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Da Tpg un miliardo a Nexi per la piattaforma bancaria

Il cda conferma l’interesse del fondo americano e si riserva di prendere una decisione entro metà dicembre
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Il fondo americano Tpg (Texas pacific group) ha presentato a Nexi un’offerta vincolante del valore di un miliardo per l’acquisto di gran parte della sua divisione “Digital banking solution”. Il consiglio di amministrazione della società italiana ha confermato di aver ricevuto l’offerta e si «è riservato ogni valutazione in merito». L’offerta è valida sino a metà dicembre, scrive Bloomberg che ha anticipato la notizia, e dopo mesi di discussioni questa potrebbe essere la volta buona per una decisione definitiva.

Nexi aveva infatti avuto diverse trattative in passato per la vendita della divisione legata al mondo dei pagamenti bancari che vale circa il 10% dei ricavi totali, tra cui quella con il fondo F2I nel 2023 che aveva offerto 800 milioni. Ora bisognerà vedere cosa ne pensano i soci principali della società guidata da Paolo Bertoluzzo, dove i fondi di private equity raggruppati nella holding lussemburghese H&F controllano il 22,3% e la Cassa Depositi e Prestiti è il secondo az…

Il fondo americano Tpg (Texas pacific group) ha presentato a Nexi un’offerta vincolante del valore di un miliardo per l’acquisto di gran parte della sua divisione “Digital banking solution”. Il consiglio di amministrazione della società italiana ha confermato di aver ricevuto l’offerta e si «è riservato ogni valutazione in merito». L’offerta è valida sino a metà dicembre, scrive Bloomberg che ha anticipato la notizia, e dopo mesi di discussioni questa potrebbe essere la volta buona per una decisione definitiva.

Nexi aveva infatti avuto diverse trattative in passato per la vendita della divisione legata al mondo dei pagamenti bancari che vale circa il 10% dei ricavi totali, tra cui quella con il fondo F2I nel 2023 che aveva offerto 800 milioni. Ora bisognerà vedere cosa ne pensano i soci principali della società guidata da Paolo Bertoluzzo, dove i fondi di private equity raggruppati nella holding lussemburghese H&F controllano il 22,3% e la Cassa Depositi e Prestiti è il secondo azionista con il 19,14%.

L’operazione è stata accolta bene in Borsa con un rialzo fino al 6,3% sull’annuncio della notizia per poi ripiegare nella parte finale della seduta. L’offerta di Tpg valuta la divisione 2,6 volte le vendite del 2025 e 6 volte il margine operativo lordo. Gli analisti di Citi, in una nota a caldo, hanno giudicato l’operazione «positiva soprattutto per le limitate sinergie con le altre due divisioni di Nexi, e anche perché può aiutare ad accelerare la diminuzione dell’indebitamento così come supportare il ritorno sul capitale degli azionisti attraverso una nuova politica di dividendi».

Le altre due divisioni di Nexi sono quelle legate al Pos dei commercianti, che contribuisce con il 55% (1,5 miliardi di euro) dei ricavi totali, e quella dell’emissione delle carte di credito e debito che vale il 35% (852 milioni di euro) del fatturato complessivo. Per quanto riguarda l’indebitamento Nexi ha un debito classificato “Investment grade” pari a 2,1 volte il margine operativo lordo, per il 70% a tasso fisso con un costo di poco superiore al 2%. Dunque è possibile che, se l’operazione andasse in porto, gli introiti possano andare in parte a ridurre i debiti e in parte essere distribuiti ai soci in vari modi.

L’operazione però, nel caso proceda, dovrà essere notificata ai fini della normativa Golden power e bisognerà vedere come il governo valuterà l’ingresso di un fondo americano in una infrastruttura di rete legata al corporate banking, meno strategica della rete del sistema dei pagamenti che rimane saldamente in capo a Nexi.

Dopo un decennio di crescita al di fuori del controllo del sistema bancario e sotto la guida dei private equity, Nexi e le altre società operanti nel mondo dei sistemi dei pagamenti hanno conosciuto una forte diminuzione dei margini di profitto che ha abbattuto il valore dei titoli in Borsa. Negli ultimi anni si è parlato molto di una possibile fusione alla pari tra Nexi e la francese Worldline ma oggi quest’operazione sembra impossibile da realizzare. Wordline è infatti crollata in Borsa (meno 77% da inizio anno) in seguito a successivi allarmi utili e a problemi di trasparenza sul mercato tedesco. Ora la società francese è oggetto di un salvataggio da parte del sistema bancario d’Oltralpe che ha messo in piedi un aumento di capitale da 500 milioni, su 700 milioni di capitalizzazione di mercato. Le nozze con Nexi, che porterebbero forti sinergie da costi, sono quindi rimandate a quando Worldline avrà superato la fase critica.

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