Euro digitale, la Bce in trincea per convincere politica e cittadini
di Filippo SantelliIl quartier generale della Banca centrale europea a Francoforte
ROMA – Prima di Trump, prima del fenomeno stablecoin, era stato Mark Zuckerberg a far scattare l’allarme dell’Eurotower. Chi si ricorda di Libra? Era la moneta digitale con cui nel 2019 il capo di Facebook sognava di dare a miliardi di utenti uno strumento universale di pagamento. Fu la prospettiva di Big Tech pronta a battere moneta, sottraendola al controllo delle autorità, a spingere la Bce ad avviare la prima fase di studio sulla versione digitale dell’euro. E due anni dopo, nel 2023, la Commissione a presentare la proposta di regolamento per istituire nell’eurozona una “Cbdc”, cioè una “moneta digitale di banca centrale”.
“Difendere la sovranità”
Nel frattempo Libra è finita in soffitta. Ma Donald Trump si è convertito al verbo di cripto e stablecoin, stendendo loro un tappeto rosso negli Stati Uniti. Così per i guardiani dell’euro l’imperativo di difendere la «sovranità europea» - parola di Christine Lagarde - è diventato ancora più centrale. Non è l’unico argomento a favore del…
ROMA – Prima di Trump, prima del fenomeno stablecoin, era stato Mark Zuckerberg a far scattare l’allarme dell’Eurotower. Chi si ricorda di Libra? Era la moneta digitale con cui nel 2019 il capo di Facebook sognava di dare a miliardi di utenti uno strumento universale di pagamento. Fu la prospettiva di Big Tech pronta a battere moneta, sottraendola al controllo delle autorità, a spingere la Bce ad avviare la prima fase di studio sulla versione digitale dell’euro. E due anni dopo, nel 2023, la Commissione a presentare la proposta di regolamento per istituire nell’eurozona una “Cbdc”, cioè una “moneta digitale di banca centrale”.
“Difendere la sovranità”
Nel frattempo Libra è finita in soffitta. Ma Donald Trump si è convertito al verbo di cripto e stablecoin, stendendo loro un tappeto rosso negli Stati Uniti. Così per i guardiani dell’euro l’imperativo di difendere la «sovranità europea» - parola di Christine Lagarde - è diventato ancora più centrale. Non è l’unico argomento a favore dell’euro digitale, che per esempio darebbe ad un’Europa frammentata una soluzione di pagamento unica e a basso costo. Ma è quello su cui la Bce insiste di più, nell’era dei conflitti geoeconomici, per smuovere banche e politica. «La moneta è un bene pubblico e vogliamo che resti tale», ha detto dieci giorni fa a Firenze la presidente della Bce, dopo il direttivo che ha dato il via libera alla nuova e decisiva fase di sviluppo tecnico. Dovrebbe durare due anni, con un primo test nel 2027 e il lancio possibile nel 2029. A una condizione però: che il via libera politico arrivi entro il prossimo anno. I governi paiono pronti, il Parlamento Ue, dopo mesi di stallo, resta diviso: il relatore della norma, lo spagnolo Fernando Navarrete, è sonoramente contrario.
L’arma del dollaro
Ma cosa minaccia l’autonomia europea, monetaria e non solo? Da un lato lo spostamento dei pagamenti dal contante alla moneta elettronica, dove dominano le americane Visa e Mastercard. Dall’altro l’avanzata delle stablecoin, cioè monete digitali dal valore stabile, per lo più ancorate al dollaro. Ma soprattutto l’incrocio tra queste due tendenze e l’unilateralismo degli Stati Uniti. Il Genius Act, con cui Trump ha cassato ogni ipotesi di dollaro digitale e benedetto le alternative private, è (anche) un tentativo di rafforzare il primato globale del biglietto verde. Chi assicura che prima o poi non lo utilizzerà come arma di ricatto?
L’euro oltre l’ostacolo
Non a caso la Cina, il grande rivale, ha iniziato già anni fa a testare il suo e-yuan. Perfino lei però procede a piccoli passi, lontana da una piena introduzione. E un giro di mappamondo mostra quanto è ambizioso il progetto europeo: 137 Paesi stanno considerando una valuta digitale, ma solo in tre l’hanno introdotta, Nigeria, Giamaica e Bahamas, non proprio pesi massimi. E non proprio casi di successo. La Corea del Sud in compenso ha appena bloccato i test, puntando invece sulla “via americana”: promuoverà stablecoin ancorate al suo won.
La resistenza delle banche
La Bce ripete che una “cbdc” come l’euro digitale è cosa ben diversa (e non in concorrenza). È una versione elettronica di monete e banconote fisiche, denaro con pieno corso legale e tutte le garanzie del caso. Sostiene anche che non danneggerà il sistema bancario. I costi di integrazione per i 2mila istituti di credito dell’eurozona, che dovranno “distribuire” il servizio ai loro clienti, vengono stimati al massimo in 6 miliardi in tre anni, gestibili. Mentre il tetto alla quantità di euro che ciascuno di noi potrà tenere nel portafogli virtuale – da stabilire in un secondo momento, tra 500 e 3 mila euro – assicurerà che la liquidità non fugga in massa dai conti correnti.
La resistenza maggiore viene dalle banche di Francia, Germania ed Olanda, che si sono consorziate in un sistema di pagamento di nome Wero con ambizioni pan-europee. Anche quelle degli altri Paesi però temono che l’arrivo sul mercato di una infrastruttura pubblica sottragga loro business o addirittura le tagli fuori. La replica della Bce è che tutto il progetto viene fatto in cooperazione con i soggetti privati: non solo ci sarà un meccanismo di compensazione, ma come sottolineato a Firenze dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta, tra i grandi architetti del progetto, il sistema aperto permetterà loro di erogare nuovi servizi su scala europea, e magari anche sottrarre mercato ai big americani dei pagamenti.
Una infrastruttura europea
Per i negozianti il costo delle transazioni sarà inferiore a quelli dei circuiti privati. Per i cittadini zero. Ma lo useranno? Uno dei nodi, dove è stata introdotta una valuta digitale di Banca centrale, è la scarsa adozione. La Bce insiste sulla praticità dell’euro digitale, che funzionerà anche in assenza di connessione. E sulla privacy, spauracchio che populisti ed euroscettici già cavalcano: sarà pari a quella del contante (che in ogni caso non verrà sostituito), perché l’autorità non avrà modo di ricondurre un pagamento a chi lo ha effettuato.
Basterà tutto ciò a convincere la politica, ammorbidire le banche e conquistare i cittadini? I dubbi restano, considerata la complessità della materia e il fatto che ci si muove in terra inesplorata. La Bce ha chiuso le prime gare per individuare i partner privati, tra cui le italiane Almaviva, Fabrik (Gruppo Sella) e Nexi. Un ruolo di primo piano nella costruzione dell’infrastruttura base lo avrà Banca d’Italia. Il costo per arrivare al lancio sarà di 1,3 miliardi, a carico dell’Eurosistema. Anche senza il via libera politico al regolamento il lavoro tecnico può procedere. Ma solo fino a un certo punto.