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Lusingare Trump funziona: dopo Rolex e lingotti, sconto alla Svizzera sui dazi

(afp)

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L’incontro dei sei super imprenditori elvetici con il presidente americano sembra aver sbloccato le trattative per ridurre le tariffe. Non a costo zero
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Alla fine “la diplomazia del Rolex”, ossia l’ammorbidimento di Donald Trump, con regali costosi, portatigli lo scorso 4 novembre da sei suoi pari, nel senso di membri altolocati dell’imprenditoria svizzera, ha avuto successo. Gravata da dazi del 39%, imposti dal tycoon lo scorso primo agosto al termine di un tempestoso colloquio telefonico con la presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter, ora arriva la schiarita. In quell’incontro poi solo il buonsenso di un funzionario statunitense, che troncò il colloquio, evitò che degenerasse ulteriormente.

”Troveremo una soluzione per aiutare la Svizzera”, ha detto lunedì 10 novembre Trump, incontrando i giornalisti. “Stiamo lavorando per ridurre i dazi”, ha aggiunto, Bloomberg, sempre molto informato, parla di un 15%…

Alla fine “la diplomazia del Rolex”, ossia l’ammorbidimento di Donald Trump, con regali costosi, portatigli lo scorso 4 novembre da sei suoi pari, nel senso di membri altolocati dell’imprenditoria svizzera, ha avuto successo. Gravata da dazi del 39%, imposti dal tycoon lo scorso primo agosto al termine di un tempestoso colloquio telefonico con la presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter, ora arriva la schiarita. In quell’incontro poi solo il buonsenso di un funzionario statunitense, che troncò il colloquio, evitò che degenerasse ulteriormente.

”Troveremo una soluzione per aiutare la Svizzera”, ha detto lunedì 10 novembre Trump, incontrando i giornalisti. “Stiamo lavorando per ridurre i dazi”, ha aggiunto, Bloomberg, sempre molto informato, parla di un 15%, la stessa percentuale ottenuta dall’Unione Europea, durante l’incontro tra Ursula Von Der Leyen e l’imprevedibile magnate della Casa Bianca, ai margini di un campo da golf in Scozia. Dove, forse, se si fosse recata anche Keller-Sutter non ci sarebbe stato quell’antipatico seguito di cornette telefoniche sbattute. Ma la Svizzera è un Paese strano, dove più della politica che la governa conta l’economia che l’ha resa ricca. Così il 49 enne Diego Aponte, presidente della compagnia di navigazione Msc e titolare insieme alla sua famiglia di una fortuna stimata da Forbes in 60 miliardi di dollari, sicuramente consapevole che di fronte a quelle cifre Trump lo sarebbe stato ad ascoltare considerandolo un suo pari negli affari, ha coinvolto nel tentativo di far ragionare il presidente altri cinque magnati svizzeri.

Orologi, lingotti e cioccolata?

Tra questi, anche il ceo di Rolex Jean Frédéric Dufour. Il quale è un buon amico di Trump, nei cui confronti aveva probabilmente già iniziato l’operazione di ammorbidimento, invitandolo a seguire gli US Open di tennis nel lussuoso stand del marchio orologiero, uno dei principali sponsor della manifestazione. Poco più di un mese dopo ecco che il gruppo di magnati svizzeri viene invitato nello studio ovale della Casa Bianca. Si presentano con il Rolex, con tanto di dedica a Trump, con un lingotto d’oro e, magari, anche con una confezione di cioccolatini Lindt, che non sappiamo quanto Trump gradisca, vista la sua tendenza al junk food.

Successivamente all’incontro con The Donald, quest’ultimo ha dirottato gli ospiti elvetici verso il Segretario al Commercio. Sì, perché il Rolex e il lingotto vanno bene, ma bisogna pure trovare il modo di far diminuire il disavanzo commerciale statunitense a favore di Berna. Con Investimenti nell’industria farmaceutica e nelle infrastrutture. La multinazionale Novartis, ad esempio, ha già promesso di investire 23 miliardi di dollari. Quando Trump annuncerà la riduzione dei dazi? Inizialmente aveva indicato la data del Forum di Davos in gennaio. Magari arriverà prima, come regalo di Natale.

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