Sciopero Ikea il 5 dicembre, sindacati all’attacco: “Il premio è un bluff”
a cura della redazione EconomiaMILANO – Il 5 dicembre sarà sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori Ikea dopo "l'inutile presa in giro del premio di partecipazione". A quasi dieci anni dall’ultima firma sull’integrativo aziendale, datato 2016 e scaduto nel 2019, la nuova rottura nella filiale italiana della multinazionale dei mobili si è consumata sulla distribuzione del premio di risultato. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno indetto lo sciopero, come accadde già nel marzo scorso proprio per la rottura della trattativa sul contratto aziendale, spiegando che "oltre il 50% dei negozi non percepirà alcun premio e la restante parte riceverà importi del tutto irrisori".
"Il 6 novembre – raccontano le tre sigle – la dirigenza Ikea ha incontrato le organizzazioni sindacali nazionali per illustrare i risultati del premio di partecipazione 2025. La fotografia emersa è sconcertante: migliaia di lavoratrici e lavoratori non vedranno riconosciuto il proprio impegno e la loro professionalità".
MILANO – Il 5 dicembre sarà sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori Ikea dopo "l'inutile presa in giro del premio di partecipazione". A quasi dieci anni dall’ultima firma sull’integrativo aziendale, datato 2016 e scaduto nel 2019, la nuova rottura nella filiale italiana della multinazionale dei mobili si è consumata sulla distribuzione del premio di risultato. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno indetto lo sciopero, come accadde già nel marzo scorso proprio per la rottura della trattativa sul contratto aziendale, spiegando che "oltre il 50% dei negozi non percepirà alcun premio e la restante parte riceverà importi del tutto irrisori".
"Il 6 novembre – raccontano le tre sigle – la dirigenza Ikea ha incontrato le organizzazioni sindacali nazionali per illustrare i risultati del premio di partecipazione 2025. La fotografia emersa è sconcertante: migliaia di lavoratrici e lavoratori non vedranno riconosciuto il proprio impegno e la loro professionalità".
In una nota i sindacati di categoria spiegano che "durante un incontro a tratti molto teso, alle nostre sollecitazioni le risposte dell'azienda sono apparse vaghe, contraddittorie e preoccupanti. Da un lato si parla di un andamento 'non negativo', dall'altro del mancato raggiungimento degli obiettivi. Delle due l'una: o gli obiettivi non erano realmente raggiungibili, oppure qualcosa è andato storto per responsabilità aziendali".
Per tutta una serie di ragioni, "e in considerazione anche della rottura del tavolo di rinnovo del contratto integrativo – si legge ancora in una nota congiunta dei sindacati – è confermato lo stato di agitazione e proclamato uno sciopero nazionale per il 5 dicembre. Le lavoratrici e i lavoratori meritano rispetto e un riconoscimento vero, non un premio di carta".
L’azienda ribatte specificando che il premio in sé è “strettamente correlato al raggiungimento di specifici obiettivi prefissati” e “purtroppo, il mancato conseguimento di tali obiettivi non consente, per l'anno in corso, di erogare il premio a tutti i co-worker”. Per i sindacati "è chiaro che un sistema premiante può, per sua natura, non sempre produrre risultati positivi", ma “è fondamentale comprenderne le cause".
Ed è proprio su questo aspetto che si concentrano le perplessità che racconta Roberto Brambilla della Filcams Cgil. “Abbiamo ascoltato l’azienda spiegarci che la distanza dei punti vendita dai centri cittadini avrebbe tenuto lontani i consumatori. Ma è forse cambiata la geografia nell’ultimo anno?”, domanda con amara ironia. Il dubbio è piuttosto che “sia in atto un problema strutturale, per quanto l’azienda ci parli di risultati ‘non rosei’ ma neppure ‘drammatici’”. E nel mirino finisce l’apertura di piccoli negozi urbani “che potrebbero aver cannibalizzato le grandi superfici. Alla nostra domanda se si tratti dunque di un modello in crisi non abbiamo ottenuto risposta”.
"I sindacati chiedono di capire anche perché i clienti entrano meno nei negozi: se c'è un problema di prezzi, strategie di marketing o rifornimenti. Tutte domande senza risposta", continua infatti la nota unitaria. "Alla nostra richiesta di rivedere il sistema premiante per garantire un riconoscimento equo – spiegano Filcams, Fisascat e Uiltucs – Ikea ha risposto che ogni modifica potrà avvenire solo con il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Una posizione che suona come un ricatto inaccettabile, anche perché in passato il sistema è stato modificato anche al di fuori del rinnovo contrattuale".
I sindacati puntano anche il dito contro le “notizie di premi economici erogati alle figure apicali. Un doppio trattamento che giudichiamo inaccettabile e offensivo verso il personale dei negozi e dei magazzini". E sotto accusa finisce anche il diniego “alla proposta di riconoscere almeno un importo simbolico a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori”, alla quale “l'azienda ha risposto con un secco 'no, non abbiamo risorse accantonate'”.
Dal canto suo Ikea esprime “rammarico per non aver raggiunto un accordo per il rinnovo del contratto integrativo che avrebbe consentito a tutti i coworker di fruire un premio di gran lunga migliorativo rispetto all’attuale sistema premiante” e “conferma la propria disponibilità a sottoscrivere il Contratto in qualsiasi momento – anche con una durata ridotta rispetto alla normale vigenza – sulla base della proposta aziendale, la quale si presenta evidentemente migliorativa”. Quanto allas trategia, ribadisce che rimane “saldamente allineata all'obiettivo di rendere il brand accessibile alla maggioranza delle persone, anche in un contesto storico in cui tutti i consumi sono significativamente influenzati”.