MILANO – Inserzioni truffa e prodotti vietati avrebbero fruttato a Meta lo scorso anno 16 miliardi di dollari, un decimo del totale del fatturato del colosso proprietario di Facebook e Instagram. A metterlo in evidenza sarebbero dei documenti riservati ottenuti dalla Reuters.
Secondo quanto scrive l’agenzia, le informazioni raccolte mostrerebbero che per almeno tre anni il gruppo non sarebbe riuscito a identificare e fermare una valanga di annunci fraudolenti sulle sue principali piattaforme - Facebook, Instagram e WhatsApp - esponendo gli utenti a pubblicità online di investimenti truffa, casinò online illegali oltre alla promozione di prodotti medici vietati. In particolare un documento datato dicembre 2024 indicherebbe che gli utenti delle piattaforme vedono circa 15 miliardi di annunci «ad alto rischio» al giorno, cioè pubblicità facilmente assimilabile a frode. Da questa categoria, Meta avrebbe incassato circa 7 miliardi di dollari all’anno.
Gran parte delle truffe – scrive anc…
MILANO – Inserzioni truffa e prodotti vietati avrebbero fruttato a Meta lo scorso anno 16 miliardi di dollari, un decimo del totale del fatturato del colosso proprietario di Facebook e Instagram. A metterlo in evidenza sarebbero dei documenti riservati ottenuti dalla Reuters.
Secondo quanto scrive l’agenzia, le informazioni raccolte mostrerebbero che per almeno tre anni il gruppo non sarebbe riuscito a identificare e fermare una valanga di annunci fraudolenti sulle sue principali piattaforme - Facebook, Instagram e WhatsApp - esponendo gli utenti a pubblicità online di investimenti truffa, casinò online illegali oltre alla promozione di prodotti medici vietati. In particolare un documento datato dicembre 2024 indicherebbe che gli utenti delle piattaforme vedono circa 15 miliardi di annunci «ad alto rischio» al giorno, cioè pubblicità facilmente assimilabile a frode. Da questa categoria, Meta avrebbe incassato circa 7 miliardi di dollari all’anno.
Gran parte delle truffe – scrive ancora la Reuters – proviene da inserzionisti già segnalati dai sistemi interni, che la società blocca però solo qualora gli algoritmi stimino con una probabilità del 95% che si tratti effettivamente di frodi. Se la probabilità è inferiore, Meta applica loro tariffe pubblicitarie più alte, con l’intento di scoraggiarli. I documenti mostrerebbero da un lato lo sforzo di Meta per limitare gli abusi sulle proprie piattaforme, dall’altro la sua resistenza a intervenire in maniera più energica con il rischio di ridurre eccessivamente i profitti della società.
La difesa dell’azienda
Secca la replica dell’azienda, che soltanto pochi giorni fa ha comunicato conti trimestrali che hanno spaventato il mercato, soprattutto a proposito dei massicci investimenti programmati sull’IA. «Questa cifra rappresentava una stima approssimativa e molto ampia, non un dato definitivo o conclusivo; infatti, una revisione successiva ha rivelato che molti di questi annunci non erano affatto in violazione», ha spiegato un portavoce della società riferendosi ai 16 miliardi di dollari evidenziati dall’agenzia.
«La valutazione è stata effettuata per convalidare i nostri investimenti pianificati in materia di integrità, compresa la lotta alle frodi e alle truffe, che abbiamo effettivamente realizzato», ha aggiunto. Nei suoi memo interni l’azienda sembra consapevole dell’alta incidenza delle inserzioni truffa su Meta arrivando persino a ipotizzare, in un report di maggio 2025, che un terzo del totale delle truffe online negli Stati Uniti passi dalle piattaforme della società. In altri documenti interni l’azienda sottolinea poi come altri competitor siano più efficaci nel contrastare le frodi: «È più facile pubblicizzare truffe sulle piattaforme Meta che su Google», si legge in un documento citato da Reuters.