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Bitcoin al test della Fed. In Italia occhi sul Senato

(reuters)

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Mentre la valuta digitale ridiscende in area 100mila $, l’industria delle cripto tenta di evitare l’aumento delle imposte sulle plusvalenze al 33% da gennaio. Ametrano (CheckSig): “Si violerebbero i princìpi di equità tributaria”
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Nei giorni scorsi, il “guru” finanziario Ray Dalio metteva in guardia sulla possibilità che la decisione della Fed di arrestare il Quantitative tightening, con cui vende titoli pubblici spingendo i tassi all’insù, possa segnare l’inizio di un pericoloso ciclo di «stimolazione verso una bolla». Con il rischio di alimentare la corsa di oro e bitcoin prima di un loro crollo. In attesa di capire se tale scenario si concretizzerà, la moneta virtuale creata nel 2009 sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto è ridiscesa in area 100mila dollari, dopo avere raggiunto a inizio ottobre il record storico oltre 125mila.

L’arretramento registrato dopo il picco ha così impedito che quest’anno si potesse parlare di “Uptober”, come in gergo viene definito un mese di ottobre all’insegna dei rialzi. A detta di Ferdinando Ametrano, ceo e fondatore della piattaforma per criptoattivià CheckSig, quello effettuato dalla moneta digitale «è un movimento fisiologico dopo mesi di forte crescita. Bitcoin resta un …

Nei giorni scorsi, il “guru” finanziario Ray Dalio metteva in guardia sulla possibilità che la decisione della Fed di arrestare il Quantitative tightening, con cui vende titoli pubblici spingendo i tassi all’insù, possa segnare l’inizio di un pericoloso ciclo di «stimolazione verso una bolla». Con il rischio di alimentare la corsa di oro e bitcoin prima di un loro crollo. In attesa di capire se tale scenario si concretizzerà, la moneta virtuale creata nel 2009 sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto è ridiscesa in area 100mila dollari, dopo avere raggiunto a inizio ottobre il record storico oltre 125mila.

L’arretramento registrato dopo il picco ha così impedito che quest’anno si potesse parlare di “Uptober”, come in gergo viene definito un mese di ottobre all’insegna dei rialzi. A detta di Ferdinando Ametrano, ceo e fondatore della piattaforma per criptoattivià CheckSig, quello effettuato dalla moneta digitale «è un movimento fisiologico dopo mesi di forte crescita. Bitcoin resta un asset volatile, ma la tendenza strutturale di lungo periodo rimane positiva. Nel breve, il calo riflette prese di profitto e l’incertezza macroeconomica globale: dubbi sulla discesa dei tassi d’interesse, tensioni geopolitiche e una pausa nel flusso di nuovi capitali istituzionali dopo l’entusiasmo degli Etf spot. Nel medio periodo, però, i fondamentali di bitcoin non sono cambiati: offerta limitata, adozione crescente, ruolo di infrastruttura per una finanza digitale più trasparente e sicura. Chi lo conosce bene sa che non è una bolla, ma una innovazione destinata a restare». In una recente nota, Gabriel Debach, market analyst di eToro, evidenziava come la fase Toro del bitcoin «resti per ora per ora intatta, sebbene in bilico. Una longevità che segnala sì la forza del trend, ma anche il rischio crescente di esaurimento».

Se a livello globale gli investitori si domandano se la fase rialzista del bitcoin possa riprendere, in Italia l’industria delle cripto guarda con attenzione alla Legge di bilancio ora al Senato. In assenza di interventi, da gennaio l’imposizione fiscale sulle plusvalenze da bitcoin & co. salirà dal 26 al 33 per cento, come stabilito dalla manovra dell’anno scorso. In questi giorni, perciò, gli operatori del settore sono in movimento per sensibilizzare i senatori sulla questione.

Le criptoattività, sottolinea Ametrano, «sono strumenti patrimoniali che svolgono la stessa funzione economica di altri asset finanziari: proteggere valore, diversificare portafogli, sostenere l’innovazione tecnologica. Tassarle con un’aliquota più alta rispetto ai redditi finanziari tradizionali significa violare i principi di equità e razionalità tributaria». Ametrano tira anche in ballo il paradosso che verrebbe fuori, perché l’investimento indiretto su bitcoin tramite fondi ed Etf «continuerebbe a essere tassato al 26, mentre quello diretto salirebbe al 33: stessa natura, stessa rischiosità, stessa finalità economica dovrebbero implicare la stessa tassazione. In più - aggiunge il numero uno di CheckSig - l’articolo 47 della Costituzione tutela il risparmio “in tutte le sue forme”. Portare al 33% la tassazione sulle plusvalenze cripto penalizzerebbe proprio quel risparmio, discriminandolo rispetto ad altri strumenti, e potrebbe quindi risultare anticostituzionale».

Ecco perché l’industria italiana delle cripto chiede a gran voce un emendamento che, in scia a quello dell’anno scorso che aveva scongiurato un aumento dell’imposizione al 42 per cento, consenta di evitare anche questo nuovo scalino del 33. Considerato il termine del 14 novembre per la presentazione di correttivi, a muoversi con un emendamento potrebbero essere M5s e/o FdI. «Oggi - afferma Ametrano - ci sono segnali da componenti della maggioranza e dell’opposizione per per mantenere l’aliquota al 26, in linea con gli orientamenti della normativa europea e con i principi di neutralità fiscale. Sarebbe un atto di buon senso economico e di coerenza istituzionale: non si può cambiare la tassazione ogni anno, spaventando investitori e intermediari. Serve un quadro stabile e prevedibile che favorisca l’emersione, non la fuga dei capitali. Come ricordava Luigi Einaudi, “i capitali fuggono quando i governi sono dissennati, salvandosi dallo scempio per tornare utili quando tornerà il buon senso”».

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