto” delle imposte per via dell’inflazione: «Per i redditi più bassi – rivendica – è stato ampiamente coperto fino a 35mila euro».
Il tono di voce si fa risoluto quando la senatrice del Pd, Beatrice Lorenzin, denuncia l’assenza di risorse adeguate per la sanità. «Ci sono sette miliardi in più rispetto all’anno scorso», è la risposta. E come per i redditi, anche le precisazioni sulla spesa sanitaria suonano come una risposta alle critiche delle istituzioni. Durissima quella dell’Istituto nazionale di statistica: il 9,9% degli italiani ha rinunciato a curarsi l’anno scorso per problemi legati alle liste di attesa e a difficoltà economiche.
Nell’arena di Palazzo Madama finisce anche un tema extra rispetto alla manovra. Giorgetti annuncia che la settimana prossima, all’Ecofin, «farà la guerra» alla direttiva sulla tassazione dell’energia nata nel 2021, «in un mondo che era quello prima che la Finlandia battesse la Russia nella finale di hockey sul ghiaccio alle Olimpiadi». Il riferimento sfugge ai parlamentari, che si ritrovano disorientati.
Poi la discussione ritorna sulla Finanziaria, nello specifico sulla rottamazione. Per i magistrati contabili, il rischio è che «l’Erario diventi un finanziatore dei contribuenti morosi». Giorgetti difende la sostenibilità della misura voluta dal suo partito, la Lega. Ma avverte: «Sarà l’ultima». Soprattutto non deroga al rispetto delle nuove regole europee quando si ritrova a dire la sua sull’ipotesi di un allargamento: «Espandere la rottamazione come chiede la Lega richiede una copertura e voglio vedere la copertura che c’è». Un concetto che aggancia a tutte le proposte di modifica. Per questo ricorda che tutte saranno sottoposte a «un’attenta valutazione degli effetti finanziari».
Sul merito, invece, apertura totale al Parlamento, dal destino dell’aumento delle tasse sugli affitti brevi, che per la Corte dei conti rischia di aumentare il nero, a un incremento del contributo a carico delle banche. La maggioranza ne approfitta. Dentro Forza Italia monta l’irritazione nei confronti del viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che vuole correggere la tassa sui dividendi. «Va abolita», replicano gli azzurri. E a sera, i responsabili economici del Carroccio fanno visita proprio a Giorgetti per chiedere di più. Alla riunione al Mef sono Alberto Bagnai e Armando Siri a elencare le richieste, dallo stop alla norma sulle locazioni brevi all’estensione della flat tax fino a 100mila euro. Ma anche l’inclusione delle cartelle da accertamento nella rottamazione, lo stralcio della norma sull’esclusione dei professionisti dai contratti con la Pa e più risorse per le forze dell’ordine.