La sfida delle monete. Tra la Bce e il re dollaro spunta la Cina
Rony HamauiLa competizione per assurgere al ruolo di valuta internazionale si è sempre giocata su due dimensioni: una economico-finanziaria e una politico-militare. Oggi se n’è aggiunta una terza, non meno importante: quella tecnologica. Per secoli, dalla dracma ateniese fino al dollaro americano, le valute dominanti sono state accettate a livello internazionale grazie alla dimensione economica del Paese emittente, alla sua stabilità macroeconomica (in termini di inflazione e debito pubblico), alla disponibilità di un safe asset, alla profondità e apertura dei mercati finanziari, oltre che alla credibilità delle istituzioni, alle alleanze politiche e alla forza militare.
Il dominio delle stablecoin legate al biglietto verde
Oggi, però, la partita si gioca anche sul terreno tecnologico. La scelta è se puntare sugli attuali sistemi privati di pagamento digitali, che continuano a innovare (si vedano, ad esempio, gli investimenti nell…
La competizione per assurgere al ruolo di valuta internazionale si è sempre giocata su due dimensioni: una economico-finanziaria e una politico-militare. Oggi se n’è aggiunta una terza, non meno importante: quella tecnologica. Per secoli, dalla dracma ateniese fino al dollaro americano, le valute dominanti sono state accettate a livello internazionale grazie alla dimensione economica del Paese emittente, alla sua stabilità macroeconomica (in termini di inflazione e debito pubblico), alla disponibilità di un safe asset, alla profondità e apertura dei mercati finanziari, oltre che alla credibilità delle istituzioni, alle alleanze politiche e alla forza militare.
Il dominio delle stablecoin legate al biglietto verde
Oggi, però, la partita si gioca anche sul terreno tecnologico. La scelta è se puntare sugli attuali sistemi privati di pagamento digitali, che continuano a innovare (si vedano, ad esempio, gli investimenti nella blockchain da parte di Swift, la piattaforma di messaggistica più utilizzata nei pagamenti internazionali), oppure sulle stablecoin — criptovalute ancorate alle monete ufficiali grazie a riserve liquide a breve — , sulle monete digitali delle banche centrali (Cbdc), o su qualche altra diavoleria tecnologica.
peso della valuta e delle economie
Le strategie dei governi
I governi dei tre principali contendenti — il dollaro americano, incumbent indiscusso da oltre ottant’anni; l’euro, che nell’ultimo quarto di secolo si è conquistato una dignitosa seconda posizione; e il nuovo arrivato, il renminbi cinese, che ha ancora un peso modesto ma tenta con determinazione di guadagnare terreno — stanno adottando strategie diverse.
Gli Stati Uniti
Gli Stati Uniti puntano tutto sul loro settore privato, formato da grandi banche e forti imprese tecnologiche. Alcune di queste gestiscono già gli attuali sistemi digitali, dove vantano un indubbio vantaggio; altre emettono stablecoin in dollari; altre ancora stanno pensando di tokenizzare i depositi bancari, registrandoli non più nei libri contabili delle banche ma su un registro distribuito (Distributed Ledger Technology, Dlt), cioè una blockchain. Il contante e le altre monete pubbliche sono, invece, date per spacciate. Così la battaglia non è più solo a livello di Paese, ma anche di singola impresa. Questa strategia presenta indubbi vantaggi in termini di concorrenza, velocità di esecuzione, bassi costi ed efficienza operativa, ma comporta importanti rischi di stabilità del sistema. La natura privata di questi strumenti li espone infatti a rischi di credito e a fenomeni di run, che costringono a liquidare rapidamente le riserve, nonché a episodi di panic selling che possono propagarsi ad altri segmenti del mercato finanziario. Da qui la necessità di una normativa stringente, una supervisione scrupolosa e una banca centrale pronta a svolgere il ruolo di “lender of last resort”.
L’Europa
L’Europa, invece, guidata dalla Bce, punta molto sulla moneta digitale di banca centrale, oggi ridenominata Digital Euro. Questa offrirebbe a cittadini e imprese europee la possibilità di aprire conti direttamente presso la Bce ed effettuare pagamenti in moneta della banca centrale, un’opportunità oggi riservata esclusivamente agli intermediari finanziari autorizzati. Questa soluzione assicurerebbe elevati standard di sicurezza e stabilità; minori costi, grazie all’assenza di intermediari; maggiore inclusione finanziaria; la possibilità di effettuare pagamenti anche offline, cioè in assenza di connessione; un miglior supporto alla politica monetaria — che potrebbe applicare politiche non convenzionali come tassi negativi e helicopter money — e infine una maggiore tracciabilità, utile a contrastare evasione e riciclaggio, pur garantendo adeguati livelli di privacy.
Tuttavia, l’euro digitale non diventerà pienamente operativo prima della fine del decennio; è destinato, al più, a sostituire il contante nelle transazioni retail e difficilmente potrà espandersi al di fuori dell’Europa. Infatti, per non sottrarre troppi depositi al settore bancario, è previsto che le giacenze presso la Bce non offrano interessi e non superino una certa soglia (probabilmente 3.000 euro). Inoltre, poiché gli Stati Uniti hanno scelto di non sviluppare una valuta digitale di banca centrale, non è pensabile alcuna interoperabilità con il dollaro, che rimane la valuta di riferimento sui mercati finanziari e commerciali.
Se, inoltre, i pagamenti in stablecoin o in qualche altro token in dollari dovessero svilupparsi sul segmento all’ingrosso, non sarebbe difficile immaginare scenari di dollarizzazione, con conseguente perdita di autonomia monetaria e delle rendite da signoraggio. Per questa ragione la battaglia per la conquista dello scettro è — non solo per l’Europa — una battaglia esistenziale.
La Cina
In questo scenario d’incertezza sulla futura tecnologia dominante, i cinesi hanno deciso di perseguire tutte le strade. Sono molto avanti nella creazione di una moneta digitale di banca centrale. Il cosiddetto digital yuan è già stato testato in 17 province, anche se l’apprezzamento da parte dei consumatori cinesi è apparso piuttosto tiepido, poiché preferiscono utilizzare le piattaforme tradizionali come WeChat Pay e Alipay. Nel frattempo, la Banca centrale cinese ha inaugurato a Shanghai un nuovo hub digitale dello yuan, incaricato di promuovere e vigilare tutte le piattaforme per i pagamenti digitali transfrontalieri. L’obiettivo dichiarato è rendere lo yuan una valuta realmente internazionale, capace di competere con il “re dollaro”.
In un mondo bipolare o multipolare è plausibile che due o più valute possano avere un ruolo internazionale, ciascuna nella propria area d’influenza. Questo perché la geopolitica, assieme al contesto economico-finanziario, continuerà a essere determinante. Tuttavia, non è un equilibrio destinato a durare a lungo, giacché in una network economy — e la moneta certamente lo è — le forze monopolistiche tendono a prevalere.
Preparamoci, è iniziato un bel film di fantascienza.