Manovra, Federculture: "Stop al divieto di pubblicità del gioco d’azzardo per finanziare il settore”
di Massimo FerraroROMA – “Chiaro, ci sono delle contraddizioni. Ma non possiamo essere naïf e uscire sconfitti due volte”. La prima, a cui si riferisce il presidente di Federculture Andrea Cancellato, è con il divieto di pubblicità di giochi e scommesse e dell’uso degli utili del gioco d’azzardo legalizzato, con l’obiettivo di contrastare la diffusione del fenomeno. La seconda, diretta conseguenza, con la chiusura di un canale di finanziamento importante per il mondo della cultura, mentre gli utili degli organizzatori dei giochi crescevano parallelamente all’aumento delle scommesse. “La misura ha prodotto un effetto collaterale inatteso, e il fenomeno del gioco non si è ridotto, né in termini di raccolta complessiva né di diffusione. I dati mostrano, al contrario, una crescita costante dei volumi”, ragiona Cancellato.
E quindi cosa fare?
“Proponiamo di destinare una quota minima - anche solo l’1% - degli utili del gioco legale al Fondo per la Cultura e all’ampliamento dell’utilizzo di Art bonus. Una mi…
ROMA – “Chiaro, ci sono delle contraddizioni. Ma non possiamo essere naïf e uscire sconfitti due volte”. La prima, a cui si riferisce il presidente di Federculture Andrea Cancellato, è con il divieto di pubblicità di giochi e scommesse e dell’uso degli utili del gioco d’azzardo legalizzato, con l’obiettivo di contrastare la diffusione del fenomeno. La seconda, diretta conseguenza, con la chiusura di un canale di finanziamento importante per il mondo della cultura, mentre gli utili degli organizzatori dei giochi crescevano parallelamente all’aumento delle scommesse. “La misura ha prodotto un effetto collaterale inatteso, e il fenomeno del gioco non si è ridotto, né in termini di raccolta complessiva né di diffusione. I dati mostrano, al contrario, una crescita costante dei volumi”, ragiona Cancellato.
E quindi cosa fare?
“Proponiamo di destinare una quota minima - anche solo l’1% - degli utili del gioco legale al Fondo per la Cultura e all’ampliamento dell’utilizzo di Art bonus. Una misura di responsabilità sociale che consentirebbe di trasformare parte dei proventi del gioco in investimenti per la collettività”.
È questa la contraddizione di cui parlava?
“Ci rendiamo conto che finanziare la cultura con il gioco d’azzardo può esserlo, ma prendiamo atto della situazione. Con risorse limitate e impossibilità ad aumentare spesa, bisogna trovare però un modo per finanziare spesa. Va rimodulata spesa oppure li andiamo a prendere dove ci sono. Preso atto che il fine di contrasto alla diffusione del gioco introdotto con il decreto Dignità nel 2018 non ha funzionato, chiediamo di poter riaprire quel canale di finanziamento e usarlo per il nostro settore”.
Non ci sono altri modi per reperire risorse?
“Noi in realtà non chiediamo più soldi allo Stato, chiediamo invece di rimodulare la spesa del nostro settore. Anche a saldi intatti, e quindi in definitiva anche con meno risorse a disposizione a causa dell’inflazione. Gli investimenti in cultura sono un moltiplicatore, statisticamente le istituzioni culturali non falliscono e anzi attirano maggiori investimenti”.
Cosa proponete?
“Ampliare l'utilizzo dell’Art Bonus, che permette di portare il finanziamento della cultura in credito di imposta. Allargare lo spettro di applicazione della misura attiverebbe risorse aggiuntive, non c’è dubbio. Basti pensare che il Fondo Cultura, aperto presso l’Istituto per il credito sportivo e culturale, con una dotazione di 10 milioni quest’anno ne ha mobilitati 90. Questo dovrebbe far capire che la cultura non è un lusso, è una leva strutturale di crescita economica, innovazione e coesione sociale per il Paese”.
Federculture propone anche di armonizzare l’Iva al 5% su beni e servizi culturali
Sì, facciamo un passo indietro. L’Italia nel 2024 non arrivava all’1% del mercato dell’arte nel mondo. Questa estate è stata accolta la nostra iniziativa di ridurre dal 22% al 5% l’Iva sulle opere d’arte. L’idea è di agire sulla leva fiscale per incentivare la partecipazione alla cultura. La richiesta ora è di insistere, anche gradualmente e monitorando i risultati. Ora abbiamo l’Iva sui libri al 4%, sulle opere d’arte 5%, sui musei allo 0%, su concerti e mostre al 10%, sui dischi al 22% e così via. Noi chiediamo di portare tutti i prodotti della cultura al 5%, per abbassare il costo del prodotto culturale.
Avete avuto risposte favorevoli dalla politica?
Buona parte di queste proposte fanno parte dei programmi di gran parte dei partiti, oppure sono state già votate dal Parlamento. Noi oggi ci rivolgiamo al ministro Giuli e ai parlamentari per inserire le misure in manovra, ricordando che se si investe in cultura si migliora anche il Paese.
Al ministero della Cultura presentate il Rapporto annuale “Impresa cultura”, cosa emerge sulla spesa degli italiani?
Le famiglie spendono circa 105 euro al mese in ricreazione, sport e cultura. Il dato è in crescita per il quarto anno consecutivo ma a causa dell’inflazione, in termini reali, è ancora inferiore ai livelli pre-Covid. Rimangono fortissime differenze, tra Nord e Sud e in base al titolo di studio. Ma anche tra settori: c’è un incremento fortissimo della spesa per gli spettacoli dal vivo, crescono quasi tutte le manifestazioni culturali tranne il cinema, che fa ancora fatica.
Ha seguito le polemiche sui tagli al fondo in manovra?
Sì certo, mi permetto di dire solo una cosa. Il cinema, in termini di vendita dei biglietti, fa ancora fatica ma c’è una iniziativa che ha permesso di ridurre le perdite, ossia Cinema revolution. Le famiglie pagano il biglietto solo a metà, l’altra metà la mette lo Stato e i gestori ricevono l’intero importo. Così sono aumentate le presenze in sala. Sono convinto si debba continuare ad agire sul lato spettatore per aumentare la spesa familiare, ancora una volta agendo sulla leva fiscale. E poi portare in detrazione fiscale lo scontrino del cinema, del teatro, dei libri come avviene per i medicinali. Usando stesso metodo e criterio darebbe stimolo a tutto il sistema della cultura dalla parte del cittadino