MILANO - Il golden power con cui il governo ha azzoppato la scalata di Unicredit a Banco Bpm va in trasferta a Bruxelles. Oggi l’Eurogruppo discuterà dell’incompiuta Unione bancaria, tra crescenti interventismi politici e alla presenza del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Domani ci sarà l’Ecofin, e nei due giorni non si esclude che il titolare del Tesoro possa interloquire con la commissaria al mercato dell’Ue Maria Luìs Albuquerque, per convincerla che l’Italia ha esercitato legittime prerogative sul dossier, e così evitare la procedura di infrazione.
I due livelli, delle riunioni istituzionali e del negoziato politico sul dossier, viaggiano paralleli: solo che gli argomenti, e i protagonisti, sono gli stessi. Per l’Italia la priorità è evitare, o almeno ritardare, l’avvio di una procedura, per non avere «revocato senza indugio» la legge che, come scrisse la Commissione il 14 luglio, viola una mezza dozzina di norme Ue: dal regolamento Concentrazioni alle direttive su cir…
MILANO - Il golden power con cui il governo ha azzoppato la scalata di Unicredit a Banco Bpm va in trasferta a Bruxelles. Oggi l’Eurogruppo discuterà dell’incompiuta Unione bancaria, tra crescenti interventismi politici e alla presenza del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Domani ci sarà l’Ecofin, e nei due giorni non si esclude che il titolare del Tesoro possa interloquire con la commissaria al mercato dell’Ue Maria Luìs Albuquerque, per convincerla che l’Italia ha esercitato legittime prerogative sul dossier, e così evitare la procedura di infrazione.
I due livelli, delle riunioni istituzionali e del negoziato politico sul dossier, viaggiano paralleli: solo che gli argomenti, e i protagonisti, sono gli stessi. Per l’Italia la priorità è evitare, o almeno ritardare, l’avvio di una procedura, per non avere «revocato senza indugio» la legge che, come scrisse la Commissione il 14 luglio, viola una mezza dozzina di norme Ue: dal regolamento Concentrazioni alle direttive su circolazione dei capitali, dalla competenza della Bce sulla vigilanza prudenziale alle altre direttive sui servizi finanziari.
La Commissione aveva dato un mese a Roma per le sue osservazioni, e già a ottobre doveva esprimersi; ma la data è slittata al 13 novembre, e anche questo termine, a quanto si apprende, non sarebbe perentorio. Il governo finora ha tenuto il punto, rivendicando il diritto sovrano di tutelare gli interessi strategici ricompresi nei “poteri speciali”, tra cui rientrano i temi bancari e del risparmio.
Secondo fonti finanziarie, oltre al tema politico, la difesa italiana verterebbe su un punto giurisdizionale: il fatto che Unicredit, il 23 luglio, abbia ritirato la sua Ops su Bpm priverebbe l’Ue di una reale competenza, perché non ha giurisdizione sulle leggi italiane al difuori dei singoli “casi”.
Un punto corroborato da varie sentenze della Corte di giustizia Ue. Ma non è detto che Bruxelles concordi: l’interventismo dei governi innervosisce i commissari Ue, che vedono complicarsi la nascita di campioni bancari in grado di rivaleggiare con i colossi di Usa e Cina. Lunedì un alto funzionario dell’Ue ha segnalato, come tema per l’Eurogruppo, «le tante questioni politiche che ostacolano le fusioni transfrontaliere e nazionali, tendenza chiaramente non in linea con l’obiettivo dichiarato di creare l’Unione bancaria». Oltre al caso Bpm si registrano l’altolà di Berlino a Unicredit su Commerz e i veti di Madrid per sventare l’Opa di Bbva su Sabadell.
Il tema resta caldo in Italia, dove Unicredit ha depositato lunedì il ricorso al Consiglio di Stato sulla sentenza del Tar di luglio, che pure aveva annullato due dei quattro vincoli posti sulla scalata a Bpm. Servirà oltre un anno per una sentenza, e se vincesse Unicredit potrebbe avviare un altro iter per chiedere i danni al governo. Il quale ora ha 60 giorni per controricorrere: ipotesi che a Roma si ritiene possibile, pur se non urgente.
Pure Banco Bpm ha ricevuto il ricorso, come «parte interessata», ha confermato il presidente Massimo Tononi. «Non abbiamo idea di quali siano, anche in futuro, le intenzioni di Unicredit. Al dibattito sul golden power guardiamo con attenzione, ma non era quello il tema principale che avevamo valutato ai tempi dell’offerta», ha aggiunto.