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Terna, investimenti oltre i 2 miliardi nei nove mesi. “L’Italia un riferimento per le batterie”

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Il cda delibera un acconto sul dividendo 2025 di 11,92 centesimi per azione
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MILANO – Numeri in crescita per il gestore della rete elettrica in alta e altissima tensione. Terna archivia i primi nove mesi del 2025 con un utile netto in crescita del 4,9% a 852,7 milioni di euro, a fronte di 2,88 miliardi di ricavi (+8,9% anno su anno) e circa 2 miliardi di margine operativo lordo (+7,1%). Anche gli investimenti del periodo superano i due miliardi (+22,9% a quota 2,09), impiegati principalmente nelle grandi opere di connessione lungo la Penisola, come il Tyrrhenian Link, il collegamento elettrico sottomarino fra Campania, Sicilia e Sardegna, l’Adriatic Link (l’elettrodotto fra Abruzzo e Marche) e il collegamento tra la Toscana, la Corsica e la Sardegna (Sa.Co.I.3), oltre che per gli interventi per incrementare la sicurezza e l’efficienza della rete nelle aree interessate dai Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026.

MILANO – Numeri in crescita per il gestore della rete elettrica in alta e altissima tensione. Terna archivia i primi nove mesi del 2025 con un utile netto in crescita del 4,9% a 852,7 milioni di euro, a fronte di 2,88 miliardi di ricavi (+8,9% anno su anno) e circa 2 miliardi di margine operativo lordo (+7,1%). Anche gli investimenti del periodo superano i due miliardi (+22,9% a quota 2,09), impiegati principalmente nelle grandi opere di connessione lungo la Penisola, come il Tyrrhenian Link, il collegamento elettrico sottomarino fra Campania, Sicilia e Sardegna, l’Adriatic Link (l’elettrodotto fra Abruzzo e Marche) e il collegamento tra la Toscana, la Corsica e la Sardegna (Sa.Co.I.3), oltre che per gli interventi per incrementare la sicurezza e l’efficienza della rete nelle aree interessate dai Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026.

“Italia benchmark sulla gestione dei Bess”

Tra gennaio e settembre, la richiesta di energia elettrica si è attestata a 233,3 terawattora, coperta per circa il 42,7% da fonti rinnovabili. Secondo il gestore, i data center saranno il principale driver della domanda di corrente nei prossimi anni, accanto all’elettrificazione dei consumi domestici e alla e-mobility. Basti pensare che a fine ottobre le richieste di allaccio dei supercomputer alla rete hanno toccato i 64 GW.

In autunno si è poi tenuta la prima aste Macse, in cui sono stati assegnati tutti i 10 GWh di capacità di accumulo messi a gara nel sud del Paese e nelle isole. L’interesse da parte del mercato è stato tale da comprimere il prezzo medio ponderato annuo a 12.959 euro al MWh, contro un ben più alto premio di riserva fissato dall’Arera (37.000 euro/MWhanno).

"L’asta ha rappresentato un momento determinante”, ricorda l’ad Giuseppina Di Foggia. “L'Italia è diventata un benchmark mondiale nella gestione del mercato dello stoccaggio elettrico. Gli accumuli contribuiranno alla sicurezza del sistema elettrico, a ridurre progressivamente la dipendenza dalle fonti fossili e a contenere il costo dell’energia. Reti, rinnovabili e accumuli sono capisaldi di un sistema elettrico sempre più sostenibile, dal punto di vista economico e ambientale, nonché strumenti per raggiungere l’indipendenza energetica dell’Italia”.

“Non vendiamo parte della rete”

Torniamo ai conti. Dietro al balzo dei ricavi c’è la crescita delle attività regolate, legata principalmente all’aumento del capitale riconosciuto (Rab) per l’entrata in esercizio dei nuovi investimenti. Sale anche l’indebitamento finanziario netto, passando da 11,16 al 31 dicembre 2024 a 11,67 miliardi a fine settembre.

Il cfo Francesco Beccali ha precisato che “allo stato attuale” la cessione di una quota di minoranza nella rete italiana per finanziare nuovi progetti e ridurre il debito, come riportato di recente da alcune indiscrezioni di stampa, “non è un’opzione sul tavolo. Il nostro piano di investimenti fino al 2028 è pienamente sostenibile dal punto di vista finanziario”, ha aggiunto, precisando che tra gli strumenti di flessibilità che potrebbero essere valutati rientrano la capacità residua di emissione di bond ibridi (oltre 2 miliardi), la possibilità di ottenere ulteriori contributi pubblici e la valorizzare delle attività non regolate.

Acconto sul dividendo 2025 da quasi 240 milioni

Quanto all’intero anno, il gestore della rete elettrica si aspetta di raggiungere 4,03 miliardi di ricavi, 2,7 miliardi di margine operativo lordo e 1,08 miliardi di utile netto, portando gli investimenti a circa 3,4 miliardi. In occasione dei conti, il cda ha deliberato la distribuzione di un acconto sul dividendo ordinario del 2025 pari a 11,92 centesimi per azione, per un totale di quasi 240 milioni di euro.

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