Economia

A2a aggiorna il piano industriale e guarda all’estero. Ma i risultati non convincono la Borsa

A2a aggiorna il piano industriale e guarda all’estero. Ma i risultati non convincono la Borsa

Il titolo fatica ad aprire, per poi scivolare di oltre il 7%. Pesa il calo degli utili e della generazione idroelettrica. Al 2035 previsti 23 miliardi, di cui 1,6 sui data center

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MILANO – A2A amplia lo sguardo oltre i confini nazionali, verso un'Europa in cui, per citare l'ad Renato Mazzoncini, «dovremmo sentirci a casa». La multiutility lombarda ha aggiornato il piano industriale, portando da 22 a 23 miliardi gli investimenti previsti entro il 2035. Di questi, quattro fanno riferimento a investimenti conclusi, altri quattro ai 250 cantieri aperti, mentre otto sono da avviare ma già autorizzati e sette ancora da battezzare. È da questi ultimi 15 miliardi che il gruppo attingerà per entrare in nuovi mercati attraverso acquisizioni. Il manager è già al lavoro («stiamo valutando vari target») e ha fissato i contorni della partita europea: guarderà in Spagna, Portogallo e Regno Unito per il business dei rifiuti, in Germania e Polonia per la filiera che parte dalla generazione di energia rinnovabile e sfocia nella gestione dei clienti.

Richieste per 55 GW

Nel frattempo in Italia continua la scommessa sui data center. Ai supercalcolatori A2A dedicherà 1,6 miliardi (compresi nei sette previsti per l'economia circolare), convinta della loro rilevanza per ridare slancio alla competitività europea.

A oggi la richiesta di allaccio di data center in Italia ha raggiunto 55 gigawatt, con picchi in Lombardia – soprattutto a Milano – ma anche in Puglia e Sicilia, da dove partono connessioni sottomarine che raggiungono l'Asia. Il gruppo è ben posizionato per cogliere le opportunità anche fuori dal suo bacino d'origine e ipotizza che il business contribuirà per 400 milioni al margine operativo lordo (Mol).

“A2A si propone sia come partner energetico sia come sviluppatore, accumulando un enorme vantaggio competitivo dalla connessione dei data center con i nostri impianti”. Da questo business il management ipotizza 400 milioni di contributo sul margine operativo lordo (Mol) del gruppo.

Altri 16 miliardi sulla transizione

La maggior parte dei fondi, 16 miliardi, saranno poi investiti nella transizione energetica, con un focus sulle reti di distribuzione elettrica, l'e-mobility e le attività retail. Quanto alle rinnovabili, è confermato l'obiettivo di 3,7 GW di capacità installata al 2035.

Ci sono altri progetti che potrebbero contribuire per circa 300 milioni al Mol, ma “non possono essere messi in portafoglio per la nostra rigida struttura finanziaria”, puntualizza l’ad. “Potremmo valutare una partnership ma solo per grosse opportunità”.

Previsti 3,6 miliardi di Mol al 2035

Con questi attrezzi nel cassetto, A2A prevede di raggiungere un Mol di 2,4 miliardi nel 2028, per poi portarlo a 3,6 nel 2035, mentre l'utile netto nelle due scadenze è stimato rispettivamente in 0,7 e oltre 1,1 miliardi.

Eppure in Borsa il titolo ieri ha sofferto, chiudendo la seduta in calo del 9,3% a 2,46 euro, in fondo al listino principale di Milano. I numeri del piano sono in linea con quanto previsto dagli analisti, ma gli obiettivi al 2026 mancano le attese.

Cala l’utile nei nove mesi

Inoltre i ricavi dei nove mesi risultano in crescita del 12% a 10,17 miliardi, ma il Mol e l'utile netto scivolano rispettivamente del 4% a 1,73 miliardi e del 19% a 581 milioni, a causa della minor generazione idroelettrica (-26%) e di un raffreddamento dei prezzi all'ingrosso.

Per Mazzoncini si tratta in parte di prese di profitto, dopo mesi di rialzi, e in parte crede che al mercato servirà tempo per digerire un piano di così lungo respiro. «Oggi continuo a ritenere, e non sono l'unico, che A2A sia ancora il titolo più sottovalutato: se applicassimo i multipli dei peer saremmo ampiamente sopra i 3 euro».

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