ROMA – Verdure, latticini, uova, pane e cereali. In Italia beni alimentari più comuni hanno subito una impennata dei prezzi negli ultimi cinque anni, +25% dal 2021 certifica l’Istat. Colpa degli shock internazionali, dall’invasione in Ucraina in avanti. Tanto che gli aumenti vertiginosi non riguardano solo il carrello della spesa italiano, anzi. Rialzi simili, in alcuni casi anche maggiori, sono stati registrati nello stesso periodo anche in Germania (+32,8%) in Spagna (+29,5%), Francia (+23,9%), con una media dell’area euro del 29% e dell’Ue a 27 del 32,3%. In deciso aumento anche il costo dell’energia: il prezzo al consumo è balzato del 76% da ottobre 2021 a novembre 2022 con “un impatto diretto e particolarmente significativo" sul settore degli alimentari non lavorati, dove il peso degli input energetici sugli input totali (5,5%) è più del doppio rispetto alla media degli altri settori escluso quello energetico (2,2%) e di oltre un punto percentuale superiore all'intera economia (4…
ROMA – Verdure, latticini, uova, pane e cereali. In Italia beni alimentari più comuni hanno subito una impennata dei prezzi negli ultimi cinque anni, +25% dal 2021 certifica l’Istat. Colpa degli shock internazionali, dall’invasione in Ucraina in avanti. Tanto che gli aumenti vertiginosi non riguardano solo il carrello della spesa italiano, anzi. Rialzi simili, in alcuni casi anche maggiori, sono stati registrati nello stesso periodo anche in Germania (+32,8%) in Spagna (+29,5%), Francia (+23,9%), con una media dell’area euro del 29% e dell’Ue a 27 del 32,3%. In deciso aumento anche il costo dell’energia: il prezzo al consumo è balzato del 76% da ottobre 2021 a novembre 2022 con “un impatto diretto e particolarmente significativo" sul settore degli alimentari non lavorati, dove il peso degli input energetici sugli input totali (5,5%) è più del doppio rispetto alla media degli altri settori escluso quello energetico (2,2%) e di oltre un punto percentuale superiore all'intera economia (4,4%).
L’impatto sulle famiglie a basso reddito
I numeri sono nella Nota sull’andamento dell’economia dell’Istat. "I beni alimentari - spiega l'istituto - rappresentano nel 2025 oltre un quinto del valore economico dei beni e servizi consumati dalle famiglie italiane. Il solo cibo rappresenta, in media, il 16,6% della spesa. Trattandosi di beni in prevalenza necessari, si caratterizzano per la rigidità della loro domanda rispetto ad aumenti di prezzo. Inoltre, gli incrementi dei listini hanno un impatto rilevante sul potere di acquisto delle famiglie, soprattutto quelle a più basso reddito in considerazione della maggiore quota dei beni alimentari rispetto al totale dei consumi". Gli incrementi maggiori si sono registrati per i prodotti vegetali (+32,7%), latte, formaggi e uova (+28,1%) e pane e cereali (+25,5%)., In generale nel periodo gli alimentari freschi (o non lavorati) sono aumentati più di quelli lavorati (+26,2% e +24,3% rispettivamente).
Il peso del costo dell’energia nel biennio 2022-2023
Da ottobre 2021 a ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 24,9%, un incremento superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quanto evidenziato nello stesso periodo dall'indice generale dei prezzi al consumo (+17,3%). Alla forte crescita negli anni 2022-2023 ha contribuito lo shock sui listini dell'energia, che ha colpito in misura rilevante il settore degli alimentari non lavorati, sia in modo diretto, dato il rilevante peso degli input energetici, sia in modo indiretto, alimentando l'incremento del prezzo di importanti prodotti intermedi, come i fertilizzanti. Negli ultimi due anni, la dinamica di crescita è stata più contenuta e, in parte, sostenuta dal recupero dei margini di profitto delle imprese del settore agricolo.