Il vertice non sblocca la manovra. Muro di Meloni sulle cartelle
di Giuseppe ColomboROMA - “I soldi sono quelli”. Quando Matteo Salvini irrompe nel vertice di maggioranza in corso a Palazzo Chigi, chiedendo di allargare la rottamazione delle cartelle, è Giorgia Meloni a tirare il freno a mano. Al leader della Lega, collegato in video dalla Puglia, la premier impartisce la regola aurea delle correzioni alla manovra: i saldi devono restare invariati.
Tradotto: la sanatoria non potrà avere un centesimo in più rispetto al miliardo e mezzo già a disposizione. Se si vogliono includere i debiti scaturiti dalle dichiarazioni infedeli, come recita la richiesta, allora il Carroccio dovrà rinunciare a un tassello già acquisito. Meno rate o meno cartelle da rottamare.
Prendere o lasciare. Ecco perché Salvini si affretta a cercare un…
ROMA - “I soldi sono quelli”. Quando Matteo Salvini irrompe nel vertice di maggioranza in corso a Palazzo Chigi, chiedendo di allargare la rottamazione delle cartelle, è Giorgia Meloni a tirare il freno a mano. Al leader della Lega, collegato in video dalla Puglia, la premier impartisce la regola aurea delle correzioni alla manovra: i saldi devono restare invariati.
Tradotto: la sanatoria non potrà avere un centesimo in più rispetto al miliardo e mezzo già a disposizione. Se si vogliono includere i debiti scaturiti dalle dichiarazioni infedeli, come recita la richiesta, allora il Carroccio dovrà rinunciare a un tassello già acquisito. Meno rate o meno cartelle da rottamare.
Prendere o lasciare. Ecco perché Salvini si affretta a cercare una soluzione. "Allora chiediamo più soldi alle banche”, incalza per provare a tenere a galla le rivendicazioni della Lega. Sono tante, dalle risorse per le assunzioni e gli straordinari delle forze dell’ordine a una sterilizzazione più generosa dell’aumento dell’età pensionabile. Ma l’arringa contro gli istituti di credito resta senza risposta. Poi tocca ai leader di Forza Italia e Noi Moderati, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, annunciare i rispettivi emendamenti.
Come i leghisti, gli azzurri puntano a dare un segnale sulla sicurezza, ma vogliono anche cancellare l’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi e la norma che rivede la tassazione sui dividendi delle società. Lupi chiede invece una detrazione per i libri scolastici delle superiori, la detassazione degli affitti lunghi e più soldi per la legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese. Al coro delle modifiche si uniscono i capigruppo di maggioranza al Senato, dove la manovra ha preso ieri il via in commissione Bilancio. Anche loro affacciano le richieste che stanno arrivando copiose dai parlamentari. Nessuno indica però le coperture.
Dopo il primo giro di tavolo, la manovra della prudenza si ritrova già sottosopra. Ecco perché la premier torna a insistere sulla necessità di non manomettere l’impianto: "Abbiamo fatto una buona manovra, non stravolgiamola”, è la raccomandazione rivolta alla maggioranza a 72 ore dalla scadenza del termine per il deposito degli emendamenti a Palazzo Madama.
Ma il monito è rivolto anche ai ministri. La richiesta è perentoria: le correzioni sono già troppe, vanno ridotte drasticamente. A blindare il messaggio è il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Il ministro ascolta le richieste. Tutte assolutamente legittime, ma - è il ragionamento - tutte difficili da realizzare. Tra l’altro - ricorda ai presenti - per fare le modifiche bisogna anche individuare le coperture.
Ai partecipanti non resta altro che prendere atto della fragilità delle rivendicazioni. Non per questo, però, la manovra è esente da problemi. Anche i ritocchi hanno bisogno di coperture. Soprattutto quando tolgono soldi. Come la norma sui dividendi: i tecnici del Mef studiano tre soluzioni per modificarla. La scelta è dettata dalla necessità di perdere il meno possibile rispetto al miliardo di gettito che garantisce lo schema inserito nella Finanziaria. In ogni caso, l’esecutivo punta a una revisione. Un altro no a FI e Lega, che invece spingono per la soppressione.
La stessa dinamica riguarda gli affitti brevi. Giorgetti difende il principio che ha ispirato l’inasprimento della tassazione per chi affitta tramite piattaforme. Tajani e Salvini si ritrovano spiazzati. Anche la cancellazione dell’aumento della cedolare secca finisce su un binario morto. Il rilancio della maggioranza punta a un’aliquota al 23% invece che al 26%, ma il titolare del Tesoro ripete che ogni modifica ha bisogno di soldi. Lo ribadisce anche la premier. E quando a sera il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari riunisce i parlamentari di FdI per mettere in fila gli emendamenti, sono i capigruppo Galeazzo Bignami e Lucio Malan a rilanciare il messaggio: le richieste devono essere tutte coperte e soprattutto poche. La linea della premier è pronta a sbarcare al Senato.